Grafemi

Segni, parole, significato.

Le parole pubbliche

Che la stupidità sia esclusivo appannaggio della destra è una chimera che noi, gente di sinistra, amiamo coltivare. I fatti, però, più di qualche volta ci mettono di fronte alla cruda realtà: sebbene non equamente divisa, la stupidità è una caratteristica di tutto il genere umano.

Ammetto: quando, nel 2007, Mario Adinolfi si era presentato alle primarie del Pd, non sapevo nemmeno chi fosse. E’ probabile che io abbia letto il suo programma, e che magari lo abbia anche apprezzato, ma non ho mai avuto l’occasione di sentirlo parlare, di vederlo in azione, di valutarne lo spessore umano. Era un personaggio sullo sfondo – una scusa per poter dire che nel Pd esisteva la democrazia, che le primarie erano un reale confronto tra persone diverse. La prima volta che l’ho visto dal vivo è stato due o tre mesi fa: in non so quale trasmissione era giunto a diverbio con non so chi, e questa notizia aveva assunto un discreto rilievo. Su youtube avevo visto uno spezzone di quello scontro, dove l’altro augurava, retoricamente, che Adinolfi prima o poi venisse picchiato da qualcuno – si parlava delle manifestazioni studentesche, della repressione violenta della polizia. Ecco, in teoria avrei dovuto essere d’accordo con Adinolfi, avrei dovuto condividere il suo sdegno, ma non ci sono riuscito: aveva torto marcio.

Le parole non possono esprimere tutto il mondo che ci sta dentro (c’è un bellissimo pezzo, nel racconto L’aleph di Borges, che parla proprio di questo), ma spesso finiscono per dire più di quanto vorremmo. E le parole usate da Adinolfi in quella trasmissione – anche il tono, l’attegiamento, la postura – erano segnali evidenti che c’era qualcosa che non andava: l’impressione era che dietro, sotto, dentro a quella testa, ci fosse un pericoloso mix di luoghi comuni, demagogia, violenza, insolenza, tracotanza e stupidità. Soprattutto stupidità. Nella mia fantasia – che non ho modo né di smentire né di confermare – ho pensato che Adinolfi fosse stato cresciuto in una famiglia acculturata, impegnata in politica, sicura delle proprie idee, ma che lui fosse la pecora nera – quello che a scuola continuava ad essere bocciato, quello che dava la colpa ai professori, quello che si ostinava ad andare al bar o allo stadio invece che seguire le lezioni: è come se fosse sicuro non delle proprie idee, ma di quelle di qualcunaltro.

Perché Adinolfi, applicando il solito luogo comune che noi di sinistra usiamo per difenderci dalle minacce interne, non è di sinistra – vorrebbe esserlo, ma non ha capito cosa vuol dire. La prova è venuta qualche giorno fa quando su Facebook, parlando di Signorini, ha detto qualcosa tipo “ma che mi faccia una pippa a due mani, quel frocetto di merda”. Ora, non c’è dubbio che Signorini, con tutte le dovute proporzioni, sia il Goebles del ventunesimo secolo – instancabile, e consapevole perché intelligente, motore di propaganda non tanto, non solo, per Berlusconi, quanto, e soprattutto, per il berlusconesimo, il vero male dell’Italia. Ma allo stesso modo non c’è dubbio che esistono molti modi di criticare o contestare qualcuno, e che questa varietà di modi si restringa notevolmente per chi ambisce ad essere il rappresentante di qualcuno. Adinolfi è un uomo pubblico – ha scelto lui di esserlo – e le sue parole, e i suoi atti, sono pertanto pubblici – come ci aspettiamo, come pretendiamo siano tutte le parole e tutti gli atti di tutti gli uomini politici, a partire dal Primo Ministro. La sua frase, che è di una beceraggine quasi avvilente, diventa umiliante quando viene pronunciata da un tizio che viene invitato nelle trasmissioni televisive ad esporre il pensiero della sinistra.

Adinolfi si è difeso in due modi: dicendo che lui non è omofobo, perché è stato l’unico dei candidati alla segreteria del Pd ad aver messo nel proprio programma il riconoscimento dei matrimoni gay, e dicendo che siccome lui è obeso, conosce la discriminazione. Per il primo punto, o Adinolfi ammette di avere qualche traccia di schizofrenia, o il suo programma era stato fatto da qualcun’altro – ed ecco ritornare l’impressione che sostenga idee non sue e che fondamentalmente non ha capito; per il secondo, invece, c’è poco da aggiungere: qui c’è della stupidità esistenziale e, ahimè, inestirpabile. Adesso, sarebbe bello che Adinolfi prendesse atto dei propri limiti, e che la smettesse di andare in giro a proporsi come giornalista di sinistra, politico di sinistra, blogger di sinistra (giocatore di poker di sinistra?); ma come cantava Georges Brassen, per riconoscere di non essere intelligenti, bisogna esserlo.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

