Poesia, traduzioni, e simboli non discorsivi

Quando si ha a che farre con linguaggi non discorsivi, non si può non constatare l’assoluta impossibilità di una traduzione. Così, ad esempio, la musica non può essere tradotta in inglese. E’ notoriamente difficile la traduzione della poesia da una lingua all’altra, soprattutto quando si tratti dei linguaggi di culture assai dissimili. La descrizione di una danza o di un rito, per quanto meticolosa, trascurerà proprio il nocciolo di ciò che vorrebbe rendere.

La ragione di questa disparità tra linguaggi discorsivi e linguaggi non discorsivi, sta nel fatto che i simboli non discorsivi non sono arbitrari come i discorsivi, ma sono più o meno collegati al significato da trasmettere. I referenti dei simboli non discorsivi (se così possono chiamarsi) non si trovano “nel” mondo esterno, e il nesso tra simbolo e referente non può essere ottenuto mediante esplicita concordanza tra i comunicanti, come nel caso dei simboli discorsivi. I referenti dei simboli non discorsivi sono piuttosto nell’intimo dei comunicanti, ragion per cui hanno un significato soltanto a patto che questi siano in qualche modo in sintonia tra loro.

(da Operational Philosophy: Integrating Knowledge and Action, A. Rapport, New York, Harper, 1954)

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3 risposte a "Poesia, traduzioni, e simboli non discorsivi"

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  1. “la musica non può essere tradotta in inglese.”

    Affermazione valida se fosse composta da parole, invece, è composta da suoni che evocano emozioni che evocano parole, quindi, la musica no, ma in ogni lingua le emozioni dette dalle parole.

    p.s questo per quanto ho capito di uno scritto che mi pare uno scioglilingua. Tu sei molto più chiaro. 🙂

    Ciao

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