Grafemi

Segni, parole, significato.

L’unghia artificiale

La pubblicazione di un libro passa quasi sempre per una fase di editing, più o meno pesante. Nel caso di Antropometria l’editor, Angelo Biasiella, è intervenuto soprattutto in due direzioni: richiesta di “rimpolpare” alcuni racconti (magari per riequilibrarli), richiesta di rimozione di racconti dal manoscritto che avevo sottoposto all’attenzione della casa editrice. Mentre la prima richiesta è sempre stata accolta (da me) con favore, sulla seconda ci sono state discussioni che si sono protratte per lungo tempo. Alla fine, con il senno di poi, ammetto che aveva ragione lui.

I motivi per i quali sono stati tolti alcuni racconti sono diversi, tanto diversi quanto i racconti stessi. Uno in particolare, però, tu abbandonato perché ritenuto “eccessivo” – eccessivo persino per una casa editrice come la Neo Edizioni, capace di rischiare. Sul blog, però, ci sono meno vincoli, per cui mi piace proporlo qui, per quello che è.

 

L’unghia artificiale

 

“E poi?”
“Poi niente.”
“Niente del tutto?”
“Niente del tutto. Non c’era benzina. Ci siamo fermati a dieci chilometri da casa. Pioveva. Abbiamo chiamato un taxi. Mezz’ora perché arrivasse, cinquanta euro per dieci chilometri. Ma va bene così. Era la prima volta. Forse eravamo così emozionati che ci siamo dimenticati di fare rifornimento.”
“Questa è la mia prima volta.”
“E ti è piaciuto?”
“Molto. Anzi, dire molto è dire troppo poco. E’ stato incredibile.”
“Anche per me. Non pensavo che sarebbe stato così eccitante.”
“E’ la sagra dei verginelli?”
“Se ne era parlato diverse volte, negli ultimi anni, tra di noi…”
“Bene o male?”
“Devo essere sincera: la vedevo sempre come un’ipotesi troppo trasgressiva – troppo per il nostro modo di intendere l’amore, voglio dire. Non in generale, certo. Per noi. Solo per noi, ecco.”
“Forse ero più io ad insistere, no? Però avevo paura che questa mia proposta potesse essere interpretata male, cioè come un desiderio di fuggire da una situazione che mi stava stretta. Non è mai stato così. Ma c’erano tante resistenze da superare – anche mie.”
“So bene che non è facile. Ci sono mille tabù da infrangere.”
“E poi c’è la morale.”
“La morale, sì. Una gabbia dorata. Fino a che stai dentro, va sempre tutto bene. Quando esci, iniziano i problemi.”
“La morale te la installano dentro.”
“E’ vero! Quella vocina che ti dice che non sta bene fare così, che non si deve, che non è corretto. Efficacissima.”
“E’ un prete portatile, la morale. Da passeggio. Ce ne dovrebbe essere uno anche qui.”
“Sul serio?”
“Non ascoltarlo. I tabù di cui parlo ce li hanno anche gli atei.”
“Sono d’accordo. Ripeto: la difficoltà sta nel superare la visione che si tratti di un desiderio di fuga. E’ quello che fa paura.”
“Ma io non ho mai pensato che tu volessi fuggire, sai? A me spaventava la situazione in sé. Non sapevo quali reazioni avrei potuto avere.”
“Hai reagito bene, non c’è che dire!”
“Vero! Ma non conoscevo le risposte da dare. Non sapevo se sarei andata bene. Se mi sarebbe piaciuto. Se mi sarebbe piaciuto vedere l’uomo che amo in una situazione come questa, e se mi sarebbe piaciuto che l’uomo che amo mi vedesse in una situazione come questa.”
“E come è stato?”
“Vederti è stato eccitante. Ho intravisto un’animalità, una potenza istintiva, che avevo smesso di notare. E’ stato come guardare la propria città con le mappe di Google. Una nuova prospettiva. Quella strada passava davvero così vicina a casa nostra? Perché non ho mai fatto caso al parco che dista solo un chilometro da noi?”
“E farti vedere da lui?”
“Dovrei rispondere io, no?”
