Corteggiare

Dalla terrazza aziendale, dove si ritrovano i viziosi del fumo, si vede Padova di profilo. Non fa una grande impressione: qualche palazzo offuscato dalla nebbia di novembre, le cupole e i campanili del Santo piccoli come una miniatura, il profilo tozzo dell’acquedotto di Viale Codalunga. E il centro commerciale: l’Auchan, la gialla M del McDonald, una Roadhouse. Di sera si illumina tutto, come se la notte fosse qualcosa da evitare a tutti i costi.

Dietro alla Roadhouse, in lontananza, si vede un megaschermo luminoso che proietta la sua pubblicità sugli automobilisti fermi ai semafori di Piazzale della Stanga. Ogni dieci secondi l’immagine cambia. Intravedo “Serramenti Cacco”; poi, altre scritte che non capisco. E’ messo di sbieco, rispetto al mio punto di vista. Ne vedo solo un pezzo. E gli autisti sono là sotto, nascosti dai palazzi davanti.

E’ evidente: li sta corteggiando, quello schermo; tenta di di convincerli a credere alle parole che fa lampeggiare, senza amore, sullo sfondo della notte. Ma la distanza annulla la magia – l’inganno è svelato. Così, mentre faccio l’ultimo tiro della giornata, assisto ad un corteggiamento attraverso la vetrata di un bar: dentro, un uomo goffo e volgare, che vedo ma non sento, ride mellifluo mentre cerca di sedurre una donna ubriaca, infilandole una mano sotto la gonna. Poi, io me ne vado zitto tra gli uomini che non si voltano. Col mio segreto.

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