Grafemi

Segni, parole, significato.

La cassola

Questa notte ho sognato Berlusconi. Non era un mostro che mi gettava in prigione, che rapiva i miei figli, che creava campi di concentramento per i suoi nemici. Addirittura, non compariva nemmeno. Semplicemente, ricevevo una sua mail con la quale venivo invitato a qualificarmi per le gare di appalto relative alla Grande Festa della Mamma, che si sarebbe tenuta pochi mesi dopo. Tre giorni per celebrare la mamma nazionale: parate, trasmissioni televisive, la costruzione di un’enorme Altare della Mamma, e poster di Berlusconi ovunque. Animatore dei tre giorni, Gasparri. Nella mail, il nome dell’uomo più stupido d’Italia (e quindi del mondo) era scritto in grassetto: Gasparri. Su sfondo azzurrino.

La gente di destra, la gente che vota Berlusconi, non riesce ad immaginare, non riesce a capire cosa significhino questi ultimi 15 anni, per noi persone di sinistra: il trionfo dell’idiozia, del nulla, del vuoto.
Sabato ho comprato Libero e Il Manifesto, che una volta alla settimana contiene il supplemento culturale Alias. Il confronto tra i due giornali è impietoso, su tutti i fronti: scrittura, cultura, analisi politica, contenuti. Ma la tragedia vera è che mentre la classe politica della Sinistra è considerata pessima anche da chi la vota, perché non è in grado di rappresentare il fermento culturale, la ricchezza, la forza di chi si sente da questa parte dello schieramento, al contrario la classe politica della Destra, cioè Gasparri, Berlusconi, Cicchitto, Calderoli, Bossi, rappresenta esattamente il vuoto culturale, e morale della gran parte delle persone che li votano. Le lettere dei lettori pubblicate su Libero sembrano tanti post di quei cretini di destra che girano per i blog – persino il linguaggio è lo stesso: i sinistri, Silvio chiamato solo per nome, Veronica che è una baldracca, comunisti ovunque, i fannulloni. E un’arroganza da servi del potere, spalmata su ogni frase.

Berlusconi non è un incubo come potrebbero essere stati Hitler, o Mussolini, o Stalin: questi 15 anni sono come una lunga notte passata a rotolarsi nel letto per una terribile cassola indigesta.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

8 commenti su “La cassola

  1. Nicola Pezzoli
    24/01/2010

    Il tuo sogno mi ha fatto tornare in mente un mio incubo. Anni fa sognai che eravamo caduti nelle grinfie di un terrificante dittatore. Un certo Casagrande. Che strano nome, Casagrande. Un brivido freddo mi percorse la spina dorsale nel ricordarmi che nei sogni le cose si rivelano rovesciate. E cos’era il contrario di Casagrande? Semplicissimo: il contrario di “grande” doveva farmi pensare a un nano. A un gran figlio di putnana. Mentre il contrario di “casa” poteva essere “selva”, da cui “Silvio”. La mia paura di una dittatura “vecchio stampo”, con la polizia segreta e i desaparecidos, durò cinque, forse sei minuti. Poi mi resi conto che il figlio di putnana non ne aveva nessun bisogno. A che gli giova diventare un tiranno, se può contare su milioni di lobotomizzati che lo votano e lo idolatrano, che si sono lasciati modellare sul vuoto pneumatico delle sue tv di merda?
    La cosa curiosa è che costoro vengono sempre considerati una massa uniforme, mentre invece andrebbero divisi in due schieramenti principali. La prima metà sono i buoi, i somari, gli schiavi (per i quali non intendo più versare lacrime, non le meritano) che lo idolatrano perché lo credono Intelligente. La seconda sono i disonesti mafioselli (per i quali non intendo più versare bile, non la meritano), che vedono in lui, oltre che un alleato, l’avverarsi del loro Sogno italiota: il Truffatorello Che Ce L’Ha Fatta.
    Hai ragione anche sull’inadeguatezza (per non dire peggio) di chi dovrebbe rappresentarCi a sinistra, obbligandoci quasi a diventare dei desaparecidos sociali volontari. O forse questo succede solo a me che ne sono incline, che sono un eremita, un asociale, che se anche mi venissero a cercare perché rappresentassi io una nuova sinistra risponderei come Eraclito: No, grazie, lasciatemi a giocare a dadi coi ragazzi sulla spiaggia. Ma resta il fatto che il deprimente appiattimento è visibile e tangibile. Resta il fatto che davvero, come nella recente battuta di Zio Scriba, ci ritroviamo a dover scegliere fra i cattocomunisti di bersani e i cattoconsumisti di berlusconi, i primi fedelissimi al santopadre, i secondi, invece, al… sommopontefice. (Ovviamente non dico che sono la stessa cosa, dico che mi fa schifo dover scegliere tra il veleno e la pupù!). Resta il fatto che a sinistra (a sinistra!) abbiamo un leccapapa come rutelli, che non so come ho fatto a scrivere il nome senza ruttare. Resta il fatto che a sinistra (a sinistra!) abbiamo una tetra scrofona bigotta col cilicio fra le chiappe come la binetti, che non so come ho fatto a scrivere il nome senza correre al cesso. E resta il fatto che anche certa sinistra culturale dovrebbe essere meno settaria, integralista, mafiosa, o finirà col far(si) scappare i migliori (le mie idee sono “di sinistra” al 99,99%, ma ci sono khmer rossi che non hanno pubblicato un mio romanzo solo perché hanno scoperto che non avevo il Che Guevara tatuato sulla punta dell’uccello…)
    Coraggio, però. La cassola che abbiamo sullo stomaco verrà digerita. Dopodiché la faremo uscire… da dove merita. Così come il figlio di putnana non ha bisogno di essere Hitler per dominare i buoi, allo stesso modo noi non abbiamo bisogno di rivoluzioni per restare Liberi e Trionfanti sul fango. Perché ne sono tanto sicuro? Perché la mia e la tua intelligenza ci renderanno per sempre abissalmente superiori a chi ci (mal)governa, a chi (non) ci rappresenta.
    Magra consolazione? Sterile snobismo? Presunzione? Può darsi. Peccato d’orgoglio? Certo. È sempre stato il mio preferito.

