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Segni, parole, significato.

Meno si sa

Oggi, meno si sa più si impone il proprio meno agli altri, il non sapere diventa elemento di prepotenza e di strumentalizzazione, la propria ignoranza diventa una zattera di salvataggio.

Cesare Zavattini

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

3 commenti su “Meno si sa

  1. Sabrina
    19/01/2010

    amen.

    buona giornata, caro Pabloz
    (ogni tanto passo… ;))

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  2. Peppermind
    21/01/2010

    Già.
    Infatti sta diventando un tema d’orgoglio, il non aver letto libri.
    (non che sia l’unica fonte di sapere, ma una delle, e trovo sintomatico l’atteggiamento verso di essa)

    Ah, guardi, io di libri non ne leggo, eh?

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  3. tonio
    23/01/2010

    E’ l’opinione di un uomo o di un intellettuale?
    Se e’ quella di un uomo non saprei o non mi verrebbe di accettarla appieno…
    Le distinzioni che marcano confini tra ceti sociali (operai contadini intellettuali) non li amo, per questo prendo un po’ con le pinze chi si rietiene o e’ un intellettuale.
    Pero’ e’ vero se traslato sul piano concreto, reale. E’ un fatto reale, l’affermazione di Zavattini…non si spiegherebbe “l’imbarbarimento” di costume, morale che definirei, preoccupante…e se questo giunge a contaminare quei luoghi che per definizione dovrebbero rappresentare il meglio, politica, scuola, istituzioni…
    su che speranze fare affidamento…
    p.s.: a me disturba i costumi e le abitudini del ceto sociale meno abietto che fatica tutto il giono per “il pane” e poi si trastulla la sera davanti texas ranger o chi vuol essere milionaro…e pubblicità annesse…Ma questo e’ solo l’aspetto più banale… Comincio ad odiare anche internet forse. E’ grave? Lo so che il “personale” disturba, non mi va di essere l’amico di nessuno…ma “regitro” il contenuto di quell’affermazione e alcuni tuoi post…come una presa di coscienza, non so quanto profonda ed incisiva, ma comunque da tenere in considerazione.
    Saluti, ciao,
    T.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/01/2010 da in Politica con tag , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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