Con quella faccia un po’ così

Avrei voluto avere un naso più piccolo, una fronte più stretta e meno a strapiombo, gli occhi più chiari o più grandi, e le sopracciglia più sottili – mi sarebbe piaciuto avere una faccia un po’ meno qualunque, qualcosa che, guardandola allo specchio, mi desse una piccola soddisfazione capace di farmi cominciare bene la giornata.

pabloz

Non erano grandi, le mie preteste: solo un contenitore ben rifinito che portandolo in giro, per lavoro o in vacanza, mi avrebbe fatto sentire a mio agio. Invece la natura è stata banale, con me – non si è affatto sprecata. Sembro un pc assemblato, una Fiat prima di Marchionne, un prodotto made in China. Quando vado dal barbiere a farmi tagliare i capelli, e la parrucchiera mi chiede con dolcezza come lo voglio, questo taglio, la mia risposta è sempre imbarazzata, come dire: ma cambierebbe qualcosa? Ci sono certe catapecchie, in giro per il mondo, casette mezze distrutte dal tempo o dalla povertà, o dall’incuria, che ai balconi mettono i fiori; e mi sono sempre chiesto: perché? Allora, alla tizia che è sì gentile, ma neanche troppo, rispondo con un “faccia lei, che tanto”. E’ come per i vestiti: non ha senso spingersi sopra un certo livello di moda, quando si ha un corpo come il mio. Non ne vale la pena. Ho fatto della modestia una virtù ma – quanto amaramente lo so solo io – è tutta necessità.

Alle superiori una ragazzina della quale ero stato innamorato, mi aveva detto che il motivo per il quale non avevo la ragazza era perché ero brutto. Cattiveria adolescenziale, quella che con due parole ti sotterra una creatura che sta cercando di imparare a vivere. A volte pensavo che si trattasse di fraintendimenti, che era una fase passeggera, che era solo questione di gusti. Che prima poi sarei stato bello anch’io. Poi, quando il giudizio iniziò a ripetersi, più o meno uguale, per tanto tempo, allora diventò una specie di certezza. E il fatto che io avessi, primo tra tutti, una morosa vera a quindici anni, e che, nonostante i miei brufolazzi, e la mia faccia, fossi stato la prima persona, tra quelle che conoscevo, ad aver fatto l’amore – nonostante questo sapevo che dovevo la mia fortuna alle mie chiacchiere, alla mia testa, alla mia generosità: ma che io non c’entravo niente.

pabloz

Quante volte mi è capitato di vedere un uomo e dire: ecco, così, così avrei voluto essere. Non un belloccio alla Brad Pitt: mi sarebbe bastato lo sguardo di John Malkovic ne “Le relazioni pericolose”. Avevo un amico che ragionava la metà di me: il suo discorso preferito aveva tante parole quante le dita di una mano. Ad una festa in montagna, però, una ragazza mi confessò, con gli occhi languidi: adoro ascoltarlo. Avrei ucciso lui, lei, e me.

Alle mie morose, ogni tanto dicevo: eh, ma come fai ad innamorarti di uno bruttino come me. Lo dicevo spiando la faccia che facevano, perché volevo sentirmi dire no, ma dai, ma che dici. Invece loro dicevano, tutte serie: che c’entra, la bellezza non è tutto: tu, mi rassicuravano, sai ascoltare. Ed era vero: per ottenere uno sguardo che agli altri bastava un’occhiata, io ci dovevo perdere ore e ore. Offrivo orecchie nelle quali parlare, spalle sulle quali piangere – ecco, così, brava, un po’ più vicina. Aprivo il mio cuore come nessun altro uomo era mai stato costretto a fare. Dovevo per forza amare, amare fino in fondo, per sperare di essere amato. E mi toccava essere buono, anche se dentro avevo l’inferno.

pabloz

Alla fine, ci si rassegna. Nella vita, si sa, c’è di peggio, ed è inutile passare il tempo a lamentarsi. Però, sotto sotto, rimane quel piccolo grande sogno: essere bello almeno un giorno. Così, giusto per farci sopra una bella passeggiata.

(post già pubblicato nel mio vecchio blog: http://pabloz.blogs.it/2009/04/07/con-quella-faccia-un-po-cosi-5907303/ )

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6 thoughts on “Con quella faccia un po’ così

  1. Anch’io non sono un adone, ho un naso moooolto importante e due belle orecchie. Dumbo, in pratica. E in più sono vittima della maledizione d’essere “l’amico delle donne”.
    Quanto ti capisco. Eppure il mio aspetto hobbitesco non mi ha impedito di avere meravigliose storie d’amore. Zero folli notti d’amore one shot, ma si può vivere senza.
    Il problema è diventare single a 43 anni dopo questa descrizione.
    Ne troverò un’altra che me se accatta…?
    Una domanda: perché sognare di farsi un giro da figone? E se fosse una delusione?

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    1. Mi piacerebbe che fosse una delusione, sì. Però mi piacerebbe provarla sulla mia pelle, quella delusione!

      Pure le mie orecchie sono notevoli – ho passato la tarda infanzia e la prima adolescenza a pettinarmi come il Big Jim con le quattro facce (cioè così: http://blog.restlesssoul.co.uk/wp-content/uploads/2007/02/bigjim.jpg ). Poi: chissenefrega, perché a 15 anni ero l’unico in classe ad avere una morosa vera, e quindi evidentemente c’era una qualche forma di risarcimento, o una nemesi, o cose di questo tipo.
      A 43 anni single? Ne troverai. Berlusconi ne ha 73, e non ha ancora smesso.

      A presto!!

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    1. Che poi io non avrei voluto essere come Pierre Cosso, o un fotomodello – no, io avrei aspirato anche alla bruttezza tormentata di Malkovich, alla secchezza affascinante di Flavio Bucci – essere, al limite, anche una creatura ripugnante e corrotta, ma purché interessante!

      (vorrei imparare ad evitare l’uso delle faccine, ma mi viene il dubbio: si capisce che questo commento è un pochino ironico? e questa domanda?)

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  2. che poi la bellezza non significa nulla. infatti citi Malkovich e il suo sguardo. quindi la bellezza risiede nello sguardo e in ciò che sa trasmettere. il fascino non è mai solo bello: è spinta interiore, è comunicazione, è desiderio di essere.
    e, soprattutto, credo sia consapevolezza di sé.
    senza quella, cosa si può trasmettere agli altri?

    e comunque tu non sei male 😉
    [questa senza faccette non si può dire]

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    1. 😉

      Bella l’idea della bellezza legata alla consapevolezza di sè – un concetto che sottoscrivo. Sai dove viene fuori questa visione? Nel libro “L’animale morente”, di Philip Roth (ne hanno fatto anche un film, con Penelope Cruz e Ben Kingsley), dove un professore un po’ avanti con gli anni si innamora perdutamente di una donna molto più giovane, né intelligente né interessante, il cui unico, grandissimo, merito è quello di essere pienamente a suo agio nel proprio corpo. Non so come sia il film; il libro, lungo poco più di un centinaio di pagine, è molto, molto bello.

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