Grafemi

Segni, parole, significato.

Francesco Coscioni legge “La lotta”

E’ sempre bello vedere un editore che ci mette la faccia, nelle cose che fa.

In questo caso, Francesco Coscioni, uno dei due titolari della Neo Edizioni, ci mette anche la voce, e legge il finale de “La lotta”, racconto tratto dal libro “Antropometria”, del quale sono l’autore.

La lettura è avvenuta il 5 novembre 2010, a Milano, all’Antica Focacceria San Francesco. La serata era presentata da Sabrina Campolongo.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

2 commenti su “Francesco Coscioni legge “La lotta”

  1. Nicola Pezzoli
    10/11/2010

    Avercene, editori così…
    Lunga vita!

    Un abbraccio, amico scrittore.

    Mi piace

  2. Susanna
    12/11/2010

    Ciao, grazie per essere passato, e grazie per avermi segnalato il tuo blog, che è davvero interessante e ricco di spunti.

    La lettura del racconto “Non del tutto, non per sempre” mi ha profondamente tubata: m’ha presa nelle viscere. Ho avuto l’impressione netta e viva che quella ceretta fatta alla moglie in coma (quello stesso coma vegetativo che la svelava nella sua natura più nascosta e privata) fosse più violenta, più disumana della violenza sessuale del primo racconto.

    L’egoismo che ci porta a credere che ci sia una relazione “tra gli oggetti di questo mondo e la bellezza assoluta”: l’egoismo che ci porta a pensare che una crema abbronzante, alla fine dei conti, sia più importante di tutto il resto.

    La crisi dell’uomo è tutta sua, la moglie si può dire che c’entri poco o nulla, se non in qualità di oggetto (di rosa, di pianta che ha perso la bellezza). Viene da pensare, alla fine della lettura, se lei fosse una pianta anche prima di entrare in coma.

    Scusami per questo lungo commento. Non sono neanche certa che la chiave di lettura che volevi dare al racconto fosse questa. L’unica cosa di cui sono certa è che è certamente quella che mi ha permesso di entrare nel racconto.

    Ti ringrazio, perché non solo riesci a regalare forti emozioni ed impressioni, ma regali anche ampio spazio per la riflessione. 🙂

    Mi piace

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