Grafemi

Segni, parole, significato.

La solitudine di chi scrive

Inizi a scrivere per caso, per gioco, come un passatempo.

Poi, sempre per caso, scopri che mettere una parola dopo l’altra, e una frase dopo l’altra – e poi riguardarle, cercando di ottenere l’esatto risultato che avevi in mente – è un’attività capace di generare piacere, in un senso per niente metaforico.
Quindi, dopo aver passato mesi a guardare lo schermo del proprio computer, mentre questo si riempiva delle parole che sgorgavano da chissà quale fonte sconosciuta, alzi la testa, e guardi fuori: mandi un racconto ad un concorso, e lo vinci; oppure lo perdi. Cosa c’entra, tutto questo, con i motivi che avevano acceso la miccia?

Altri racconti, altri concorsi. Qualche volta arrivi primo, altre ti classifichi bene; altre ancora, non succede niente. In tutti i casi, nessuno ti dice il perché: nessuno ti spiega perché quello che scrivi è bello, oppure è brutto.

Scrivere, significa che qualcuno legge. Stanare un lettore, attaccarlo alla tua pagina, convincerlo che vale la pena andare ancora una riga avanti, arrivare alla fine – è questo l’unico obiettivo che onestamente si deve porre uno scrittore: non è un modo per guarire da qualcosa, un’alternativa all’analisi o alla confessione religiosa – forse, può aiutare a capire meglio il mondo, ma semplicemente perché lo si può guardare, per la prima volta, con gli occhi di qualcun altro: cosa arriverà, di queste parole? A chi? Come saranno intese?

E questo lettore è muto, silenzioso: lo possiamo a malapena immaginare, ma non parla, non ci dice nulla.
Questa è la solitudine di chi scrive. Lanciamo le nostre parole al di là di un muro. Sentiamo solo l’eco di una risata, di un pianto. O il silenzio più assoluto.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

Un commento su “La solitudine di chi scrive

  1. Elle
    30/05/2009

    Hai proprio ragione, scrivere è un piacere quasi fisico se ti ritrovi giorno dopo giorno a farlo con dentro quel bisogno crescente di dire, di dare, che devi riversare in qualche modo altrimenti ti senti implodere.
    Scrivere, rapportato a chi legge, è quasi un lento corteggiamento, come hai giustamente osservato tu, senti che stai “fidelizzando” il lettore, quella ignota presenza che è attirata come falena dalla luce, a ciò che esprimi. E magari capita lì per caso e si ferma, poi però torna ancora e ancora, oppure al contrario, no.
    Perchè? me lo chiedo ogni tanto e le risposte possono essere le più disparate.
    Perchè ci può essere una sorta di identificazione con quello scritto, un’immedesimazione, o magari solo perchè ti piace l’argomento trattato e come viene sviluppato, nella forma e nella sostanza.
    Certo è che non mi spiego quelli che passando non lasciano nulla, prendono soltanto. E non parlo dei passaggi occasionali eh? ma di chi magari torna più e più volte ma sempre da spettatore silenzioso.
    Ecco, quei passaggi lì riesco a sentirli come i sassi lanciati nell’acqua. Cerchi concentrici che si moltiplicano ma che svaniscono nel silenzio assoluto e che rendono davvero quasi tangibile la sensazione di solitudine di chi scrive.

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Questa voce è stata pubblicata il 27/02/2009 da in Scrittura.

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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