Chiara Canton legge “Sei minuti”

L’attrice Chiara Canton, della compagnia Teastoasincrono, legge “Sei minuti” durante la presentazione di “Antropometria” che si è tenuta a Padova, il 6 novembre 2010, alla libreria Effetti Personali.

 

 

 

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6 risposte a "Chiara Canton legge “Sei minuti”"

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    1. Per certi versi, sono d’accordo anch’io – la parola si dovrebbe bastare da sé.
      Ma in certi casi, può essere interessante sentire come “suona” quello che si scrive – specialmente se chi legge è in gamba, come in questo caso.
      E poi è un modo per “allargare” un po’ – provare a capire se esistono dei modi “buoni”, cioè comunque non truffaldini, non ammiccanti, per far girare le cose legate ai propri libri.
      Un esperimento, ecco.
      Un abbraccio!

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  1. una cosa bellissima sarebbe incidere una collana di racconti adatta ai vecchietti che sono negli ospizi.

    conosco un po’ il problema perche’ mio padre ormai sono anni che periodicamente si fa i suoi due mesetti ricoverato. dipende da dove se li fa. adesso per esempio si trova presso una casa di cura dove non c’è nemmeno una televisione.
    lo so che non è il massimo della compagnia ma vi assicuro che è sempre meglio dei sedativi…
    non hanno altro che le nostre visite che per forza di cose sono limitate a due-tre ore al giorno… e poi?
    e poi niente. e chi non ha parenti o ce li ha ma non li va a trovare? sta da solo. indebetito.
    allora io penso che se potessero ascoltare musica, oppure dei racconti sarebbe una cosa bellissima. Inoltre in ogni casa di cura ci dovrebbe essere una sala proiezioni dove proiettare film a ciclo continuo di tutti i tipi. cosa gli costerebbe? corsi di teatro di cucina di canto.. ci scrittura.. di pittura.. decine di cosa da fare ci sarebbero… invece passano gli ultima anni della loro vita nello sconforto piu’ profondo chiedendo aiuto, svegliandosi sperando di aver sognato tutto e invece no.. invece no.
    che schifo.

    detto questo, l’attrice era molto brava a leggere.
    scusate il fuori tema.

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  2. @ Nicola: credo che le due cose siano esperienze completamente diverse, e che quindi l’una non sostituisca l’altra, o almeno non dovrebbe.
    La lettura implica dei processi completamente diversi dall’ascolto, ed è questa la sua peculiarità che la rende diversa ed unica rispetto a qualunque altra forma di fruizione.
    La lettura, in una presentazione del libro, altro non è che un momento per far “assaggiare” il libro, dunque è legata ad un contesto e ad un tempo particolare.
    Vedo ad esempio che sempre di più alla classica presentazione con presenza di relatore e autore (per fare un esempio), si opta spesso per un reading: letture, magari accompagnate da musica, senza interventi che non siano i brani letti e/o recitati. Trovo sia un bel modo di far circolare la scrittura, affidarla ad un’occasione di oralità fermo restando che lo spettatore “sa” di cosa si tratta; sa che che quell’oralità è l’anticamera per un altro tipo di fruizione che può scegliere o meno di fare.

    L’audiolibro invece (@ firdi), da un lato potrebbe portare il testo a chi non ha possibilità di leggere. Interessante l’esempio che fai parlando di persone anziane, ma il discorso lo si potrebbe allargare ai non vedenti, a chi, per diversi motivi, non può “materialmente” leggere.
    Sono sempre stato scettico nei confronti degli audiolibri, forse una forma di purismo, di sicuro (me ne rendo conto adesso) una forma di prevenzione. E col mio scetticismo un mese fa ho comprato il mio primo audiolibro e l’ho usato mentre guidavo, in viaggio, quando appunto ero impossibilitato a tenere tra le mani un libro e a sfogliarlo.
    Al primo tentativo, dopo i primi dieci minuti, ho tolto il cd dall’autoradio e ho messo un pò di musica. Abitudine. La preferivo. Dopo un’ora, rientrato in macchina da una sosta alla stazione di servizio, ho rimesso l’audiolibro.
    Il viaggio è trascorso velocemente e piacevolmente, ero entusiasta; spento la macchina e chiuso lo sportello, in testa avevo ancora molte suggestioni di quello che avevo ascoltato, e, cosa strabiliante, ricordavo tutto.
    Di fatto però ho lasciato l’audiolibro in macchina, non l’ho portato con me a casa, non ci ho nemmeno pensato. Avrei potuto farlo, magari lo mettevo su mentre facevo altro. Ma ho pensato che in casa, quando posso, preferisco leggere.
    In auto, il sentire qualcuno che mi racconta una storia mi fa piacere, almeno quanto ascoltare la radio o della musica, e, soprattutto, ora ho una scelta in più.

    il Neo

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  3. Paolo.
    E’ una gioia sapere del tuo libro e del signa-tour, sono davvero felice per te e ti auguro incontri meravigliosi, affollati e intensi.
    Alla tua, un sorso di Heineken e uno di Tequila Reposada.
    Non so come dirlo, ma sono fiero di te.
    Perdona la costante assenza ma tendo a mancare.

    Ti abbraccio,
    Claudiocane

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  4. * Neo
    Perfettamente d’accordo: la lettura di qualche brano arricchisce una presentazione, e in tale ambito direi addirittura che costituisca un elemento irrinunciabile. L’altro mio giudizio (che in questo contesto, me ne rendo conto, rischiava di suonare negativo, lapidario e assoluto, ma non voleva esserlo) era più generale, e si riallacciava a mie esperienze negative con persone che ritenevano la lettura “a voce alta” un qualcosa che dovrebbe addirittura sostituire, sempre e comunque, “l’altra lettura”. (Ed è poi il motivo per cui comprerò sempre dei libri, e mai degli audiolibri, anche se ne riconosco la meritoria utilità nei casi di persone impossibilitate a leggere).
    Comunque grazie per questo gentile e proficuo dialogo, che dimostra ancora una volta il vostro essere speciali!

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