L’antenna

Due settimane fa, tornando dalla Francia, sono passato per Milano, in un piccolo tour della nostalgia: le strade dove io e Dunja passegiavamo, il bar sotto casa dove facevamo colazione, la libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, il Castello Sforzesco dove abbiamo festeggiato un capodanno di tanti anni fa. I bambini erano curiosi – è proprio qui che avete vissuto? – ma dopo un po’ hanno iniziato ad annoiarsi: non hanno alcun ricordo, di Milano. Volevamo fermarci all’Esselunga a prendere lo yogurt, le castagne precotte, qualche vino della Valtellina, ma ci abbiamo rinunciato; così, intorno alle sei di sera, abbiamo imboccato viale Palmanova (ecco Cimiano, la “nostra” fermata della metropolitana) e ci siamo buttati nella tangenziale Est.

Anni fa, quando si avvicinava Cologno, e si intravedeva l’antenna di Mediaset, scherzavo su Berlusconi, sul suo potere, e magari raccontavo a mia moglie qualche barzelletta. Eravamo nella fase in cui ci sembrava che Forza Italia, lo strapotere di Berlusconi, l’invasione delle sue televisioni, fossero un episodio passeggero nella vita dell’Italia – una sorta di scivolone collettivo, un colpo di testa, che sarebbe rientrato perché contrario alla ragione. Ecco cosa mi veniva in mente: uno zio che all’annuale cena di Natale, a sorpresa, invece di portare con sé la moglie che avevamo sempre conosciuto, presenta un troione alto due metri, tanto appariscente quanto stupido e volgare. C’era, nel rapporto tra gli Italiani e Berlusconi, qualcosa di simile ad una sbandata erotica. Quando nel 2006 la sinistra di Prodi tornò al potere, pensai che quella fosse la giusta, naturale conclusione.

Questa volta, invece, la grande antenna di Mediaset che sbuca dagli stabilimenti di Cologno Monzese, addobbata a Natale, mi è sembrata minacciosa, e incredibilmente tetra. C’era, nella sua altezza, nella forza della sua imponenza, nel suo essere sempre uguale, sempre là, qualcosa di sovietico, o di nazista, o di fascista – come un enorme insolente monumento al quel potere che si fa beffe del popolo. Il cuore pulsante del berlusconesimo, del Pdl, il centro di questi ultimi 17 anni di storia dell’Italia, è proprio là, in quegli edifici dove, da trent’anni, si forma il popolo italiano.

Gli eventi di questi giorni – la storia del bunga-bunga, il puttanaio maleodorante che gira intorno al nostro Primo Ministro, i soldi, la decadenza di vecchi gaudenti – non mi hanno particolarmente stupito: assomigliano all’esclamazione di quel bambino che vedendo il re vestito con il suo nuovo abito esclama: “ma è nudo!”. Sapevamo tutti, immaginavamo tutti, quale corruzione potesse gravare attorno ad un uomo che ha costruito il proprio impero economico, politico, sociale, su una televisione commerciale; conoscevamo tutti la volgarità esibita, vantata, dal caro amico di Putin – un detto popolare diceva “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, e io penso alla faccia torva di Cesare Previti (a proposito: che fine ha fatto? leggo su wikipedia che è stato condannato a 11 anni di reclusione, ma che sta scontando la sua pena attraverso l’affidamento ai servizi sociali; leggo anche che nel 2007 alcune intercettazioni dimostrano come abbia cercato di raccomandare alla dirigenza laziale suo figlio Umberto, portiere della primavera del Lazio: il che ci porterebbe a pensare che certi atteggiamenti sono genetici), all’arroganza (e alle donne) di Vittorio Sgarbi, alla mancanza di dignità di Capezzone, Bondi, Bonaiuti, Cicchitto. E a Emilio Fede. Emilio Fede è stato considerato, per anni, una specie di macchietta – tanti amici dicevano di guardare il tg4 per farsi due risate, per vedere fino a che punto poteva spingersi l’adulazione del potente, il servilismo di un giornalista dipendente del Primo Ministro; quei telegiornali, però, la versione commerciale dei notiziari sovietici, li vedevano due o tre milioni di persone al giorno. Fanno ridere, certo: e agli intellettuali, generalmente, piace compiacersi della propria lucidità, del proprio distacco, della propria capacità di guardare le cose per quello che sono. Nessuno, però, ha capito che quei telegiornali erano molto più pericolosi di qualsiasi altra cosa, perché sono il modo con il quale si forma il consenso.

