Grafemi

Segni, parole, significato.

La Mano Invisibile

Le teorie degli studiosi sono i migliori alibi per le nostre nefandezze: infatti, per ogni cagata che ci viene in mente di fare, o di dire, c’è stato qualcuno che ha spiegato perché è giusto che sia così.

Nel privato, mi vengono in mente le varie scuole pedagogiche: i figli vanno puniti perché devono distinguere tra il bene e il male; e non vanno puniti, perché devono essere loro ad acquisire la consapevolezza di cosa sia il mondo: con la propria comprensione. Sberle sì, sberle no; dare loro da mangiare ogni quattro ore esatte, dare da mangiare ogni volta che hanno fame: svezzarli a due mesi, svezzarli a sei mesi, svezzarli a dodici anni; mostrarsi nudi, non mostrarsi mai nudi; giocare con loro, essere padri e non amici.
Una regola e il suo contrario. Per ogni occasione.

Nel pubblico, va anche peggio. Perché questi studiosi in qualche modo devono pur campare: una teoria qui, un aforisma là, qualche spiegazione universale dell’Universo, e così arrivano a fine mese – la pagnotta. L’importante è dirlo bene. E trovare qualche fesso – o qualche furbastro – che ci creda.

Lasciamo stare il caso eclatante di Nietzsche, piegato al Nazismo con una stolidità senza pari. Prendiamo, invece, come esempio, Marx: un borghesone berlinese, bello pasciuto, i cui unici calli ce li aveva sulla mano destra – e non per il troppo lavoro – che si mette a parlare di proletari, profitto e aziende. In teoria, in qualche mondo – forse nell’iper urano – le sue idee potevano anche essere applicate: in pratica, non su questo.
Ma ci sono stati fessi, che ci hanno creduto, e furbi, che non ci hanno creduto ma che hanno capito che c’erano fessi che ci avrebbero creduto. Così sono nati i cosiddetti “paesi comunisti”, che di comunista, in tutta onestà, avevano ben poco, ma che potevano usare, come scusa: l’ha detto Marx. Il quale, probabilmente, si sta ancora rotolando nella sua tomba ebraica, non so se per le risate o la disperazione.
Ma il comunismo, bene o male, si è capito che non è di semplice applicazione – non come era stato descritto. E’ un’utopia, che non fa i conti con le speranze e i desideri – anche meschini – degli uomini. Così, i comunisti hanno perso la loro battaglia nei confronti del capitalismo – perché la gente è ben disposta a barattare il rispetto di alcuni diritti elementari (come la casa e il lavoro) con otto ore di televisione commerciale la domenica pomeriggio; o un cellulare per chiamare gli amici che non può vedere mai. Una schiavitù forzata con una schiavitù su base volontaria.

Invece del capitalismo, si continua ancora a parlare bene. Lo si fa usando una fiaba che Adam Smith, il padre di tutti i liberi mercati, raccontava come tale, ma che con il tempo ha iniziato ad essere presa per vera; o, il che è lo stesso, raccontata come se lo fosse.
La favoletta di Smith è quella che parla della Mano Invisibile. In sostanza: prendete quattro farabutti, lasciate che facciano i loro più privatissimi interessi, senza esercitare alcun controllo su niente – sui modi con i quali si scambiano i loro prodotti, sui mezzi usati, sui loro fini, sull’impatto che hanno le loro azioni sull’ambiente o sulla pacifica convivenza o sui diritti delle persone – e questa magica Mano Invisibile farà in modo che tutto questo immorale mercimonio produca benessere. Per tutti.

Il libero mercato: che bella idea. E soprattutto: che bella parola. La società occidentale ha capito che è sufficiente affiancare la parola “libertà” a qualsiasi cosa per renderla giusta, migliore: l’esempio più eclatante è la Casa della Libertà, una congrega di mercanti truffaldini, avvocati faccendieri, imprenditori senza scrupoli e senza morale, ignoranti, presuntuosi, dediti alla politica al solo scopo di sistemare se stessi e i propri amici e sodali. Eppure la gente li vota – manda al potere i propri peggiori nemici, incapace anche solo di riconoscerli, nascosti dietro quella parola.

E con il libero mercato, è successo qualcosa di simile; è avvenuto che tutti abbiano smesso di chiedersi se davvero funziona; soprattutto, se è davvero libero; e se è libero: per chi. Quando un piccolo paese africano, privo di qualsiasi infrastruttura, classe dirigente, mercato, regole, imprenditori, viene invitato – in certi casi con la forza – ad aderire al libero scambio: ci si chiede mai in cosa consista, questo scambio? E che libertà ci possa essere in un mercato in cui i due soggetti sono, per esempio, il Burkina Faso e gli Stati Uniti d’America? Il Congo e la Germania?

Fate la domanda, chiedete in giro. Vi diranno – questi illuminati presidenti di multinazionali del petrolio e/o di Stati Uniti d’America e/o altri paesi occidentali – che ci penserà la Mano Invisibile (non Babbo Natale o Gesù Bambino: quelli sono per i regali; la Befana invece per le calze – attenti a non fare confusione), ci penserà lei a rendere tutta questa palese ingiustizia un bene per ognuno di noi – ok, magari non subito, magari ci saranno alcune difficoltà tecniche, come è successo in Argentina, o in Russia, o in Irak: ma poi, alla fine, si garantisce il progresso, la ricchezza, la televisione, Mc Donald, SUV e democrazia per tutti.

Una Mano Invisibile. E’ per quello che non la vedi.
Ma la senti: hai presente quel dito che percepisci nitidamente dietro, ben infilato nel culo, alla fine del mese, quando il tuo lavoro ti viene pagato uno sputo? Ecco. E’ il suo.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

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Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2009 da in Politica con tag .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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