“No, credo debba farlo lei.”
“Sì: io stavo chiedendo non come è stato per te vederla, ma come è stato per lei essere vista.”
“All’inizio è stato terribile. Quando tu hai strofinato il tuo seno sul mio viso, mentre tuo marito si avvicinava a me, nudo, è stato come un sogno che avevo fatto tanto tempo fa, e che è riemerso in molte occasioni: ero in uno di quei gabinetti prefabbricati, in una piazza molto grande, che mi ricordava Copenaghen, o un paese nordico, e mentre ero dentro, e stavo.. stavo defecando… la porta si è aperta – anzi, tutte le pareti si sono staccate, e io ero lì, seduta, mentre la gente passava, gettava un’occhiata verso di me, e proseguiva.”
“E poi?”
“Poi nel sogno?”
“No, poi qui, tra di noi.
“Poi, l’aspetto fisico ha preso il sopravvento. Il piacere, intendo dire. Essere penetrata è qualcosa che comunque modifica la percezione del mondo.”
“Ma con una donna, c’eri mai stata?”
“No, tu sei la prima.”
“E tu eri mai stato con un uomo?”
“No.. Loro due sono stati i primi. Non ero mai stato penetrato, e non avevo mai penetrato un uomo.”
“Ti è piaciuto?”
“Lo sai che questa domanda mi imbarazza più di quello che è successo?”
“Quindi non hai voglia di rispondere? Oppure ti vergogni perché qui c’è tua moglie?”
“Amore, come è stato per te vedermi mentre venivo penetrato?”
“Dolce. Ti ho visto vulnerabile, ma non hai perso neanche un po’ della tua dignità. Ho riconosciuto qualcosa di me in te, che non avevo mai visto. Per te come è stato?”
“Da un punto di vista fisico, devo ammettere che non è stato particolarmente piacevole. Specialmente con te..”
“In effetti io ero stato invitato per la gioia delle vostre mogli – non immaginavo che avrei avuto anche l’occasione di avere rapporti con uomini alle prime esperienze. Può essere sicuramente molto doloroso.”
“Comunque il tuo pene è davvero molto grosso – scusami, anche il tuo, certo, ma il suo di più. Quindi un po’ mi ha fatto male. Ma mi è piaciuto, e soprattutto per un motivo.”
“Quale? Ho riscattato le piccole dimensioni del mio pene?”
“La posizione. Quando faccio l’amore con te, Lucia, ho sempre – fammi dire – il controllo della situazione. Vedo ogni cosa. Davanti a me ho te, il tuo corpo – da qualsiasi angolazione.
“Ma non raccontare tutto di noi davanti a loro!”
“Dopo oggi, voi due non avete più segreti per noi.”
“Oh santo cielo…”
“Lasciatemi finire. Quando mi avete penetrato, io davanti a me avevo solo il cuscino. Sapevo che eravate lì dietro, e dai rumori intuivo che stavate scartando un preservativo, o che stavate aprendo il tubetto di lubrificante, ma non potevo vedervi. Non sapevo neanche chi di voi due stava entrando in me. Davanti a voi c’era il mio corpo, esposto… esposto nella sua umanità, o addirittura nella sua animalità. Sapete, si dice che quando si entra nell’ufficio di qualcuno, i quadri che il proprietario dell’ufficio rivolge verso i visitatori sono ciò che vorrebbe essere, mentre quelli rivolti verso di lui sono ciò che egli è. Io avevo sempre gestito il mio viso, l’espressione, e anche il mio pube, volendo, tipo lo stato di erezione del mio pene – ma non ho mai considerato il mio lato nascosto, non l’ho mai preso in considerazione.”
“Cioè?”
“Io dietro ho un lato che non conosco. Come è fatto? Come si presenta? Non ho modo di saperlo. Sono io, fuori dalla mia consapevolezza.”
“Vuoi dire che io non ti ho mai conosciuto veramente?”
“Vuol dire che tu, di me, hai sempre conosciuto l’aspetto controllato, gestito. Loro due hanno colto qualcosa di me, che io non so.”
“E per te, come è stata la prima esperienza con una donna?”