Uno dei primi atti di chi prende il potere con un colpo di stato è assumere il controllo completo dei mezzi di comunicazione: le radio trasmettono musica classica, o da ballo, le televisioni mandano in onda vecchi sceneggiati, le redazioni dei giornali vengono chiuse. L’Italia è il primo caso al mondo in cui chi detiene il controllo dele televisioni prende il potere; il colpo di stato è già avvenuto, e le elezioni diventano una ratifica del potere detenuto. La prova? Il fatto che nessuno sia in grado di notare la mostruosità di questo oggettivo pezzo di storia d’Italia: il proprietario del principale sistema televisivo privato italiano è diventato primo ministro.

Leggendo la richiesta del tribunale di Milano, sfogliando le 389 pagine che ormai in Internet si trovano ovunque (eventualmente, su richiesta posso inviarla via mail), c’è un dettaglio che mi pare sia sfuggito a tutti. Emilio Fede sta conversando con Fedele Gentile (con un nome così, poteva fare solo l’autista di Lele Mora). Stanno cercando di trovare il modo di far arrivare due ragazze in Sardegna, da Berlusconi, per una festa. Il ragazzo di una delle due fa problemi, non si fida. Ecco come affrontano il problema i due volenterosi carnefici di Silvio:

Fedele: allora, la vedo nera direttore, perché queste’ qua stavano a cinque minuti dall’imbarco, stavano salendo sull’aereo, e queste’ qua il fidanzato giù che l’aspetta, già c’ha litigato ieri che non è partita, e sta andando giù adesso, dice: “io non posso questo qua mi manda a fanculo poi, e ci sto già da un pò ‘, poi capisce qualcosa di strano… ” e dice: “per il momento non posso far niente… ”
Emilio: e una cosa televisiva? un impegno televisivo?
Fedele: e infatti le ho detto: “adesso vai giù, magari vedi la situazione giù e ci sentiamo magari sul tardi domani mattina, e vediamo se riusciamo a fare… ” aspetti, e’ho lei al telefono…
Emilio: sì ma gli forniamo una notizia televisiva, che gli dica
Fedele: (Fedele parla con Amanda, n.d.r.) dimi Amanda, dimi Amanda – allora tu vai giù stasera e domani mattina, domani pomeriggio ti prendi un aereo e vieni su, tutte e due insieme però, eh?! sì ti faccio fare il biglietto ti faccio fare tutto, tutt’e due però eh?! – ok, va bene – trova una scusa – digli un impegno televisivo
Emilio: con Emilio Fede… dì che se non vengono…
Fedele: con Emilio Fede, c’ho un impegno televisivo con Emilio Fede e se non vado
su…

Il punto cruciale è questo: Fede che dice “gli forniamo una notizia televisiva che dica…”. Le ragazze non sanno che scusa inventare con i loro fidanzati; Fede propone un impegno televisivo (che non esiste: sono attese per una festicciola) e, per avvalorare questo alibi, propone di creare una finta notizia. Il mondo, la sua realtà, possono essere piegati, modificati,  reinventati attraverso la televisione. Questo è il nocciolo degli ultimi 17 anni. Non conta ciò che è vero: conta ciò che viene raccontato nella televisione. E poiché gli ascoltatori sono tanti, e diversi, diventa necessario diversificare il messaggio: rozzo e semplificato su Rete4, moderno e ironico su Italia 1 (quando l’altro giorno un’ex-concorrente del GF tedesco,  tale Carolin Ebert, aka Sexy Cora, pornostar, è morta durante la sesta operazione di mastoplastica, finalizzata, come le cinque precedenti, all’ingradimento del seno – una notizia che i giornalisti di Studio Aperto hanno reputato doveroso comunicare – il servizio consisteva in una sequenza interminabile di culi e tette rifatti), finto serio su Canale 5, finto istituzionale su Rai 1, cronachistico su Rai 2. Ciò che conta, però, è che in tutti i casi Berlusconi possiede gli strumenti per raccontare la realtà, e per modificarla a proprio piacimento. La scorsa sera Berlusconi è andato in onda su tutte le reti a raccontare la sua verità sull’inchiesta della Procura di Milano: questa narrazione pubblica, condivisa, si sovrappone, nasconde, annichilisce, gli atti che girano, di sottobanco, tra la piccola fetta di popolazione che preferisce scegliere, e giudicare autonomamente i fatti e le notizie. Berlusconi possiede la narrazione del presente, che quotidianamente riscrive il passato e crea il futuro: le toghe sono rosse, il Pd vuole il comunismo, Berlusconi è sempre stato assolto, è in atto una cospirazione dei giudici, le richieste di processi per Berlusconi arrivano sempre nel momento meno opportuno, e mai per caso.

