Ben 10 ix elle erre 8 da colorare

Non credo alle coincidenze – c’è sempre un motivo, sotto, che ci sfugge. Ma oggi sono stato sorpreso da un irrilevante incrocio di casualità, che non significa nulla, e allo stesso tempo mi dà una piccola gioia.

I fatti. Ho due bambini, maschi. Chiunque abbia figli maschi, con un’età compresa tra i 3 e i 10 anni, sa bene cosa sia Ben 10 (letto Ben Ten): un cartone dove un ragazzino, Ben Tennyson, di anni dieci, ha avuto la fortuna di trovare un particolarissimo orologio spaziale, l’Omnitrix, che invece di fornire l’ora al suo proprietario, gli consente di trasformarsi in dieci, incredibili supereroi, metà dei quali sono dei veri mostri.

Come tutti i supereroi, anche Ben 10 è inseguito dalla sfiga cosmica: ovunque vada, succede qualche disastro, al quale il ragazzino deve rimediare. Anche, e soprattutto, perché, mezza galassia vuole impossessarsi con la forza dell’Omnitrix: così, per quei cortocircuiti narrativi tipici dei cartoni animati,  e di alcune serie televisive come “La signora in giallo”,  la causa e l’effetto sono di fatto indistinguibili.

Ben Tennyson, aka Ben 10

A forza di sentirne parlare, conosco i nomi dei dieci supereroi: c’è Rotolone, Bestiale, Inferno, Diamante, Vita Elastica, Materia Grigia, Due per Due, PlusUltra, Pungiglione e XLR8. Il nome di quest’ultimo è l’unico che non è stato tradotto dalla serie originale: ma se in italiano è una sigla tanto difficile da pronunciare quanto sensata, in inglese si legge exelereit, cioè accelerate. E in effetti, dei dieci supereroi l’XLR8 è il più veloce. In un fumetto che abbiamo a casa che ogni tanto i miei bambini mi chiedono di leggere (è in sloveno: io leggo, loro mi traducono cosa sto leggendo), Ben 10, dopo aver scoperto l’Omnitrix, si trasforma in XLR8 per andare a vendicarsi delle angherie che per anni aveva dovuto subire da due compagni di classe: sfruttando la velocità impressionante di XLR8, li raggiunge a scuola, li appende ad un albero e torna nel bosco nel quale si trovava senza che nessuno si accorga di ciò che è successo. In ogni caso, tutto questo discorso è solo per dire che conosco Ben 10, e che in qualche modo mi sono affezionato al suo mondo assurdo; ma anche che, al di là di questa frequentazione coatta, imposta dalla presenza, qui in casa, dei miei due nani, non ho mai pensato di scrivere qualcosa su di lui. E in effetti, non ho mai scritto nulla su Ben 10.

Però oggi, nell’elenco delle chiavi di ricerca con le quali i Googlenauti arrivano a questo blog, tra “distanze pissoir per bambini”, “romolo bugaro”, “trama completa via dei canti chatwin” e “cartesio: libero arbitrio”, ho trovato anche “ben 10 ix elle erre 8 da colorare”. L’ho trovato prima di scrivere questo post, il cui titolo è, appunto, “ben 10 ix elle erre 8 da colorare”.

xlr8
Il velocissimo XLR8

Allora sono andato su Google, e ho scritto questa sequenza di parole – un po’ inusuale: io avrei cercato XLR8, non la sua versione estesa – e ho trovato che la sesta voce (quindi addirittura nella prima ambitissima prima metà prima pagina dei risultati di Google) è un mio post, Picon, che parla di tutt’altro.

Nell’abstract che Google mette sotto la voce trovata, leggo:

19 ott 2009 19/10/2009 di Paolo Zardi. Europa, 1999, io, a Parigi, una sera, un ottobre, …. Io le do da bere litri e litri di rubizza bier avec Picon, …. Ti ringrazio, Madame Elle. Parigi ha uno spessore che toglie il fiato – ed è una termine – una creatura vivente con una sua personalità ben definita. .

Ma ben non è Ben, Madame Elle non è la pronuncia della lettera L, e il mese di ottobre è legato ai dieci anni di Ben, e ai dieci mostri dell’Omnitrix, solo dalla sua posizione all’interno del calendario. Google esegue le sue ricerche nel campo delle parole, non in quello dei significati: chi lavora nell’informatica vagheggia, ormai da anni, il motore di ricerca del futuro che saprà comprendere la semantica dei post, degli articoli, dei testi scritto in Internet, per fornire risultati veramente sensati. Allo stesso tempo, però, mi viene il sospetto che, involontariamente, i miei post, questo mio blog, che parla delle mie passioni – dello spicchio di letteratura che mi interessa, cioè quello che ha come supereroi Nabokov, Roth, Wallace, e pochi altri, del problema del lavoro come fonte inesauribile, e negata, di tutti i mali – in realtà stia dicendo qualcosa di me che solo Google è in grado di vedere. Sto convinto di disegnare macchie di Rorschach, ma invece parlo della mia vita, di quella dei miei figli, del contesto nel quale ci muoviamo, in un modo che non sono in grado neppure di sapere. Posso credere che sia il caso; oppure posso cercare di intravedere una trama molto nascosta, ma presente, vera, che sta sotto ogni mia parola. Come se questi post, fossero dei folli, involontari Ching: sparpaglia alcune parole a caso, e osserva, con cieca fiducia, il significato.

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