“Tu sei stata molto dolce, e carina, con me. Mi hai avvicinata con un approccio quasi materno. Ti sei presa cura di me in un momento delicato. Ad esempio, non dimenticherò mai come mi hai abbracciato, forte, quando per la prima volta sono stata penetrata da tuo marito. Il primo uomo diverso da mio marito.”
“Anche per me è stata un’esperienza forte…”
“Ma tu sei già abituata a vederlo in queste situazioni, giusto? Io e mia moglie, qui, siamo gli unici beginners, da questo punto di vista. O sbaglio?”
“Direi di sì. Io, personalmente, ho perso il conto.”
“Tu non sei sposato?”
“Sì, sono sposato.”
“E tua moglie?”
“Non sa niente. E’ il mio vizio, che coltivo nel tempo libero.”
“Scusate, scusate”
“Che succede?”
“Scusate. Ho perso un’unghia. Vi potete spostare solo un attimo?”
“Come è fatta?”
“E’ un’unghia artificiale. Ha preso l’abitudine di aggiungersi queste estensioni colorate. Blu. Ma di quale dito?”
“Non ridete: del medio.”
“Oh santo cielo!”
“Perché ti sconvolgi tanto? Se le può rifare. Avete provato a vedere vicino ai cuscini?”
“Ecco, un po’ più in là… Puoi rotolare a destra di dieci centimetri? Non vorrei ti ci fossi disteso sopra.”
E “Ragazzi, se iniziamo a rotolare di nuovo, non escludo un ritorno di fiamma.”
“Vedo, sì. Per il momento, però, ti dispiace se cerchiamo l’unghia?”
“Io insisto con il mio santo cielo. Cioè…”
“Che c’è, tesoro?”
“Io credo che abbia qualche sospetto. Ho indovinato?”
“Amore, posso dirtelo in un orecchio?”
“Sei buffa. Io preferisco che tu lo dica ad alta voce.”
“Uffa… Prima. Avete già dimenticato tutto?”
“Prima quando? Siamo stati quasi un’ora…”
“Appunto: quando?”
“Non all’inizio.”
“Prima o dopo dei vibratori?”
“Dopo.”
“Prima o dopo il pissing?”
“Ehi, fermo. Dipende da quale. Il primo o il secondo?”
“Non so, che lo dica lei.”
“Amore, quando?”
“Dopo il pissing delle donne sugli uomini, prima del fisting. Lei mi solleticava, con le mani.”
“Giorgia, quale dito hai usato, per solleticarla?”
“Tutti!”
“Anche il medio?”
“Mi stai dicendo che potrei aver perso l’unghia dentro di lei?”
“Santo cielo, è esattamente il sospetto che ho!”
“La sentiresti.”
“Scusa, che ne sai tu?”
“Una volta ho perso la fede, in questo modo, dentro al culo di un transessuale. E’ venuta fuori in un minuto.”
“Davanti o dietro? Basta dare un’occhiata”
“Piano, ragazzi, stiamo parlando di mia moglie.”
“Io posso rinunciare anche alla mia unghia artificiale, non ci sono problemi.”
“Ma io non voglio vivere con il dubbio che mi sia rimasta un’unghia dentro!”
“Come facciamo? Vuoi guardare tu, che è tua moglie?”
“Non so.. Lucia, ti dà fastidio se butto un occhio?”
“Mi vergogno…”
“Vuoi che guardi io?”
“Scusami, ma se non vuole me… Tesoro, come vuoi che facciamo?”
“Lei? Non può fare lei? Magari la riconosce più facilmente… Comunque, credo sia dietro. Sento qualcosa che mi dà fastidio.”
“Io non ho problemi. Se tu non ne hai, posso provare a vedere se la sento.”
“Sì… Confido nella tua delicatezza…”
“Non ti preoccupare. Aspetta, mi metto un po’ di crema lubrificante.”
“E’ sufficiente la saliva. Usa quella. Secondo me, è stato quel gel, che te l’ha fatta staccare.”
“Usa la saliva, ti prego. Non vorrei che per trovarne una, mi lasciassi dentro tutte le altre.”
“Visto che è mia moglie, se volete posso inumidire un po’ io. So come farla rilassare.”
“Basta che non ti torni duro.”
“Che male ci sarebbe? Anche se mi manca un’unghia, non mi dispiacerebbe che riprendessimo…”
“Ti ringrazio, ma per il momento credo sia fondamentale ritrovare l’unghia persa dentro a mia moglie.”
“Anche perché in un’eventuale penetrazione anale, il preservativo potrebbe tagliarsi. E’ un rischio che nessuno qui vorrebbe correre, giusto?”
