Guerre Stellari

Anche i miei bambini, come io quando ero piccolo, amano “Guerre Stellari”: così ieri sera, hanno voluto che lo guardassimo tutti insieme, dopo aver mangiato una bella teglia di pizza. Non sono resistiti a lungo (il piccolo, in particolare, aveva una gran voglia di dormire, e forse, in alcuni punti aveva anche un po’ di paura), ma almeno a metà ci siamo arrivati. Cioè abbastanza avanti per vedere il TgCom, il mini telegiornale che viene mandato in onda alla fine della prima parte.

Qual è il motivo per il quale Guerre Stellari ha avuto tutto quel successo? Non so se esistano teorie al riguardo, ma se dovessi dare io una risposta, senza pensarci direi che dipende dalla sua capacità mitopoietica; capacità che deriva dal fatto che George Lucas ha pescato a piene mani, e consapevolmente, tra i miti più radicati nella storia dell’uomo: non è un caso che Lucas abbia talmente apprezzato l’opera di Joseph Campbell, uno dei più grandi studiosi di miti, da finanziare le sue ricerche.

Luke Skywalker
Luke Skywalker

Il secondo motivo, forse più banale, deriva dal fatto che Guerre Stellari – in particolare il primo episodio della saga – crea, dal nulla, un mondo assolutamente coerente: i Sabbipodi, il passato dei droidi, i pianeti arretrati e la super tecnologia imperiale, i due soli che tramontano mentre Luke Skywalker pensa al proprio futuro trattenuto. Ogni cosa è al suo posto, e conferma, con la sua presenza, tutti gli altri mondi; perché Lucas di sicuro sapeva che la grandezza della fantascienza, quella che funziona, dipende in strettissima misura da una verosimile coerenza. Guardando i visi dei miei figli che guardano Luke mentre sfreccia con la sua macchina sospesa su un cuscino d’aria per il Deserto della Desolazione in cerca di C1, capisco che qualsiasi realtà, se raccontata bene, può essere spacciata per vera.

E alla fine della prima parte, come avviene di solito sui programmi serali di Mediaset, parte il TgCom – direttore Paolo Liguori. Guardando la corte di Berlusconi, ho sempre avuto il sospetto che sia formata da tante persone che, sull’orlo del fallimento – patrimoniale, o personale –, sono state in qualche modo miracolate dal contatto con l’uomo più ricco e più potente d’Italia. Galliani, Fede, Dell’Utri, Ghedini, Bondi e Minzolini, ad esempio, in quale altro mondo potrebbero avere il potere che possiedono? Sono convinto che pure loro, lo sappiano, che fuori da Berlusconi non esisterebbero neppure. E la loro riconoscenza, se non fosse pericolosa, e ridicola, ha aspetti commoventi – come quelle storie di cani che fanno mille chilometri per morire davanti ai piedi dei loro padroni.

Paolo Liguori è uno di questi miracolati. Scaricato malamente dalla sinistra nella quale militava con la stessa stupida ferocia che oggi mette al servizio del suo padrone, costretto per anni ad un anonimato direttamente proporzionale al suo scarsissimo talento, e inversamente proporzionale alla sua intelligenza, è stato improvvisamente illuminato sulla via per Damasco: come un Dio misericordioso, Berlusconi gli ha mostrato la sua verità, e l’ha accolto tra i suoi apostoli. Poi, è cosa nota a tutti che i convertiti spicchino sempre per il loro fanatismo

.Sandro Bondi

E ieri, mentre guardavo TgCom, ammetto di aver fatto fatica a distinguerlo da Guerre Stellari. Prima notizia: le dichiarazioni di Imma, la bambina di dieci anni sopravvissuta al crollo della palazzina. Seconda notizia: il traffico per il week-end. Terza notizia: calcio. Quarta notizia: il maltempo. Stop. Ma di quale mondo sta parlando, questo telegiornale? Quale dovrebbe essere il suo scopo? In questi giorni, credo ci sia una sola notizia di cui abbia senso parlare: la crisi nei rapporti tra i due fondatori del più grande partito d’Italia. Che impatti può avere sulla stabilità di Governo? Ci sono ancora i numeri per poter governare? Rischiamo la paralisi istituzionale? Su quali temi si stanno scontrando le due correnti del PdL? Che segnali stanno dando i partiti che si trovano all’opposizione? Sono d’accordo: la politica, in Italia, non è cosa mai troppo seria. Ma in realtà sono i politici, e gli elettori che li scelgono, a non essere seri: le decisioni che vengono prese, invece, sono sempre serie: seriamente pericolose, seriamente destabilizzanti, seriamente stupide, seriamente sbagliate, seriamente ingiuste. E’ per questo che tutti dovremmo sapere, conoscere, valutare, capire. E chi dovrebbe aiutarci, in questo difficile compito? La stampa. I medici hanno l’obiettivo di curare la gente. I carabinieri di difenderla. I giudici di punire le ingiustizie. I giornalisti, di informare. Non devono fare altro. Paghiamo, per questo. La realtà è complessa – probabilmente irriducibile ad una sola rappresentazione. La descrizione del mondo è un’attività difficile, onerosa; ma è a partire da questa molteplicità di descrizioni che si formano le nostre convinzioni. Chi voteremo alle prossime elezioni? Questo autunno scenderemo in piazza a protestare, o protesteremo contro chi protesta? Anche la percezione che ha del mondo Luke Skywalker deriva da ciò che ha visto, ciò che ha sentito, ciò che ha vissuto. Se, dopo la morte dei suoi zii, decide di seguire Obi Wan Kenobi, lo fa perché ha avuto la possibilità di conoscere una voce alternativa a quella ufficiale. Ma se fosse nato in Italia, ai nostri tempi, cosa avrebbe pensato dell’Impero, dei cavalieri Jedi, del potere della Forza? Niente. Non avrebbe pensato niente perché semplicemente non ne avrebbe mai sentito parlare. Saprebbe di Imma, certo, e del maltempo, e del traffico, di Totti e di Cassano, dei pitbull e del bullismo. Ma vivrebbe in un mondo assolutamente fantascientifico: coerente, certo, ma completamente inventato. Ed è per questo che prima di spegnere la televisione, ho pensato per un attimo che se fossero loro, i personaggi di Guerre Stellari, a guardare noi, be’, probabilmente proverebbero lo stesso nostro identico stupore nel guardare loro.

stupore
Questi umani!

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2 thoughts on “Guerre Stellari

  1. Se devo essere sincero il mondo di Guerre Stellari mi sembra più plausibile di quello in cui vivo. E’ più coerente. Anche solo parlando con i colleghi di lavoro mi rendo conto che forse preferirei stare alla corte di Jabba… 😉

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