9 commenti su “Le parole pubbliche

  1. Giacomo
    26/01/2011

    È una questione interessante. Nell’arrabbiatura, quando le staffe vanno perse, emerge qualcosa – non dico ciò che c’è di originale, vero ecc., perché sono aspetti sopravvalutati, o meglio valutati male: non esiste un’autenticità, una verità interiore, un’essenza immutabile ecc. ma solo materiali personali da sottoporre a lavorazione. Ecco, in certi casi è interessante vedere lo stadio di questa lavorazione; e lo si vede solo quando si apre il velo sul privato (che è appunto costituito da quei materiali, mentre il pubblico è l’officina dove avviene la lavorazione). In questo senso è molto istruttivo vedere una persona quando si arrabbia, quando parla a ruota libera, quando crede di non essere in pubblico o comunque ascoltata ecc. Non perché “si rivela per quel che è” (come se il pubblico fosse apparenza [evanescente] e il privato realtà [immutabile]), ma perché appare nella sua interezza viva, nel suo essere in lavorazione.
    Al limite, il suddetto avrebbe potuto dichiarare:
    “questo è il mio programma politico; sappiate però che il mio immaginario e il mio linguaggio* sono ancora inquinati da scorie di una mentalità perniciosa, sulle quali sto lavorando; abbiate pazienza.”
    * Mica poco!
    Su queste basi sarebbe possibile decidere a ragion veduta.
    Quindi, è importante ascoltare e osservare con attenzione la totalità di un politico, non solo i suoi atti pubblici.

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    • Paolo Zardi
      26/01/2011

      Mi hai fatto venire in mente un film, tratto da un racconto di Stephen King, intitolato “La zona d’ombra”. Un sensitivo, toccando la mano di un individuo, aveva visioni del suo futuro; nell’immagine visualizzata, c’era una zona d’ombra che corrispondeva a ciò che ancora non era stato definito, e che quindi poteva essere cambiato: in pratica, vedeva il futuro come sarebbe stato se non si fossero modificate le condizioni di partenza. Stringendo la mano di un candidato lanciato verso la presidenza degli Stati Uniti (un kennedyano rampante interpretato da un grande Martin Sheen), vede che avrebbe premuto il famoso bottone rosso delle bombe atomiche. Decide quindi di ucciderlo per salvare il mondo. Durante l’attentato, però, qualcosa va storto – il veggente non è un criminale, ed è pure zoppo: le guardie lo bloccano in tempo. Nel parapiglia, però, il futuro presidente alza un bimbo in braccio per proteggersi dai possibili colpi, e viene fotografato in questo atto spregevole. Il sensitivo, prima di morire, fa in tempo a leggere il futuro di Martin Sheen: la copertina del Time con la sua foto mentre solleva il bimbo, e una pistola puntata in bocca.
      I momenti fuori dal controllo dicono molto sulle persone – e dici bene tu: non sul loro vero io, ma sul loro io completo. Adinolfi, probabilmente, non è un cretino travestito da persona civile, ma una persona civile e un cretino allo stesso tempo, in base al contesto, al momento, all’occasione.
      E’ sempre un piacere leggerti, Giacomo e – te lo vorrei dire molto più spesso – il tuo blog è da rimanere a bocca aperta per la bellezza

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  2. Nicola Pezzoli
    26/01/2011

    Grandioso pezzo, amico mio! (Sublime quel “giocatore di poker di sinistra”…)
    Per fortuna su grafemi l’intelligenza non latita mai. Lo dimostra non solo quello che scrivi, ma anche l’interessante commento di Giacomo.
    La pochezza mentale altrui ci sta corrodendo l’anima. A destra tengono proprio la fabbrica della non intelligenza (il Peto coi Tacchi, Emilio Fedente, il sedicente filosofo Fiascone, la San Purscé, e chi più ne ha più se li tenga) ma pure a sinistra qualche bella botteguccia artigianale della stupidità non cessa mai di sfornare i suoi prodotti…

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    • Paolo Zardi
      26/01/2011

      La paura è proprio che la stupidità, che è più semplice da raggiungere, diventi la norma.. Non so come fosse una volta – ieri sera ho finito “L’educazione sentimentale” di Flaubert, e mi torna che la madre degli stupidi sia sempre incinta, da sempre…. Però almeno una volta ci si vergognava di essere stupidi – ora, invece, la stupidità è stata portata a modello di vita – hai presente l’ultima pubblicità della Diesel? Be stupid!

      ps ieri sera, dopo aver finito Flaubert, gironzolavo per la casa alla ricerca da qualcosa di leggere… Cervantes? Troppo presto… 2666 di Bolano? No, non dopo un “mattoncino” (capolavoro) come Flaubert. Una banda di idioti? Non so, non avevo voglia di leggere qualcosa di così “gonfio”… alla fine sai cosa ho scelto? Un racconto lungo di Stephen King – quello da cui è stato tratto “Stand by me”: come ti dicevo, mi lascio consigliare dagli scrittori, e questo me l’hai consigliato tu, nella recensione di Ammaniti! Ho voglia di leggere qualcosa che sappia descrivere l’adolescenza (compito difficilissimo), e già nelle prime pagine mi pare di respirare aria pura! Grazie!