“Giusto. Umetto, poi passo la palla a Giorgia. Ci metto un secondo.”
“Intanto che lui inumidisce… la settimana prossima, come sei messo?”
“Devo capire cosa vuole fare mia moglie. Perché?”
“Ci sarebbe una gang bang dalle parti di Bologna. Ci piacerebbe che venissi anche tu. E’ bisex per tutti.”
“Io ho finito. Giorgia, mi sembra pronta. Vuoi cercare?”
“Sì. Scusami, piccola, faccio piano.”
“Non ti preoccupare… a me basta che venga fuori.”
“Ecco… che morbida, che sei.”
“Te l’ho detto che so come farla rilassare.”
“Forse..”
“Senti qualcosa?”
“Qualcosa, sì. Non vorrei graffiarti…”
“Per il momento non mi stai facendo male. Anzi, un po’ mi vergogno a dirlo, ma mi sta piacendo.”
“Vedo, sì. Hai una vagina molto espressiva.”
“Sì, lei si bagna subito.”
“Ma vedo che anche tu hai l’erezione facile.”
“Forse perché questa situazione per noi è veramente qualcosa di nuovo. Non abbiamo mai avuto tanta intimità con altre persone. Io ho conosciuto solo lei, lei solo me. La prima volta che l’abbiamo fatto, nessuno dei due aveva esperienza, in questo senso.”
“E come avete fatto?”
“Credo sia la natura, a comandare certi atti. Forse qualche ricordo inconscio, tracce di reincarnazione, pacchetti cromosomici, cose di questo tipo. Meccanismo innati, che garantiscono che due esseri umani di sesso diverso, messi su un’isola deserta, senza aver mai sperimentato nulla, possano comunque arrivare a preservare la specie.”
“La natura pensa sempre a tutto!”
“Può sembrare che sia così – che esista una mano che guida la vita verso la sua salvezza. In realtà, tutto ciò che vive sopra la terra, e sotto il mare, è un’escrescenza selezionatissima. Saranno pure esistiti esseri umani che avevano bisogno di imparare da qualcuno, come si fa ad accoppiarsi: solo che non hanno avuto discendenti. Non c’è nessun miracolo: si sono salvati solo quelli che avevano certe caratteristiche a prova di bomba.”
“Mi piace l’idea che noi siamo il risultato di un processo selettivo durissimo, che ha lasciato in pista solo i migliori… Scusa, mi metto un pochino più comoda.”
“Devo tirare fuori il dito?”
“No, lascia pure. Ecco, a posto. Sei riuscita a trovare qualcosa?”
“Sì, credo di sentirla. Solo che non viene giù. Rimani pure così rilassata. Spero di farcela in meno di un minuto.”
“Io sono convinto che la natura abbia un progetto – sarà che sotto sotto sono cattolico, anche se continuo a negare di esserlo – ma non può essere tutto un caso. Non è un caso che proprio io, che ho un desiderio incontenibile, abbia anche un arnese così adatto.”
“Un po’ la penso anch’io così. Credo nei cromosomi, ma credo anche che qualcuno, o qualcosa, li abbia almeno immaginati. E’ troppa complessa, la vita. ”
“Complessa rispetto a cosa? Solo rispetto alla nostra capacità di comprendere. Il mondo esisteva prima di noi, e non ha bisogno di essere spiegato per funzionare. Stiamo parlando di un processo che è durato cinque miliardi di anni. Sai quante cose si possono aggiustare in così tanto tempo? Tutto quello che c’era di sbagliato è stato eliminato dalla sua stessa incapacità di trasmettere le informazioni che lo descrivevano.”
“Noi dunque siamo i migliori? Scusa, bella, ancora un attimo..”
“Forse. Dipende rispetto a cosa. Sicuramente, il fatto che non abbiamo figli, che nessuno di noi abbia dei figli…”
“Io ne ho due!”
“Ma dai! Non ne avevi mai parlato.”
“Nella mia vita dall’altra parte. Quella dove ho una moglie, e non vado a letto con due coppie bisessuali.”
“Io non sono bisessuale!”
“Però hai il mio dito dietro. Ma le definizioni non sono importanti, non ti preoccupare.”
“Noi vorremmo avere un figlio. Penso che ci proveremo nei prossimi mesi.”
