La noia secondo Saul Bellow

Saul Bellow, Miami Book Fair International, 19
Saul Bellow

Sto leggendo un bellissimo libro: Il dono di Humboldt, di Saul Bellow. Non è un libro raro; ma io  l’ho trovato in una bellissima libreria dell’usato, a Venezia. Si chiama “Acqua alta”. Dentro, c’è anche una gondola piena di libri. E un sacco di gatti.

E’ un libro che mi ricorda, da lontano, qualcosa di Philip Roth, anche se l’atmosfera che si respira è più serena, e il personaggio principale, che è il narratore, e che fa lo scrittore, tende a prendersi molto meno sul serio di quanto faccia il suo nipotono Nathan Zuckerman.

Sono a metà; non sono in grado, quindi, di esprimere un parere complessivo. Di sicuro c’è che sto sottolineando molto, e molto sto ricopiando. Le orecchie che lascio nella parte in basso della pagina – il mio modo di segnare i punti che mi piacciono – stanno deformando il libro.

Una delle caratteristiche de Il dono di Humboldt è che il narratore inserisce, all’interno della sua storia, dei pezzi “filosofici” completamente avulsi dalla storia; qualche volta si notano i segni della cucitura, ma spesso l’effetto è così particolare, e così interessante, da far sì che un difetto potenziale diventi un pregio assoluto.

Tutto questo, però, non è che il preambolo ad un pezzo che volevo copiare qui – Citrine, il personaggio principale, sta realizzando una rivista il cui tema principale sarà la noia. Qui, sta ripassando mentalmente il suo punto di vista sull’argomento.

Nel 1918, quel noioso di Lenin, autore di tanti noiosissimi opuscoli su questioni organizzative, fu, per breve ora, tutto passione, fu tutto interesse radioso. La rivoluzione russa prometteva all’umanità una vita permanentemente interessante. Quandto Trotski parlava di rivoluzione permanente intendeva, in realtà, permanente interesse. Nei primi tempi la rivoluzione fu un’opera ispirata. Operai contadini e soldati erano in uno stato di sovraeccitazione e poesia. Quando questa fase, breve e brillante, ebbe termine, cosa sopravvenne? Seguì la più noisa società della storia. Sciatteria trasandatezza opacità monotonia merci dozzinali noiosi edifici noiose scomodità noiosissimi controlli una stampa grigia una grigia istruzione una barbosa burocrazia lavori forzati perpetua presenza poliziesca pene persecuzion, noiosi congressi di partito, eccetera eccetera. Quello che c’è di permanente è solo la mancanza di interesse. [..]

In altre parole: che cosa sarebbe la noia moderna senza il terrore? Uno dei documenti più noiosi di tutti i tempi è senz’altro lo spesso volume delle Conversazioni a tavola di Hitler. Anche costui [come Stalin] invitava la gente ad assistere a film, a mangiare pasticcini, bere caffè con Schlag, e intanto l’annoiava a morte, discettando spiegando teorizzando. Tutti quanti crepavano di noia e paura, non osavano neanche andare al gabinetto. Il rapporto tra noia e potere non è mai stato adeguatamente spiegato. La noia è instrumentum regni, un mezzo di controllo sociale. Il potere consiste nel potere d’imporre la noia, di obbligare alla stasi, combinare questa stasi con l’angoscia. Il vero tedio, il profondo tedio, è condito di terrore e di morte.

[..] la storia dell’universo sarebbe molto noiosa se uno se la figurasse alla stregua dell’esperienza umana consueta. Millenni e millenni senza che nulla accadesse. Vicende di gas e vapori, calore e particelle di materia, sole venti e maree, mutamenti impercettibili, processi secolari, granello per granello, accidenti chimici: intere età in cui non succede nulla; mari senza vita; solo qualche cristallo, solo alcune proteine si avviluppano, si combinano. La lentezza dell’evolouzione è così irritante, a pensarci! Quanti grossolani errori rivelano i fossili nei musei. Come facevano, quegli ossami, a strisciare camminare correre? E’ un tormento immaginare tutto questo procedere tentoni, per continui tentativi: tutto questo annaspare, tramestare nei pantani, tutte le cacce, gli agguati, le prede, e la lotta per la riproduzione, la noiosa lentezza con cui si svilupparono tessuti, organi, membra. [..] Che monotona la vita nelle selve paoleolitiche, la lunga, lunghissima incubazione dell’intelligenza. [..] E che strazio le età dei pastori, degli agricoltori. Epoche magari interessanti, in retrospettiva, a volo d’uccello. Ma chi sopporterebbe starci dentro? viverle?

Adoro questo stile. Le seguenze di parole senza punteggiatura. L’ondeggiare dei periodi paratattici, con soggetti diversi. Non vedo l’ora di andare avanti – e questo, in genere, è un buon indicatore per un libro di qualità.

(La traduzione del libro è di Pier Francesco Paolini, ed è l’unica che si trova in Italia. Suona molto vecchia, anche se ha meno di quarant’anni.)

 

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3 thoughts on “La noia secondo Saul Bellow

    1. dici? difficile giudare da un pezzo così breve… il romanzo, è un romanzo “vero”, con personaggi, una bella trama.. ogni tanto ci infila in mezzo questi pezzi teorici – forse questo, estrapolato dal contesto, perde un po’ della sua forza..

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