Il genio #1

Il genio è disperazione superata a forza di rigore.

(Jean Genet)

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3 thoughts on “Il genio #1

  1. Dipende dalla direzione del desiderio di rigore e delle sue motivazioni; dipende dalla fattura della lampada.

    In Genet, che oro è quello che è riuscito a ricavare dalla sua pietra filosofale?

    Devo riconoscere, che in me ha sempre animato le parti basse più che le alte.

    Era quello che cercavo, o c’era solo quello? Genet mi trova concorde, dove dice che l’Arabo non schifa il corpo adulto quando non vecchio. L’ho constatato vero.

    Delicatezza d’animo? Superiorità concettuale? Molto può essere.

    Non so per Genet, ma per me, è mera questione di un egocentrismo, che fa accettare anche il vecchio corpo e/o la vecchia vitalità, se a servizio della vitalità sovrana che è la maggiore: vuoi per età, vuoi per forza, vuoi per cultura, vuoi altro.

    Per l’Arabo, invece, il genio esce dalla lampada, se si sentono capiti, e quindi amati. Non necessariamente con rigore, ma direi, necessariamente, senza disperazione. 🙂

    p.s. Dici che ho un debole per gli Arabi? Fammi sapere se si nota troppo. 🙂

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    1. Debolezza per gli Arabi? A me, la tua, pare una forza vitale che non si può contenere! 😉
      Scherzi a parte, Genet aveva individuato uno dei modi che possono portare al genio – ma non credo che avesse la presunzione di parlare di sé. Era molto critico nei confronti di ciò che aveva scritto, e spesso arrivò a vergognarsi dei suoi primi (e, salvo pochissime tarde eccezioni, anche unici) libri.
      Sulle qualità di Genet, comunque, direi che animava le parti basse e le parti alte con la stessa intelligenza. Nel 1948 girò un cortometraggio che si svolgeva in un carcere. Attraverso un foro praticato sul muro che divideva le celle, due condannati si passavano il fumo da una parte all’altra, condividendo una forma trattenuta, e bellissima, d’amore. In quelle scene, bisogna ammetterlo, c’era genio, rigore, e disperazione.

      (ps è con una grandissima pelle d’oca che scopro che questo cortometraggio è su youtube! buona visione! http://www.youtube.com/watch?v=wDN_TwTrFj8 )

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  2. T’ho appena imbucato una mia patacca sul post del Genet. 🙂

    Misfatti a parte, 🙂 conoscevo quel video. Mi ha mossso parti alte e basse non, però, in chiara misura.

    Nelle mie parti alte, ha mosso quanto di non poco conosco sulla negazione del sesso, dei sentimenti, della vitalità. Nelle mie parti basse, invece, ha mosso solamente il noto, circa il sentimento di una “fraternità” (anche con risvolti in pratico 🙂 ) che si insinua in ambienti solamente maschili.

    In questo caso, direi genio la volontà di far conoscere (da parte del Genet) ciò che avviene quando un’umanità è carcerata ( vuoi da mura, quanto da norme non corrispondenti alla data identità ) ma, perdonami tanto 🙂 non ci vedo genio nella storia di per sé.

    Diversamente, c’è lo vedo in questo. Ebbene, il genio dell’autore è stato quello di farti immaginare tutto il fatto, solo attraverso le espressioni del soggetto in una goduria, non si sa quanto effettiva.

    A fronte di questo genio, quello che c’è nel video del Genet rischia di essere una simpatica novella da Checcaccio 2000. Vista con i tempi di oggi, naturalmente, e vita da una straga come me, naturalmente.

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