“In ogni caso, alcuni dicono che adesso non sia tanto i geni, a trasmettersi, quanto i memi.”
“Memi?”
“Geni culturali. Trasmettiamo la cultura. Non serve avere figli: i nostri memi, quelli occidentali, hanno già conquistato il mondo. Non conta più cosa secernono i nostri testicoli: conta cosa secerne il nostro cervello.”
“Cabanis”
“Chi?”
“Cabanis. Era un medico o un fisiologo del diciannovesimo secolo. Diceva che il cervello secerne pensiero come il fegato secerne la bile.”
“Comunque il punto è che non conta più la riproduzione cromosomica, ma quella intellettuale. E’ per questo che non serve più avere paura della sodomia.”
“Scusami, ma questa non l’ho capita.”
“Trenta o quaranta anni fa, un uomo della tua età avrebbe ritenuto impensabile venire penetrato da due uomini diversi in una stessa sera, davanti a sua moglie, poi penetrarli entrambi, quindi avere rapporti orali con loro…”
“Cioè con voi due.”
“Esatto. Avresti avuto una morale che tendeva a preservare i geni, più che i memi. Chi aveva una morale diversa, non riusciva a trasmetterla ai suoi figli. E questa, era la peggiore tra le cose che potevano succedere ad un animale come era l’uomo. Adesso siamo homo sapiens sapiens sapiens, o addirittura sapientissimus. Ci interessa conservare qualcosa che sentiamo più vicino a noi, rispetto alla  configurazione cromosomica: cioè il nostro modo di vedere le cose. Siamo animali culturali, ormai.”
“Ehi, l’ho presa, l’ho presa.. Ecco, sta venendo fuori!”
“Vedere!”
“Amore, ti sta facendo male?”
“No, anzi, è come andare di corpo. Un senso di sollievo.”
“Ehi, ma hai visto come sta sbrodolando tua moglie?”
“La fai arrossire!”
“Scusa, ti spiace se appena mia moglie finisce di togliere l’unghia do una leccatina a tua moglie?”
“Non sei ancora sazio?”
“Tu cosa dici?”
“Oh santo cielo! Ma voi due? Non dite niente?”
“Io mi rimetto alle indicazioni di tuo marito. Non voglio forzare la mano.”
“Personalmente, sono di nuovo eccitato.”
“Ehi, mi sento un po’ trascurata!”
“Povera stella! Qualche idea?”
“Nessuno ha chiesto il mio parere!”
“Scusa, ma la tua vagina parla per te.”
“Amore, non dici niente per difendermi?”
“Siamo qui per stare insieme, no? Non devi vergognarti, se sei eccitata. E’ naturale.”
“Eccola, la mia unghia! Tutta intera!”
“A me sembra un po’ scheggiata…”
“Posso vedere cosa avevo dentro?”
“Tieni. Non farla cadere.”
“Pensavo fosse più grande. C’è disegnato un fiore.”
“Sì, d’argento. Dipinto a mano. Ti piace?”
“Stiamo perdendo tempo!”
“Che c’è? Duri così poco? Si guardava l’unghia artificiale di mia moglie: non sai apprezzare l’arte.”
“Io inizio a penetrare qualcuno. Tu, che dicevi che ti piaceva l’idea di offrire la tua parte sconosciuta… Me la offri?”
“Volentieri. Dove vuoi che mi metta?”
“Puoi stare anche così, di fianco. Vuoi anche a baciarmi in bocca, mentre sono dentro di te?”
“Amore, ti spiace se provo? Sono curioso.”
“Fai pure, tesoro. Io invece proverei a baciare lei.. Scusa, ti va? Non l’ho mai fatto.”
“Alla faccia che non siete bisessuali!”
“Non dargli retta. L’importante è che stiamo bene insieme. Appoggio l’unghia e sono da te.”
“E io?”
“Tu potresti penetrare Lucia mentre la bacio. Penetrarla dietro. E’ morbidissima, quasi di burro.”
“E io?”
“Ti sei risvegliato anche tu? Pensavamo fossi morto. Non ti sentivamo più parlare. Stavo già pensando a dove avremmo potuto seppellirti.”
“Ascoltavo.”
“Ah sì? Era interessante, la nostra conversazione?”
“Molto. Specialmente nella parte in cui avete detto che noi siamo i migliori – il risultato di una selezione durata milioni di anni. Mi piace l’idea. Davvero. Però, adesso, chi ha voglia di farsi una scopata con me?”

