Grafemi

Segni, parole, significato.

Difendere il proprio cervello

E’ sempre meglio porsi domande, che cercare risposte. Le risposte, ad esempio, che all’uscita delle metropolitane si trovano, gratuite, offerte dalle mani di ragazzi che non sono mai meno di indiani – la mattina c’è Metro, e City, e Leggo; il pomeriggio 24 minuti e una versione ciclostilata del Corriere della Sera, due paginette che garantiscono di presentare solo le ultimissime notizie – quelle notizie che hanno un senso solo se colte nell’attimo esatto in cui sono vengono prodotte, tipo la sentenza di secondo grado della Franzoni, o i dettagli molto dettagliati sullo stato di decomposizione del corpo della povera padovana morta in Spagna. Notizie fresche, si dice, come se la freschezza fosse un parametro utile per determinare cosa è importante, al mondo. Fosse per me, farei uscire i giornali un mese dopo, per avere la certezza che parlino solo di cose che durano più di un giorno – ma pare che tutti i miei compagni di viaggio ritengano assolutamente necessario tenersi aggiornati, il più possibile.
A volte mi chiedono, gli amici o i conoscenti: ma come fai a non guardare i telegiornali? Non ti tieni aggiornato? No, non mi tengo aggiornato, rispondo. Sebbene nessuno ci creda, la merda ti arriva addosso senza che tu neanche lo chieda. Siamo immersi nelle notizie – questo tipo di notizie. Un sottofondo costante, ed incessante, di informazioni utili solo per riempire il tempo, la testa, le giornate, i pranzi – che potrebbero anche inventarsele, per quello che possono importare veramente, nella nostra vita.


E probabilmente se le inventano – come farebbero, altrimenti, a riempire cinque inutili giornaletti al giorno? Ma non importa – cosa cambia se davvero le tette di una qualche donna famosa (famosa oggi, si intende, non necessariamente domani) sono finte? La Lecciso, della quale ho sentito parlare ogni giorno, per due o tre settimane, su qualsiasi telegiornale orecchiato al bar, contro la mia stessa volontà, o per radio, o sui titoli dei giornali sparati agli angoli delle vetrine, è esistita davvero? Era qualcuno? Esiste ancora?
Tutte le persone che le scale mobili della Metropolitana della Stazione Centrale di Milano portano alla superficie, alla luce, tutte, accettano di ricevere le paginette di 24 minuti, il mini Sole 24 ore, o quelle del Corrierino della Sera. Che bello, ricevere regali! Ci sono aziende editrici che invece che pensare agli utili, preferiscono farci dono delle notizie. E’ un po’ come la televisione commerciale: è gratis.


Però, però le parole, quelle che ascoltiamo, e quelle che leggiamo, scrivono dentro. I pensieri che sentiamo come nostri, sono quelli dei quali abbiamo finalmente dimenticato chi ce li aveva ficcati in testa. Così, in cambio di un film o di una trasmissione molto divertente, diamo la nostra capacità di giudicare – anche semplicemente se sia meglio un prodotto piuttosto che un altro. Per leggere quattro notizie, che se fossero importanti ne sapremmo sicuramente qualcosa anche domani mattina, o tra un anno, senza neanche doverci sforzare di andare a cercarle in giro, a cosa rinunciamo? Cosa si aspettano di guadagnare da noi, quelli che ci fanno questi regali? Quanto ci costa, leggere giornali gratuiti o guardare televisioni che non ci chiedono soldi? Uno spot ad ora di cena vale quasi un milione di euro: ma in realtà lo pagano quelli che dopo averlo visto, spenderanno i propri soldi per comprare qualcosa di cui non avevano alcun bisogno. E quella persona che solleva il cucchiaio dalla minestra tenendo gli occhi puntati verso lo schermo, nemmeno lo sa. Ma se funziona così bene, questo meccanismo di scrittura del pensiero, se ci sono aziende che spendono milioni di euro per riceverne indietro almeno il doppio, cos’altro stiamo tirando su, gratuitamente, senza saperlo? Quale visione del mondo, quale giudizio preconfezionato?

Chiudere le orecchie, chiudere gli occhi, difendere il proprio cervello, tirare su le barricate: perché la libertà di essere uomini si perde una notizia alla volta.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

2 commenti su “Difendere il proprio cervello

  1. morenafanti
    11/06/2009

    uh, ti vedo deciso. arrivi al punto molto bene.

    Mi piace

  2. sonia
    18/06/2009

    mi ha preceduta la mia illustre compagna di banco!
    piacere di leggerti!
    facevo un pensiero simile ieri sera, priva di forze e spalmata sul divano. ma, mentalmente, non l ho scritto sicuramente così bene.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 10/06/2009 da in Politica con tag , .

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