I mostri

Ai miei tempi. Ricordo che ai miei tempi la gente stupida che pensava cose stupide si vergognava di dirle, e si vergognava della propria stupidità. Considerava la propria mancanza di morale, o la propria ottusa invidia, o la propria paura fondata sull’ignoranza, come una sorta di male ereditato da genitori altrettanto timorosi, immorali o invidiosi – una tara famigliare che andava tenuta nascosta.

Quelle poche persone che si dicevano di destra – il resto, era tutto centro democristiano o comunismo – ci tenevano alla faccia: la loro destrosità era, in qualche modo, un richiamo a valori dimenticati quali patria, famiglia, onore. Si consideravano migliori, più giusti, più onesti, più valorosi – che poi, sotto, in privato, fossero comunque delle laide figure, è un altro discorso.

Credo sia stata la Liga Veneta ad iniziare: improvvisamente, tutti i veneti ignoranti, che fino a quel momento avevano votato DC per paura che il Comunismo portasse via loro la 127, o una fetta del giardino con la betoniera sempre in moto, o la televisione finalmente a colori, scoprirono che quella specie di pensieri che si erano scambiati in officina o al bar, fra un grappino fatto in casa e il caffé corretto Fernet, poteva diventare – quel misto di luoghi comuni, battutacce sui terroni, e proverbi vecchi come il cucco – una “linea politica”. Fu quello, il primo sdoganamento dei mostri: non era più necessario vergognarsi di essere dei caproni, perché ora qualcuno stava dicendo che sulla montagna di pregiudizi, ripicche e rivalse, antiche sospettosità, si poteva costruire un partito. E che quel partito avrebbe potuto governare se non l’Italia, in mano ai terroni, almeno il Veneto.

Come accade sempre in Italia, la Lombardia, e Milano, prese il sopravvento; il Nord diventò Padania – una cosa di cui nessuno aveva mai sentito parlare e della quale nessuno aveva mai sentito la necessità, ma per la quale tutti iniziarono a tifare – e il programma si estese toccando altri punti. Il pericolo non erano più solo i terroni: ora, c’erano anche i negri. Il Sindaco di Treviso, poi rieletto, tolse le panchine davanti alla Stazione dei Treni per evitare che gli extracomunitari (li chiamano così solo nei telegiornali: da queste parti, si preferisce “quei negri de merda” o “i singani spussoni”) potessero sedersi. Applausi del popolo. Così si fa. I politici, invece che cercare di migliorare la gente, hanno scoperto che seguendo i loro più bassi istinti è possibile arrivare al potere, e conservarlo.

Il passo successivo allo sdoganamento è stato quello di creare i bassi istinti della gente, e poi cogliere il voto come una pera matura. Non credo che le televisioni di Berlusconi abbiano compiuto un processo consapevole di imbarbarimento della specie umana italiana – almeno, non all’inizio: sono convinto che qualsiasi televisione commerciale abbia in sé i germi del lavaggio del cervello, perché se l’obiettivo è vendere agli inserzionisti gente ben disposta, è bene assicurarsi che i telespettatori non abbiano nulla a cui pensare. Credo invece che ad un certo punto Berlusconi, o i centri di potere che gli stavano dietro – Craxi, e altri banditi di quello stampo – si siano resi conto che l’Italia era diventata un’enorme massa di lobotomizzati, convinti che detenere il potere significasse avere il telecomando dalla parte del manico. Quando Berlusconi si presentò alle elezioni del 1994, l’Italia era già berlusconizzata. E infatti, vinse le elezioni al primo colpo.

L’Italia berlusconizzata. La maggior parte dei berlusconizzati pensa di essere immune da questa sindrome – è convinta che sia un’invenzione sinistra dei sinistri per prendere voti. Ma le cose stanno esattamente in questo modo. La gente non si rende più conto che il linguaggio politico che usiamo dal 1994 ad oggi è stato inventato e imposto da Berlusconi. Che i temi che vengono costantemente dibattuti in ogni televisione o giornale sono del tutto irrilevanti dal punto di vista degli interessi di un popolo. Che Berlusconi non sta attuando nessuna politica, se non quella che gli permette di avere il maggior numero di voti possibile.

In cosa consiste la politica di Berlusconi? L’uomo più votato degli ultimi 15 anni, quale progetto politico sta portando avanti? Quale visione dell’Italia del futuro? Non credo che neppure i più smaliziati elettori di Berlusconi sarebbero in grado di dirlo. Una politica che riduce le tasse? Falso: questo è ciò che dice, non ciò che fa. Maggiore sicurezza? Falso: la crimininalità è aumentata sotto i suoi governi e diminuita sotto quelli di sinistra. Maggiore efficienza? Falso: sotto Berlusconi, le spese dello Stato sono aumentate costantemente. E in ogni caso: questa sarebbe politica? Questa la visione dello Stato? Questa la sua morale? Perché gli elettori cattolici lo votano? Come possono far coesistere Gesù e la Mara Carfagna?

La realtà è che Berlusconi, come Hitler e Mussolini, e soprattutto Peron, hanno avuto la stessa intuizione, e cioè che il popolo è bue, che la gente in testa coltiva piccoli praticelli concimati con la merda, che il singolo individuo non è capace nemmeno di calcolare i soldi che gli rimangono in tasca a fine mese. Che è meglio raccontare frottole piuttosto che verità dolorose. Che se dici di trombare parecchio, gli elettori ti vedono come il loro idolo. Tutti questi signori, hanno sdoganato la peggior feccia dei loro paesi, l’hanno tirata fuori dalle fogne dell’ignoranza nelle quali sguazzavano, e hanno dato loro coraggio, dignità, visibilità: quando una nazione europea butta a mare poveri cristi, e la gente applaude, siamo andati ben oltre qualsiasi limite di civiltà, o addirittura di decenza morale. Nessuno si vergogna più di dire di essere un mostro, di votare per un mostro, di sostenere un mostro.

Ma la cosa più tragica, è quando dicono: “a me non interessa quello che fa Berlusconi nella vita privata: a me basta che salvi il Paese”. Appunto, coglione.

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