Cinisello Balsamo non è la capitale dei parrucchieri

Quando, per lavoro, giravo per l’hinterland milanese, invariabilmente mi perdevo. Passavo così, mio malgrado, attraverso una miriade di piccoli paesi ai quali regalavo l’occasione di emergere dal grigio delle loro carte geografiche.
Ai Milanesi, i nomi dei loro paesi devono sembrare una cosa normale – d’altra parte, a forza di abitudine, hanno fatto i concorsi di bellezza anche in Corea, ed è probabile che ai coreani, ormai, sembri qualcosa di sensato – ma per un veneto, per un padovano abituato a Mira, Mirano, Stra, Dolo, Cittadella, Piazzola, un viaggio da quelle parti diventa uno spasso.

I paesi caseari: Abbiate Grasso, Gorgonzola, Crescenzago e Cascina Burrona.
Quelli in -ate: Linate, Lainate, Lambrate, Liscate, Segrate, Vignate Lucernate, Vimercate, Cerchiate, Gessate e Capriate.
Quelli composti: Cernusco sul Naviglio, Pessano con Bornago, Caronno Pertusella, Cesano Boscone, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, Sesto Marelli, Settimo Milanese, Paderno Dugnano, Cesano Paderno, Cusano milanino, Burago di Folgora.
Quelli in -ago: Busnago, Cavenago, Cambiago, Ornago
Quelli semplicemente orrendi: Cascina Gobba, e il mitico Zeloforamagno.

Quando costruivano un nuovo paese, e dovevano decidere che nome dare, i consiglieri della provincia prendevano l’agenda dello Zelig e chiamavano, per un consiglio, Beruschi; se non c’era Beruschi chiamavano Boldi, e via, giù, fino a Svampa, Teo Teoccoli, il commissario Zuzzurro. Saltavano solo Cochi, perché troppo intellettuale. I migliori comici nazionali al servizio del paese.

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Sono anche capitato a Cinisello Balsamo, che per me è sempre stata la capitale dei parrucchieri. Quando sono entrato in questo paese – anche se uno, quando dice paese, pensa a Recanati, a Spello, non a questa selva di palazzi mostruosi, alti dieci piani, tutti uguali, con i panni stesi nelle terrazze affollate di paraboliche – ho avuto un brivido di eccitazione lungo la schiena…

Da adolescente, infatti, giravano certi giornaletti porno, con i quali da un lato si studiava l’anatomia delle donne, dall’altro – con l’altra mano, in realtà – si studiava l’idraulica del proprio pisello. Non c’era niente di male – passatempi innocenti, trastulli propri della gioventù: di ragazzini ciechi, io non ne ho visti mai. E questi giornaletti dai titoli irripetibili, oltre a presentare un campionario di combinazioni che la mente di un giovane non riuscirebbe neppure ad immaginare, offrivano, nella parte finale, un’area dedicata agli annunci – annunci preinformatici, quasi preindustriali, nella quale signori e signore di ogni parte d’Italia descrivevano con dovizia di particolari le proprie voglie – il Portobello del sesso.

Questi annunci, ricordo, erano pieni di codici, sigle, parole mai sentite – no b/b, ma sì a s/m, bsx a/p, amante triolismo – classificazioni di chissà quali vizi, quali piaceri sconosciuti, quali tecniche.
Lo stile era quello dell’Usato di Quattroruote: ..lei aperta secondo canale… disponibile da subito… signora sessantenne, usata ma in buone condizioni, conoscerebbe anche normodotato per sesso, marito contemplativo… abile linguista (o instancabile linguista: esistevano anche i culturisti della lingua, evidentemente) cerca donna non depilata… astenersi perditempo – come se scambiarsi la moglie non fosse un passatempo, ma qualcosa di serio. Sarebbe come se a Palermo, sul giornale locale, si leggesse “cercasi mafioso, possibilmente onesto”.
Era un bestiario di innocenti perversioni – e, credo, la maggior parte mai realizzate.

Ma di tutto questo, la cosa che mi stupiva di più era che la maggior parte di questi annunci proveniva da Cinisello Balsamo – un’incidenza, in certi casi, anche del 50%. Per cui immaginavo questi palazzi dell’hinterland milanese pieni di coppie libertine che passavano da un appartamento ad un altro, per le scale o direttamente in ascensore, nudi, a provare ogni combinazione possibile – con il portiere dello stabile, con la vedova ottantenne, con il cane lupo del vicino – in un instancabile tourbillon di erotico piacere. Seduto sulla tavoletta del cesso di casa, ad occhi chiusi vedevo gli abitanti di Cinisello mentre erano dal panettiere, dal parrucchiere, al supermercato, sempre intenti ad organizzarsi per scambiarsi mogli e amanti, tutti bsx a/p senza b/b, linguisti triolisti feticisti – tutti a Cinisello Balsamo, nella culla del sesso libero, nella Svezia del Nord Italia, in questa Sodoma e Gomorra lombarda.

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Invece, niente di tutto questo. Le strade desolate, le piazze deserte. Nelle macchine che incrociavo ai semafori, solo single brutte e stanche – i residui di Milano, scaricati in periferia perché non le vuole nessuno.
Forse erano tutti a casa, nascosti nei loro appartamenti, ad inventare nuove strabilianti combinazioni, questi astenersi perditempo lombardi. O forse, come cantava Bruce Springsteen, i loro sogni non si sono realizzati mai, sono stati solo una bugia…

(La foto di copertina è di della fotografa Pipa-chan)

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