La scimmia dal volto umano

George Soros, il fondatore del Quantum Fund, uno dei fondi di investimento con il maggior tasso di retribuzione di tutti i tempi, diceva che il segreto dei suoi successi finanziari stava in una constatazione semplice ed efficace: c’era da guadagnare molto in tutte quelle situazioni in cui la percezione del mercato era in ritardo rispetto alla realtà. In pratica, la gente tende a mantenere le stesse idee per lungo tempo, senza aggiornarle ad eventuali evoluzioni.
Seguendo questo ragionamento, ha guadagno non so quanti miliardi (non milioni!) di dollari in due giorni, buttando fuori dallo SME (ex Euro) prima la Lira Italiana, poi la Sterlina Inglese. Si gridò allo scandalo: un privato aveva fatto uscire due monete dalla versione 1.0 della moneta unica!
La realtà era che la Sterlina e la Lira erano monete cotte, assolutamente sopravvalutate, solo che nessuno se ne era ancora accorto.

Siccome mi pare che questo discorso di Soros lo avevo già scritto, da qualche parte, raddoppio, e scrivo un’altra cosa che di sicuro ho già scritto da qualche altra parte: e cioè che quando nel 472 è caduto l’Impero Romano d’Occidente, nessuno se ne era accorto. Il Senato Romanorum continuò a riunirsi non per un mese, per un anno, o per dieci anni, ma fino a metà del 600, quando esistevano ancora i senatori, i due consoli, i tribuni della plebe, l’esercito… Solo che non contava più niente – e nessuno lo diceva.

Ho finito con le cose già dette. Ora, tocca ad Emanuele Filiberto.
Emanuele Filiberto, la scimmia dal volto umano, è il nipote o il pronipote di qualche re italiano – non mi interesso di genealogie monarchiche, o di araldica e altre minchiate simili – so solo che è uno con il sangue blu. Da poco, grazie all’accorato impegno del governo di centro destra che ha preceduto il povero Prodi, la legge che impediva, giustamente, il rientro di questi loschi figuri in Italia, è stata abolita. Così sono tornati Umberto-qualche-numero, Mafalda, Matilda, Mariuola e tutte le altre baldracche con la corona, e anche lui, zazzera da Nino D’Angelo, eloquio di Paolo Fiocco (mio compagno dell’asilo), sorriso idiota, intelligenza alla Gasparri.

Da buon italiano, ha fondato un partito. Che si è presentato a qualche elezione (non so quale), ha preso il suo buon 0.1% (o forse qualcosa di più), e tutto il resto. Non so se a destra o a sinistra, anche se subodoro. Ora, ho visto che parteciperà, come ballerino, a “Ballando con le stelle”: farà coppia con la russa che non è mai riuscita ad arrivare prima.
Nell’intervista che ha rilasciato (che consiglio di cercare su youtube: è esilarante pensare che avrebbe potuto essere il mio re), ha detto che con questo programma vuole far conoscere il “vero Emanuale Filiberto”, cioè l’Emanuele Filiberto come è veramente; poi, si presenterà alle Europee.

In una recente intervista ad Andreotti, fatta in occasione del suo compleanno (compirà 90 il 14 gennaio: l’intervista è stata anticipata, perché a quell’età non si sa mai: si cerchi, sempre su youtube, la sua paralisi improvvisa durante un’intervista a Buona Domenica), il Divo ha detto qualcosa di giusto, ed importante: quando c’erano i partiti, era meglio.

Oh cavolo. Non ci sono più i partiti? E il PDL? Il PD? L’IDV e tutti gli altri? Retaggi del passato. Non contano più niente. Sono un aggregato di personalità più o meno televisive, che raccolgono via via la crema di ciò che produce la tv – o se vogliamo essere più precisi, lo scolo delle sue fogne – e piazza – codesta crema o, se vogliamo essere più precisi, codesta fogna – in varie poltrone di potere. La povera Carfagna, collega di Bocchino (la differenza tra i fatti e le parole), ne è la prova più lampante.

La democrazia è stata inventata da poco. Si è usata una parola greca per darsi un tono, un po’ di contegno, ma è una roba proprio nuova. In Italia, c’è da poco più di sessant’anni; in America, c’era già alla fine del 1700, ma chi chiamerebbe ora democrazia qualcosa nella quale qualcuno non può votare perché negro?

Ma anche se è stata inventata da poco, è nata comunque in un mondo che somigliava poco, a questo. Non c’era, ad esempio, la televisione. Il consenso si costruiva dal basso, con comizi, leggendo libri, con i giornali, con le sedi di partito sparse per l’Italia. La classe dirigente veniva prima preparata, poi selezionata dall’interno, con criteri semplicemente meritocratici; solo quando queste persone erano politicamente pronte, cioè sapevano cosa volesse dire amministrare una comunità, venivano aiutati a cercare il consenso per poter andare al potere.

In Francia, c’è una scuola che prepara la futura classe dirigente. Chi esce da questa scuola, viene detto “enarca”, da ENA, il nome della prestigiosa scuola, e finisce per occupare i più importanti posti di potere: nelle aziende, negli enti pubblici, nello stato. Questi, dunque, sono i famosi politici di professione, cioè quelle figure che in Italia sembrano essere diventati più pericolosi di un mafioso.

In Italia, invece, dove la televisione può essere usata, impunemente, come si è visto, anche per scopi politici, il consenso, che produce la classe dirigente, viene comprato, o più neutramente ottenuto, con qualità che sono tutto fuorché politiche. Nell’immaginario collettivo, chi fa bene il calciatore, o sa partecipare in modo brillante ad una trasmissione, o muove bene il culo e le tette, è una persona che si trova già al vertice della società; un panda come Prodi, improponibile in qualsiasi trasmissione, viene sbeffeggiato, senza che nemmeno sia possibile capire cosa sta dicendo.

Sono cambiati i meccanismi con i quali si costruisce il consenso. Le elezioni sono mere prese d’atto da parte di cittadini sempre più inermi sui rapporti di forza che esistono tra diversi gruppi: se si pensa che vincerà Prodi, tutti voteranno Prodi; se si pensa che vincerà Berlusconi, tutti voteranno Berlusconi. Emanuele Filiberto – prodotto finale di una casta di idioti – l’ha capito bene: deve passare per la tv, per Ballando con le stelle, se vuole sperare di recuperare qualche voto alle prossime Europee.

Ci vuole tempo per allineare la percezione di qualcosa alla sua reale evoluzione; la Lira non esisteva più, ma si continuava a fare finta che ci fosse. Poi è crollata. E la democrazia, in Italia, esiste ancora? Guardando la classe politica ora al potere, è davvero possibile pensare che sia quella cosa che immaginavano cinquanta anni fa quelli che l’hanno messa in piedi? Chi sta scommettendo sulla sua fine?

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