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  3. vitaliano
    26/01/2011

    Sul piano dell’ostracismo sociale ed umano, i grassi ed i Finocchi (secondo l’Adinolfi) avrebbero lo stesso peccato originale, quello, cioè, di essere “intrinsecamente cattivi”?

    Se così è, come la chiesa raccomanda all’omosessuale di avere amori ma non amanti, alla stregua raccomandi all’Adinolfi di avere cucina ma non bistecche.

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    • Paolo Zardi
      26/01/2011

      In qualche modo sì: il suo ragionamento è che siccome lui è grasso, e quindi discriminato, può discriminare gli omosessuali, perché in realtà non li sta discriminando ma sta solo scherzando… che è esattamente quello che dice Berlusconi circa le barzellette che lui stesso racconta. No a questo, no a quello! 😉

      ps in effetti la Chiesa, ultimanente, si è concentrata più sui peccati sessuali che su quelli di gola! 🙂
      a domani!

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  4. Susanna
    27/01/2011

    Quello che penso, sul serio, è che l’omofobia è ormai talmente inserita nella società che non ce ne rendiamo neanche più conto, che siamo in grado di insultare un omosessuale, di ritenerlo “diverso”, e però considerarci “tolleranti e caritatevoli” perché siamo a favore del matrimonio gay.

    Non ho timore di dirlo, quando ero più piccola e molto più disinformata, diciamo sugli undici-dodici anni, mi ero convinta, non so bene come, che l’omosessualità fosse una sorta di alterazione a livello celebrale, eppure sono nata in una famiglia di sinistra, che quando mi era venuto questo piccio ha cercato in ogni modo di spiegarmi come stavano le cose, sono sempre stata educata al rispetto dell’altro. Insomma, questa mia convinzione non si spiegava. E nessuno è riuscito a convincermi del contrario, davvero, finché da sola, maturando, crescendo, informandomi, non mi sono resa conto di come stavano le cose (pure cocciuta sono!).

    Non so se hai visto il film “genitori e figli”. In quel caso si trattava di un bambino che, sempre vissuto in una famiglia per bene, a un certo punto si rivela essere razzista, non si sa bene perché.

    Ecco, ci sono sentimenti “di pancia” che con la sinistra e con la destra c’entrano poco o nulla (io mi sto sempre più convincendo che essere “di sinistra” o “di destra” non significhi nulla, ma questa è un’altra storia). C’entrano piuttosto con la disinformazione, con la incapacità (o impossibilità, per diverse ragioni) di immedesimarsi nell’altro.

    Dire “io sono obeso, quindi so cosa vuol dire essere discriminato” non vuol dire niente, se poi non ti fai problemi a discriminare un omosessuale. Si continua a pensare a sé, al proprio ego, ci si guarda all’interno, mai all’esterno.

    Non si può vivere in società se non si guarda alla società. Credo che per un uomo sia la cosa più difficile in assoluto: riuscire a capire che uno sconosciuto, con cui non si ha nulla a che spartire, vive da qualche parte nel mondo.

    Viviamo un meccanismo “televisivo”: ciò che vedo esiste, ciò che non vedo non esiste. E così non ci rendiamo conto di quello che ci circonda.

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  5. Matteo Scandolin
    02/02/2011

    Io confesso che sarei curioso anche solo di sfogliare il settimanale di Adinolfi, che però non trovo da nessuna parte – neanche a Milano. E in questo momento non mi ricordo neanche come si chiama. Ché di Adinolfi come giornalista non so niente.

    Quella del “giocatore di poker di sinistra” non l’ho capito: son stato disattento, o c’è un riferimento che non colgo? 😛
    MS

    Ps. Fermo in stazione a Vicenza, ‘sto cazzo di treno non si muove. Dietro di me due ragazzi stan parlando di calcio con pesanti inflessioni autoctone: «El Parma? Vara che el Parma galo un bel ataco!» C’entra niente, ma volevo condividere – anche per abbassare il livello culturale dei commenti, checcazzo.

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    • Paolo Zardi
      02/02/2011

      Mario Adinolfi, oltre a fare il giornalista, e il politico, è giocatore di poker professionista. Il che mi pare piuttosto singolare – ma forse io sono un tipo all’antica.
      Per il Parma, con Amauri in effetti l’attacco del Parma è più forte… 😉
      Baci e a presto!
      Paolo

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Questa voce è stata pubblicata il 26/01/2011 da in Politica, reality, Satura Lanx, tv con tag , , , .

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