Avere un blog. Scrivere in un blog. Aggiornare il blog.
Dieci anni fa, non esisteva nemmeno la parola per dirlo. Ora, ci troviamo (in quanti milioni?) a buttare giù parole su parole, proponendo, costruendo, giorno dopo giorno, post dopo post, una nostra visione del mondo, della vita, dell’arte.
Sto leggendo, consigliato da Sabrina, il “Diario di una scrittrice” di Virginia Woolf. E ho trovato qualcosa che, con le dovute proporzioni, potremmo dire pure noi, di ciò che stiamo facendo qui, sulla rete. Se non altro nelle intenzioni. Mi è venuto voglia di ricopiarlo, e di metterlo qui. Un altro tassello della mia costruzione.
“Ma quel che più conta è la mia convinzione che l’abitudine di scrivere così, solo per il mio occhio, è un buon esercizio. Scioglie le giunture. Poco importano le cilecche e le papere. A questa velocità devo sparare al mio argomento i colpi più diretti e fulminei, e così devo mettere mano alle parole, e sceglierle e lanciarle, senza maggiore indugio di quanto me ne occorre a tuffare la penna nel calamaio.
[...]
Per di più mi appare in lontananza l’ombra di non so che forma alla quale potrebbe giungere un diario. Potrei, con l’andare del tempo, imparare che cosa si può farne, di questa materia di vita slegata e vagante; trovarvi un altro uso oltre quello per cui la impiego adesso, tanto più consapevolmente e scrupolosamente, nella narrativa. Che tipo di diario vorrei fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto; tanto elastico da contenere qualunque cosa mi venga in mente, solenne, lieve o bellissima. Vorrei che somigliasse a una scrivania vecchia e profonda o a un ripostiglio spazioso, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene. Mi piacerebbe tornare indietro, dopo un anno o due, e trovare che quel guazzabuglio si è selezionato e raffinato da sé, coagulandosi, come fanno misteriosamente i depositi di questo genere, in una forma; abbastanza trasparente da riflettere la luce della nostra vita, eppure ferma, un tranquillo composto che abbia il distacco di un’opera d’arte.”

(da Diario di una scrittrice, Virginia Woolf, ed. minimum fax, trad. Giuliana De Carlo)
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alberto|bobo|murru
Ora che abbiamo conquistato tutto questo bendiddio come ce ne sbarazziamo?
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Grazie per aver condiviso queste parole tanto vere e importanti, da leggere e rileggere…