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    • Paolo Zardi
      31/01/2010

      Ecco, quando qualcuno scrive un commento che supera di gran lunga il post, io sono il blogger più felice del mondo!
      Questo tuo commento è pieno di cose che dovrebbero essere incorniciate (il “putnana”, i “cattoconsumisti”, e tutto il sarcasmo amarissimo eppure leggero di ogni riga), e andrebbe incorniciato nel suo insieme, per quello che dice… E’ una magra consolazione, la nostra – anzi, non so neppure se sia una consolazione – ma non ci rimane altro.
      Un abbraccio e a presto!
      Paolo

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  2. api
    24/01/2010

    ho scritto ma mi ha ingoiato tutto…parlavo di dignità, in senso ampio e…severamente fuori dai canoni dell’incubo.
    forse è stato meglio così.
    api

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  3. firdissfinita
    24/01/2010

    Il guaio piu’ grande e’ che a meta’ notte sei gia’ sfinito.. e non hai ancora finito.

    bel post!

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    • Paolo Zardi
      31/01/2010

      Non abbiamo ancora finito, no… E credo, onestamente, che non finiremo mai: le generazioni che stanno venendo avanti sono ancora più assuefatte della nostra. Vivremo così, con questa specie di rammarico perenne, di questa amarezza che non va via….

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  4. Peppermind
    02/02/2010

    Infatti.
    Non mi capiscono quando dico: non voterò mai chi si vanta di qualsiasi cosa che non sia la propria curiosità cognitiva.

    In effetti è una frase ostica.

    Ma tanto anche se dicessi: “non posso votare chi non gliene frega niente del conoscere, leggere, imparare, SAPERE e che mi dice che le parole non servono, servono i fatti”

    a parte il rischio che forse non capirebbero lo stesso qualche termine (conoscere? che è, una rivista di voi comunisti?), di certo non capirebbero il perché, che sopn tutte cose da fannulloni, che è vero, lo sanno tutti, che i fatti sono gli unici che contano, le parole sono aria fritta.

    Atto linguistico?
    No eh?
    Questo sconosciuto…

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    • Paolo Zardi
      03/02/2010

      Qualche anno fa mi sono fatto costruire dal mio industrioso suocero una mensolina per i libri proprio accanto al… aspetta, cerco la parola adatta… al cesso di casa mia – proprio la tazza, quella biblica.
      Non sono uno di quegli uomini che passa il tempo al gabinetto – non voglio entrare in dettagli che appartengono solo alla mia vita privata, ma da un certo punto di vista (da quel punto di vista) assomiglio a una di quelle oche grazie alle quali il Barone di Munchausen riuscì a volare. Ma quando sono in bagno, quando sono seduto, cerco di pensare ad altro, forse perché mi schifa la duplice natura dell’essere umano – cerca di capirmi: da un lato angelo, dall’altro molto meno. Per cui leggo. Leggo cose brevi – poesie, ad esempio, o incipit di racconti.
      Da poco ho appoggiato sulla mensola un libro che Prodi e Colombo scrissero qualche mese prima delle elezioni del 2006, quando sembrava davvero che l’Italia sarebbe cambiata. Leggerlo, mi fa venire le lacrime agli occhi dalla tristezza: per qualche mese è esistita la reale possibilità che l’Italia fosse governata da persone dotate di un cervello, della capacità di analizzare il mondo, di capirlo, di interpretarlo… Poi, le cose sono andate come tutti sappiamo – Mastella, e tutto il resto. Ma c’è stato un momento in cui l’Italia sarebbe potuta diventare una nazione normale. Dici bene: chi afferma che non contano le parole ma i fatti, è un pericolo per l’umanità.

      Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 23/01/2010 da in Politica con tag , .

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