La presentazione

Palace of the End

Editoria indipendente, scrittura indipendente, libreria indipendente: non sono sicuro che basti mettere insieme queste tre cose per ottenere qualcosa di buono, ma di sicuro aiuta.

Mercoledì scorso, il 27 gennaio, in una Padova come sempre sonnecchiosa – un freddo cane -, alla bellissima Libreria Effetti Personali (la si trova su Facebook) di Cristiana Pisani (pure lei su Facebook), un manipolo di sognatori pieni di entusiasmo si è riunito per presentare il libro “Palace of the End”, di Judith Thompson.

Lo ammetto, era la mia prima volta. In tutti gli anni, i giorni, le sere che hanno preceduto quel mercoledì, non avevo mai presentato un libro. E d’altra parte, presentare un libro non è la tipica attività che compie un ingegnere, no? Ma quando mi hanno chiesto di farlo, quando mi sono proposto di farlo – le due cose sono successe assieme, come nei migliori matrimoni – ho capito che non potevo e non dovevo tirarmi indietro. Conoscevo bene il libro – ne avevo fatto anche una recensione – ma mancava tutto il resto. Allora mi sono guardato un po’ intorno. In fondo, si trattava di un progetto, cioè uno di quei project che mi trovo a gestire tutti i giorni. Ci ho pensato sopra per uno o due giorni, fino a che non mi è venuto in mente Matteo Scandolin di Inutile Opuscolo Letterario. Avevo conosciuto Matteo tramite la rivista Inutile, della quale è redattore; e ci eravamo incontrati in occasione della presentazione dell’Associazione Inutile, della quale, invece, è Presidente. Mi erano piaciuti l’entusiasmo, e la competenza, e la capacità di metterci la faccia. Ci siamo reincontrati un mercoledì sera, a Padova, per uno (poi due) spritz. E abbiamo capito che ci credevamo tutti e due allo stesso modo.

Francesco Coscioni

Intanto la Neo Edizioni, con Francesco Coscioni e Angelo Biasiella, si è mossa con i suoi mezzi: contatti con la stampa, contatti con la libreria (che ero andato a trovare in avanscoperta quando ancora non sapevamo bene né dove né quando: talmente inesperto, io, che quando Cristiana, la proprietaria della libreria, mi ha chiesto se avremmo portato noi i “lettori”, io ho risposto: “Be’, ne portiamo un po’ noi, un po’ voi, più sono e meglio è!”: lei intendeva le persone che leggono il testo durante la presentazione, io le persone che leggono i libri in generale…), e alcune indicazioni su come muoversi.

In parallelo, Matteo ha trovato due attori di teatro, Paolo Zaffaina e Chiara Canton. Con un giro di mail – una trentina – e qualche telefonata, abbiamo definito ogni particolare della presentazione: la sequenza delle letture, le cose da dire, i tempi, le musiche, le foto da proiettare. Alla fine, dopo esserci confrontati su ogni aspetto, abbiamo sentito, tutti, contemporaneamente, che la somma delle parti (le parti saremmo stati noi) era qualcosa di diverso da noi. Un collettivo? Se siamo disposti a non prendere troppo sul serio questa definizione, sicuramente sì; e noi, siamo disposti a non prendere troppo sul serio questa definizione. Per cui, a margine di questa presentazione, è nata anche un’idea sulla quale conto di tornarci a breve.

Mano a mano che si avvicinavano i giorni, aumentava, lo ammetto, l’apprensione per la serata. Ma poi, quando è arrivato mercoledì 27 gennaio – che belle, che potere evocativo hanno,  le date! -, quando abbiamo iniziato a trovarci un po’ alla volta in centro a Padova, per un caffè al Pedrocchi, per uno spritz al Pilar, per un altro spritz al Nazionale, quando ci siamo visti in faccia – io non avevo mai conosciuto gli attori Paolo e Chiara; Francesco e Angelo, gli editori, conoscevano solo me – è stato come trovare vecchi amici e.. insomma, quelle solite cose che  a scriverle sembrano banalità, ma che quando le vivi sulla tua pelle, ti fanno tutto un altro effetto.

