Vita e arte

La vita è brutale, incoerente, sconnessa, piena di catastrofi inesplicabili, illogiche e contraddittorie. La vita inoltre lascia tutto sullo stesso piano, fa precipitare i fatti o li trascina indefinitamente. L’arte, invece, consiste nell’usare precauzioni e preparazioni, nel predisporre transizioni sapienti e dissimulate, nel mettere in piena luce, attraverso la pura abilità della composizione, gli avvenimenti essenziali, conferendo a tutti gli altri il rilievo adeguato. […] Le persone  credono che sia la “materia” che conti ma non si rendono conto del fatto che un diamante mal pulito non è che una pietra; sono convinte che le situazioni accattivanti o i buoni dialoghi nascano dall’osservazione della vita. Non riescono a capire che, invece, li si prepara con deliberato artificio e vi si arriva a furia di dolorose soppressioni.

(da una lettera di R. L. Stevenson a H. James dell’8 dicembre 1884, in “Amici rivali“)

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4 risposte a "Vita e arte"

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  1. E bravo il grande Stevenson!
    Ovviamente la “materia” viva è indispensabile: lo scrittore, l’artista, non può prescindere dai preliminari dell’osservazione del mondo e degli esseri umani (altrimenti avremmo un’arte frigida, sterile e fasulla) ma ancor più ovviamente deve poi rinchiudersi nella sua bottega di orafo a lavorare di cesello… SOPRATTUTTO sui dialoghi! Già, vallo a dire agli editors italioti di tendenza, convinti che lo scrittore debba essere un magnetofono della docufiction, che ribatte pari pari i rutti, i ragli e i luoghi comuni delle personcine bovine che pascolano per strada…

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    1. Sto ri-leggendo un libro davvero notevole, che è “Realismo e letteratura, una storia possibile”, di Federico Bertoni – ogni volta che ci dedico un po’ di tempo, non posso non essere d’accordo su ciò che sostiene. La letteratura non è un’imitazione della realtà – che relazione esiste tra la realtà e un quadro di Piero della Francesca? La letteratura, e l’arte in generale, è visione, è composizione, è scelta e soprattutto rinuncia. I dialoghi sono realistici quando assomigliano ai dialoghi dei migliori romanzi – non al chiacchericcio quotidiano. Quando Phiilp Roth ha il coraggio di scrivere un dialogo in cui un personaggio parla per 4 pagine senza essere mai interrotto, quella è letteratura. Quando due ragazzi procecedono a forza di “cazzo”, “cioè”, ecc, be’, è una realtà che conosciamo già , e che non si solleva di un centimetro dalla vita quotidiana!

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