Grafemi

Segni, parole, significato.

La cena delle medie / Beati gli ultimi

Ho raccolto una serie di vecchi post sul periodo delle medie – che per me coincidono con gli anni tra il 1981 e il 1984. L’occasione è stata una cena delle medie alla quale ho partecipato tre settimane fa. Per vedere tutti i post collegati, è sufficiente accedere qui: https://grafemi.wordpress.com/category/cena-delle-medie/

 

Citazione
L’educazione si impartisce sfruttando la paura del bambino, o l’ambizione del bambino, o il bisogno di amore del bambino.

Prologo
Fino dall’asilo, io sono stato il Più Bravo della Classe. Ce ne è uno per ogni classe, ma questo, al Più Bravo della Classe, non viene mai detto, o lui non lo vuole sentire mai. Avevo una suora che mi seguiva, perché voleva provare che il suo metodo educativo era migliore. Scrisse un libro e mi mise in copertina. Pareva avesse funzionato.

Segni
Però partivo avvantaggiato. I miei mi dicono che a due anni, durane un matrimonio, seduto su una seggiola dalla quale non toccavo per terra, intrattenevo i parenti raccontando storie molto divertenti. A quattro anni mio fratello Alberto, che andava in prima elementare, mi ha insegnato a leggere: apriva il suo libro di lettura, e leggeva ad alta voce. Sono quelle piccole leggende che si raccontano per anni nelle case dei PbdC. E tutto quello che facevo, veniva raccontato con un sorriso compiaciuto a parenti, ad amici di famiglia, al telefono o durante i pranzi a base di tortellini in brodo, lesso, insalata russa e panettone, vicino a Natale.

Prodigi
Le mamme dei miei compagni di classe, alle elementari, dicevano ai loro figli, in mia presenza: perché non impari da lui? Lui ero io.
In seconda elementare la maestra ha detto a mia madre che in classe mi avrebbe dato un libro con esercizi e giochi, e che per un anno non mi avrebbe dato retta, che tanto non serviva.
Sempre in seconda, alla recita delle elementari, ho sostituito un bambino che non erano venuto a scuola proprio quel giorno, e ho recitato a memoria la sua parte (era Giuseppe), parte che avevo imparato semplicemente ascoltando le prove.
Quando scrivevo un tema, la mia maestra, che in generale era molto attenta a non creare false aspettative, mi mandava in giro per le altre classi a leggerlo.

Riflessione spicciola
Messi tutti nella stessa classe, bambini con caratteristiche diverse, con sviluppi intellettuali che seguono ritmi e tempi fisiologicamente diversi, si dispongono lungo una scala il cui unico metro è il risultato scolastico. Per la prima volta, apprendono un giudizio che il mondo sta dando di loro; ma a causa della semplicità dei bambini, ritengono che questo descriva con precisione il loro reale valore, per cui il PBdC può arrivare a credere di essere davvero quel piccolo genio che tutti dicono. “Quando vincerai il Nobel, ti ricorderai di me?” dice un bambino di nove anni al PBdC, il quale risponde, serio: “Certo”.

Siparietto e/o controcanto
Ma quando giocavamo a calcio, quando si decideva di fare una bella partitina di calcio, cinque contro cinque, o venti contro venti, sotto l’arsura del sole di giugno, e i due più bravi decidevano di fare le squadre, e tutti i ragazzini si mettevano lungo un muro del campo da calcio – perché a quei tempi i campi da calcio erano tra un condominio e l’altro – e i capitani iniziavano a chiamarne uno a testa, e quello che veniva scelto per primo lo sapevano tutti (staccava la schiena dal muro e andava dondolando verso il ragazzino che lo aveva scelto, gli rubava la palla da sotto il braccio e iniziava a palleggiare), io, in quei frangenti, ero l’ultimo ad essere scelto. Sempre. Solo in presenza di bambini con cromosomi taroccati lasciavo ancora qualcuno sul muro dietro la mia schiena, quando venivo chiamato, e mi avvicinavo a testa bassa al mio capitano, come a chiedergli scusa perché, alla fine, aveva dovuto scegliere anche me.

Maturità
Mio padre intuì quello che stava succedendo, lì a scuola. Una domenica mattina mi chiamò in salotto e mi parlò. Tra noi due non c’era neanche un po’ di intimità – lui aveva una barba nera e ispida, era spesso nervoso, non accarezzava le nostre teste – era imbarazzato, probabilmente – per cui quel momento mi sembrò particolarmente delicato – io e lui, da soli, con le porte chiuse, per maggiore riservatezza, come se io potessi avere un problema. Io!
Mi raccontò di quando lui, da piccolo (quando, nei miei pensieri, era ancora in bianco e nero), assomigliava a me, che anche lui era stato il PBdC. Alle elementari, in quinta, faceva lezione ai suoi compagni di classe. Alle superiori passava i compiti a tutta la classe. Poi arrivò all’Università e si rese conto che c’erano tante persone con le sue stesse capacità e tante persone con capacità anche più grandi. Mi disse, con una dolcezza e un tatto che non gli riconoscevo, che non era detto che sarebbe successo questo anche a me – per quello che si sapeva, potevo davvero arrivare al Nobel – ma che era possibile, o probabile, o addirittura molto probabile, che prima o poi si verificasse proprio questo “calo”, e che quindi era importante pensarci, per tempo, per imparare a gestire questa discesa verso la normalità. Compresi bene quel discorso. Lo tenni da parte, fino a quando mi sarebbe tornato utile, e mi avrebbe salvato.

Profezie
Quando Tommaso (Tommaso Olivieri in persona) mi presentò ad una sua amica, una certa Raffaella che era venuto a trovarlo, a undici anni, da Vigevano – una ragazzina con i capelli lunghi, le lentiggini, [mi sembrava di intuire che era stata la sua fidanzata durante gli anni delle elementari che avevano fatto insieme (cosa che faticavo a spiegarmi: Tommaso a scuola non era particolarmente brillante, come era possibile una cosa del genere?)] – durante quella presentazione, la mamma di lui, Ivana, che era presente disse a Raffaella: ricordati di questo bambino, che da grande ne sentirai parlare. E non sorrise, quando lo disse. E io avevo undici anni.

Ai giorni nostri
Ecco. Oggi camminavo lungo via Palmiro Togliatti, una strada della zona artigianale di Sovigliana, poco fuori Empoli, e avevo appena finito di mangiare un piatto di pasta alla Casa del Popolo – il mio ristorante preferito di Sovigliana – e ho pensato questo: che l’unico modo che avrei per far parlare di me adesso, l’unico sistema perché Raffaella, quella con le lentiggini, possa dire ai suoi figli o al suo ex marito: “Ehi, ma quello lo conosco, era il ragazzino brufoloso amico di Tommy, il Più Bravo della Classe!”, sarebbe quello di farmi esplodere a sorpresa dentro ad un centro commerciale, o piazzarmi sopra una palazzina e sparare alla gente che passa sotto, a caso, come la Morte in persona. Non mi è venuto in mente nient’altro.

Epilogo con Happy end
Ma la cosa che mi piace di tutta questa storia è che sono felice. Che anche se sono normale – neppure tanto apprezzato sul lavoro, per certe mie prese di posizione, o per alcune scelte discutibili fatte di recente, tipo aver deciso – unilateralmente – di spostarmi a duecento chilometri dalla sede della principale azienda per la quale sgobbo come un uomo di colore – sento che non mi manca niente. La vita, in fondo, non è mica una gara.

 

(settembre 2007)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/11/2010 da in cena delle medie, Ricordi, Scrittura con tag .

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