La presentazione era fissata per le 20.30. Un po’ alla volta, la libreria si è riempita. Ecco Renato, sempre gentilissimo; ecco il grande Riccardo, in arte Sir Richard, l’autore della caustica ed imperdibile raccolta di racconti “Carta vetrata“; ed ecco anche Matteo Righetto, del quale avevo recensito il suo “Savana Padana“, e che gentilmente è venuto a trovarci – una bellissima persona, che spero di ritrovare presto. E poi Raffi, Fedora, Marco, Carlo, Marcello – e mia moglie, e Mirella, e Giulia Belloni, e un sacco di persone che non avevo mai visto. Quando non c’era neanche più lo spazio per poter aprire la porta, abbiamo iniziato. Matteo era il conduttore della serata, e subito ha rotto il ghiaccio con la sua istrioneria.

Noi

Francesco Coscioni ha parlato della Neo Edizioni; poi io ho descritto il libro, mettendoci dentro,  a grandi linee,  anche le mie idee circa gli obiettivi della letteratura. E quindi Chiara e Paolo hanno letto – no, non basta questo verbo: hanno dato la vita – ai pezzi del libro. Lo conoscevo bene, il testo – avevo contribuito a scegliere i pezzi – ma sentirli in quel modo, con quelle voci, quegli sguardi… be’, pelle d’oca, e commozione vera. E vedere che ogni persona che è stata coinvolta in questo progetto ha dato tanto, ha dato tutto, senza ricevere niente in cambio – niente di concreto, intendo – mi ha fatto capire che amare l’arte significa – è un sinonimo –  essere generosi. C’era cuore, nelle voci di Paolo e Chiara. Il libro è duro; rappresentato in questo modo, diventa una lama conficcata nel cuore. E se lo scopo della letteratura è aiutarci a conoscere meglio se stesssi, credo che la serata abbia raggiunto il suo scopo.

Abu Ghraib

Poi, riacccese le luci, è stato tutto un chiacchierare, uno scambiarsi commenti, un abbracciarsi.

Alle undici, ci siamo spostati in pizzeria, dove, davanti ad una birra e ad una pizza, abbiamo parlato per due ore di teatro, libri, editori, e ancora libri. E quando sono andato a dormire, dopo le due, ammetto di aver impiegato cinque ore per addormentarmi…

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8 thoughts on “La presentazione

  1. bello leggere di questo, Paolo…sorrido al tuo essere impacciato, ai tuoi lettori portati in tasca…alle ore notturne d’insonnia…
    ma quanta importanza questa tua, vostra reciproca intesa! inaspettata quanto inevitabile!
    che sia collettivo, allora, ché il senso del termine non vada dimenticato, ma praticato nei nostri piccoli significanti atti quotidiani.
    un abbraccio e buon lavoro!
    api

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    1. Eh eh, l’idea del collettivo è rimasta così, nell’aria… vediamo se un po’ alla volta riusciamo a riempirla di contenuti. La nostra prossima iniziativa ha a che fare con una rappresentazione di Paolo e Chiara, che si terrà l’11 marzo a Mirano (non Milano, e neanche Murano: è proprio Mirano, piccolo paese vicino a Venezia). Non so cosa potrò fare io per l’occasione – vendere i biglietti? luci? mah! – ma so già che ho tanta voglia di metterci qualcosa di mio! E per aprile, o per maggio, stiamo già iniziando a pensare una presentazione incrociata di due libri che usciranno in quel periodo, scritti proprio da due del collettivo… Inizio a sentire l’aria un po’ frizzante! 😀
      Buona serata!
      Paolo

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  2. Pablito. Hai conosciuto la Cri! Lei è parte di quel giro di amici patavini ormai fraterni. Libreria splendida. Felice ci sia incappato. Magari una sera ci si vedrà da lei. A presto!

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    1. Diego, questo tuo commento arriva come un imprimatur! Libreria davvero splendida – il luogo ideale dove scegliere un libro. Fammi sapere quando sei da quelle parti, che questi cortocircuiti sono la mia felicità.
      Ti abbraccio!

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  3. Io leggo troppo poco e frequento pochissime librerie (a meno di definire “libreria” l’ultima parte del percorso obbligato che ci conduce all’uscita dell’autogrill, dopo il prosciutto al pepe e la pancetta steccata).
    Mi sentivo un po’ fuori luogo, quella sera, ma la freccia appuntita che avete tirato mi ha beccato lo stesso.
    Proprio qui.

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    1. Non credere che io sia un gran frequentatore di presentazioni o di librerie… su questo fronte, arranco come posso – ma vorrei avere tanto tempo in più.
      La prossima volta, però, voglio che ti fermi a cena anche tu! 😀
      Un abbraccio, caro Renato, e ancora grazie – ho davvero apprezzato tantissimo la tua presenza!

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