E poi?”

Poi niente.”

Niente del tutto?”

Niente del tutto. Non c’era benzina. Ci siamo fermati a dieci chilometri da casa. Pioveva. Abbiamo chiamato un taxi. Mezz’ora perché arrivasse, cinquanta euro per dieci chilometri. Ma va bene così. Era la prima volta. Forse eravamo così emozionati che ci siamo dimenticati di fare rifornimento.”

Questa è la mia prima volta.”

E ti è piaciuto?”

Molto. Anzi, dire molto è dire troppo poco. E’ stato incredibile.”

Anche per me. Non pensavo che sarebbe stato così eccitante.”

E’ la sagra dei verginelli?”

Se ne era parlato diverse volte, negli ultimi anni, tra di noi…”

Bene o male?”

Devo essere sincera: la vedevo sempre come un’ipotesi troppo trasgressiva – troppo per il nostro modo di intendere l’amore, voglio dire. Non in generale, certo. Per noi. Solo per noi, ecco.”

Forse ero più io ad insistere, no? Però avevo paura che questa mia proposta potesse essere interpretata male, cioè come un desiderio di fuggire da una situazione che mi stava stretta. Non è mai stato così. Ma c’erano tante resistenze da superare – anche mie.”

So bene che non è facile. Ci sono mille tabù da infrangere.”

E poi c’è la morale.”

La morale, sì. Una gabbia dorata. Fino a che stai dentro, va sempre tutto bene. Quando esci, iniziano i problemi.”

La morale te la installano dentro.”

E’ vero! Quella vocina che ti dice che non sta bene fare così, che non si deve, che non è corretto. Efficacissima.”

E’ un prete portatile, la morale. Da passeggio. Ce ne dovrebbe essere uno anche qui.”

Sul serio?”

Non ascoltarlo. I tabù di cui parlo ce li hanno anche gli atei.”

Sono d’accordo. Ripeto: la difficoltà sta nel superare la visione che si tratti di un desiderio di fuga. E’ quello che fa paura.”

Ma io non ho mai pensato che tu volessi fuggire, sai? A me spaventava la situazione in sé. Non sapevo quali reazioni avrei potuto avere.”

Hai reagito bene, non c’è che dire!”

Vero! Ma non conoscevo le risposte da dare. Non sapevo se sarei andata bene. Se mi sarebbe piaciuto. Se mi sarebbe piaciuto vedere l’uomo che amo in una situazione come questa, e se mi sarebbe piaciuto che l’uomo che amo mi vedesse in una situazione come questa.”

E come è stato?”