Le prove di questo lavaggio del cervello si ritrovano poi nei blog, e senza neanche tanta fatica. In un post intitolato “Berlusconi… una forza della natura…” leggo:

EVVAI BERLUSCONI…MONTALE TUTTEEEEEEEEE….
COME DICEVA UN MIO AMICO…OGNI LASCIATA è PERSA…PER CUI!!!!!!
TE CHE PUOI FREGATENE DEGLI INVIDIOSI CHE CIRCOLANO PER STRADA,E DELLE ROSI BINDI CHE ANCHE A LOURDES HA TROVATO CHIUSO….

In un altro blog, leggo questo:

E dire che hanno [si riferisce ai giudici di Milano] inventato le comuni, le canne e le orge di gruppo…. negli anni settanta durante le Feste dell’Unità si scopava più che su un set di video hard. Volevano l’amore libero, l’utero da gestire, l’aborto libero, il divorzio, la pillola del giorno prima e quella di due giorni dopo. [..] Ed ora, dopo aver indossato il saio francescano di una sobrietà e di una morigeratezza che non hanno MAI avuto per statuto mentale, vengono a fare la predica e a puntare il dito contro uno che SCOPA più, meglio e con più stile di quanto loro non abbiano nemmeno mai immaginato?

Questi sono esempi di chi sostiene Berlusconi; il primo pezzo è tragicamente stupido; il secondo, invece, mostra come la ricostruzione del passato e la creazione del presente siano arrivate al loro scopo: al di là del riferimento alle orge alle Festa dell’Unità che, nella sua assurdità, è un piccolo capolavoro orwelliano, è interessante notare come questi servi del potere negano, contestano, il diritto all’orgia del popolo, mentre difendono quello sacrosanto del potente. La frase “State sereni” che Berlusconi rivolge, come un papa buono, a chi lo ascoltava durante il suo comizio dell’altra sera (mancavano i sottotitoli per quelli che non credevano alle loro orecchie), è assurda solo se giudicata dall’esterno di quel connubio inscalfibile che il Primo Ministro ha instaurato con il suo pubblico di elettori.

L’antenna di Mediaset, dunque, non è solo un ripetitore di segnali televisivi: rappresenta la fonte stessa del pensiero berlusconiano, il groviglio di fili che muove come burattini tanti italiani, la bacchetta magica che invia comandi ai propri servi (le parole d’ordine che escono da là, te le senti ripetere già il giorno dopo, al bar, come un mantra: menomale che Silvio c’è). Non esiste, dunque, alcuna possibilità di combatttere contro il mostro mite del re delle televisioni – è passato troppo tempo da quando è iniziato il suo lavaggio del cervello. Alla fine dell’Impero Romano, fu sufficiente un blackout di cento anni per bloccare la storia del mondo occidentale per sette secoli; l’Italia, con trent’anni di lobotomia di massa, si riprenderà nel 2500.

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3 thoughts on “L’antenna

  1. Ingurgitato un antivomito, mi limito a commentare la Lobotom-Italy che emerge dai due pezzi finali. Il primo è il classico misero uomo-cazzo tipicamente italiota, di quelli secondo cui l’uomo non HA un pene ma E’ un pene, su cui fare tacche ogni volta che stura una vagina. Il dato deprimente è che costoro sono migliaia e migliaia. Recentemente, a un pranzo, ho dovuto ascoltare un sessantenne che, per indottrinare un commensale ventenne contro le “tentazioni” della bisessualità se ne è uscito con la perla di saggezza “la Minchia deve essere Minchia”, dopodiché ha taciuto, compiaciuto e soddisfatto, in attesa di applausi.
    Il secondo è ancora peggio, ma per fortuna leggermente (solo leggermente) più raro. La classica via di mezzo tra fascista in malafede e servo lecchino senza onore, che pur di schierarsi col ricco e potente e squallido padrone non esita a dire non solo fandonie deliranti, ma addirittura a infangare il “libero amore” paragonandolo, anzi, dichiarandolo cosa peggiore, dello scopare ambiziose inguardabili troiette, e arrivando a definire lo “scopare” del Peto coi Tacchi uno scopare “meglio e con più stile”.
    Secondo me, simili escrementi umani col cranio imbottito di cacca finiscono con l’essere nocivi al genere umano molto di più di quanto non possa esserlo un serial killer!

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  2. Hai espresso con un’accurata analisi ciò che io ho malamente espresso in poche righe.
    Quando un uomo, un imprenditore che deteneva in sé il potere ‘comunicativo’ in quanto proprietario di tv, giornali e ogni mezzo di comunicazione, si è presentato nel campo politico del paese, ho diffidato da subito. Secondo la mia idea di persona che non capisce nulla di politica, è impensabile che la stessa persona possa esercitare potere politico e mediatico (e abbia anche un enorme potere economico).
    Evidentemente il mio pensiero non collima con quello della maggioranza. Intanto, però, gli anni sono passati e molti danni sono stati fatti.

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