Il giorno della smemoria

I giorni della memoria o del ricordo – celebrati con più o meno pompa dalle autorità pubbliche – finiscono per contenere, al loro interno come uova pasquali, il tentativo di dimenticare qualcosa. L’esempio più eclatante è il 27 gennaio – il giorno dedicato alla memoria della Soah – nel quale politici ex fascisti celebrano la tragedia del popolo ebraico come se si inginocchiassero davanti alla tomba di un caro estinto: la stessa faccia contrita ed innocente. E’ come se un assassino, dopo aver scontato la sua pena in contumacia, e senza aver mai assunto sulle proprie spalle la responsabilità del gesto efferato, si presentasse alla tomba della sua vittima con un mazzo di fiori.

La giornata della Memoria, in Italia, si è trasformata in una farsa politica, in un grandioso processo di assoluzione senza processo: viene celebrata, infatti, senza che sia mai stata istituita, e quindi celebrata, una giornata della Colpa. Il 27 gennaio è diventato l’emblema del classico comportamento italiano, che consiste nel fare il frocio con il culo degli altri: in questo caso, il culo lo mettono i tedeschi, che, nell’immaginario collettivo, sono diventati gli unici responsabili dell’Olocausto.

Le leggi razziali del 1938 non rappresentano l’atto più infame del regime fascista: peggio di questo, infatti, ci sono le sette ovazioni che la piazza di Trieste, nel settembre del 1938, tributò a Mussolini quando le annuncio; ancora peggio, furono gli atti solerti ed impiegatizi che gli uffici “dell’anagrafe e della razza” misero in atto nel 1939, compilando le liste degli ebrei che poi sarebbero stati deportati nei campi di concentramento dai tedeschi. Ma si sa, la Storia attuale – in mano ai comunisti, secondo alcuni – dice che Mussolini si limitò a compiacere ad Hitler, ma che non si diede mai seguito alle leggi – siamo italiani, in fondo, popolo di abusivi e presidenti del consiglio con la fedina penale sozza. Ma: “Coloro i quali credono che noi abbiamo obbedito a imitazioni sono poveri deficienti cui non sappiamo se dirigere disprezzo o pietà”. Anche se lo stile è di Gasparri, la frase è di Mussolini. Il razzismo non fu un caso, non fu un errore, non fu una parentesi, ma l’espressione più pura del fascismo stesso.

Di tutto questo, però, non si parla durante il giorno della Memoria – che diventa, invece, il giorno del seppellimento, o della mistificazione, della verità. I film celebrano i “fascisti buoni”, quelli che salvarono gli ebrei; si dedicano, o si tenta di dedicare, strade ad Almirante, in una sorta di tentativo di azzerare il passato. Cristallizzando il fascismo in quest’unico atto (certo, non marginale), riducendo l’orrore del ventennio all’olocausto, si è riusciti a nascondere tutto il resto: in Italia – e la cosa dovrebbe risultare incredibile – non esiste una giornata in onore dei martiri del fascismo!

Oggi è la giornata che celebra le vittime delle foibe. La Destra, che dal ’45 ha cercato, con caparbia ed ostinazione, di raccontare la Storia dalla parte dei Fascisti (unici difensori dei confini Italiani nei confronti delle orde slave: questa la versione che i nostri figli dovranno ascoltare a scuola), finalmente è riuscita nel suo intento. Della Seconda Guerra Mondiale, e dei vent’anni che l’hanno preceduta, rimangono quindi due eventi: il 27 gennaio, nella quale si ricordano gli eccidi dei nazisti, e il 10 febbraio, nella quale si ricordano gli eccidi degli jugoslavi. Non manca niente, in mezzo?

Ecco, personalmente non sono contrario alla celebrazione di una giornata che commemori le vittime di un’ingiustizia sanguinosa come fu quella che macchiò il Carso alla fine della Seconda Guerra Mondiale – non lo sono in senso assoluto, ma lo sono, invece, e molto duramente, in senso relativo. Cioè la riconoscerò solo dopo che l’Italia avrà avuto il coraggio di celebrare una giornata della Colpa, anche cumulativa, nella quale si chiederà scusa all’Etiopia, alla Libia, ai popoli slavi sottoposti alla nostra barbara invasione – e al popolo Italiano, che ha dovuto subire il giogo del fascismo per vent’anni. E quel giorno, non voglio vedere Gasparri o Fini in giro a fare genuflessioni.

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