“Antropometria” su Flanerì

Mini intervista su Flanerì

Paolo Zardi su Flanerì
Paolo Zardi su Flanerì

Con uno sguardo un po’ allucinato, parlo di “Antropometria”, il mio libro di racconti uscito per la Neo Edizioni.

http://www.flaneri.com

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9 thoughts on ““Antropometria” su Flanerì

      1. bisogna postulare vero, essere chiari vero.
        E’ che a volte quello che muove un commento non è…chiaro, nemmeno per chi lo scrive.
        La sensazione esatta che provi quando immagini un reale
        …che alla prova, nei fatti, non corrisponde.
        E’ per certi versi una ragione un po’ comica …immagini una persona che lascia un profilo su internet non svelando il volto e poi scopri che e’ tutt’altro. Ovviamente non c’entri te (ti dò del tu..del te) ma è quello che mi succede da un pò di tempo questa parte….A volte mi dico…se riuscissi a rompere il guscio delle apparenze…cosa cambierebbe? si tratta di scoprire…

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        1. E’ un problema “reale”, questo dell’irrealtà delle vite su web. Di sicuro, scorgo anch’io l’abisso tra quello che sono sul web, e quello che sono dal vivo. Nel bene e nel male. Quando scrivo, ho un controllo maggiore su ciò che “esce” da me; quando parlo, invece, mi pare sempre di essere sotto esame. Il solito Nabokov diceva di sé: penso come un genio, scrivo come un autore eminente, parlo come un bambino. In scala molto ridotta, è quello che penso anch’io di me! 😉
          Notte!

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          1. Tiè, ho sempre sofferto anch’io di questa nabocov_pabloz_perdamasco epidemia, e da sempre mi sono dato del deficente.

            Scoprirmi in eccellente compagnia sarà anche consolante, non per questo, però, vorrei continuiar a restare deficente, anche perché, siamo dettati, sospetto, quando non abbiamo sufficiente padronanza, o del reale, o dell’ideale, o di ambedue.

            Ma! Ciao

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        2. Pensiero interessante!

          A mio parere, il guscio delle apparenze non è affatto da rompere per interpretare il vero e/o il chiaro, (se ti ho capito giusto) ma da aprire (guscio come libro, e/o come vita, ovviamente) leggendo e chiaramente dividendo ciò che è reale in una data persona, da ciò che è ideale.

          Voglio dire che ogni identità è composta da peso netto (l’ideale) e peso lordo: il reale.

          Scoprire che una data identità è tutt’altro, in un certo senso è capire che l’osservatore di quella data personalità non ha tenuto conto che è ben difficile conuigare reale ed ideale, e che per tale difficoltà, non si può non soffrire di qualche delusione.

          Si vede, però, quello che noi cerchiamo di vedere. Al che mi domando: vediamo ed opiniamo con spirito, o con del solvente?

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