Vederti è stato eccitante. Ho intravisto un’animalità, una potenza istintiva, che avevo smesso di notare. E’ stato come guardare la propria città con le mappe di Google. Una nuova prospettiva. Quella strada passava davvero così vicina a casa nostra? Perché non ho mai fatto caso al parco che dista solo un chilometro da noi?”

E farti vedere da lui?”

Dovrei rispondere io, no?”

No, credo debba farlo lei.”

Sì: io stavo chiedendo non come è stato per te vederla, ma come è stato per lei essere vista.”

All’inizio è stato terribile. Quando tu hai strofinato il tuo seno sul mio viso, mentre tuo marito si avvicinava a me, nudo, è stato come un sogno che avevo fatto tanto tempo fa, e che è riemerso in molte occasioni: ero in uno di quei gabinetti prefabbricati, in una piazza molto grande, che mi ricordava Copenaghen, o un paese nordico, e mentre ero dentro, e stavo.. stavo defecando… la porta si è aperta – anzi, tutte le pareti si sono staccate, e io ero lì, seduta, mentre la gente passava, gettava un’occhiata verso di me, e proseguiva.”

E poi?”

Poi nel sogno?”

No, poi qui, tra di noi.

Poi, l’aspetto fisico ha preso il sopravvento. Il piacere, intendo dire. Essere penetrata è qualcosa che comunque modifica la percezione del mondo.”

Ma con una donna, c’eri mai stata?”

No, tu sei la prima.”

E tu eri mai stato con un uomo?”

No.. Loro due sono stati i primi. Non ero mai stato penetrato, e non avevo mai penetrato un uomo.”

Ti è piaciuto?”

Lo sai che questa domanda mi imbarazza più di quello che è successo?”

Quindi non hai voglia di rispondere? Oppure ti vergogni perché qui c’è tua moglie?”

Amore, come è stato per te vedermi mentre venivo penetrato?”

Dolce. Ti ho visto vulnerabile, ma non hai perso neanche un po’ della tua dignità. Ho riconosciuto qualcosa di me in te, che non avevo mai visto. Per te come è stato?”

Da un punto di vista fisico, devo ammettere che non è stato particolarmente piacevole. Specialmente con te..”

In effetti io ero stato invitato per la gioia delle vostre mogli – non immaginavo che avrei avuto anche l’occasione di avere rapporti con uomini alle prime esperienze. Può essere sicuramente molto doloroso.”

Comunque il tuo pene è davvero molto grosso – scusami, anche il tuo, certo, ma il suo di più. Quindi un po’ mi ha fatto male. Ma mi è piaciuto, e soprattutto per un motivo.”

Quale? Ho riscattato le piccole dimensioni del mio pene?”

La posizione. Quando faccio l’amore con te, Lucia, ho sempre – fammi dire – il controllo della situazione. Vedo ogni cosa. Davanti a me ho te, il tuo corpo – da qualsiasi angolazione.

Ma non raccontare tutto di noi davanti a loro!”

Dopo oggi, voi due non avete più segreti per noi.”

Oh santo cielo…”

Lasciatemi finire. Quando mi avete penetrato, io davanti a me avevo solo il cuscino. Sapevo che eravate lì dietro, e dai rumori intuivo che stavate scartando un preservativo, o che stavate aprendo il tubetto di lubrificante, ma non potevo vedervi. Non sapevo neanche chi di voi due stava entrando in me. Davanti a voi c’era il mio corpo, esposto… esposto nella sua umanità, o addirittura nella sua animalità. Sapete, si dice che quando si entra nell’ufficio di qualcuno, i quadri che il proprietario dell’ufficio rivolge verso i visitatori sono ciò che vorrebbe essere, mentre quelli rivolti verso di lui sono ciò che egli è. Io avevo sempre gestito il mio viso, l’espressione, e anche il mio pube, volendo, tipo lo stato di erezione del mio pene – ma non ho mai considerato il mio lato nascosto, non l’ho mai preso in considerazione.”

Cioè?”

Io dietro ho un lato che non conosco. Come è fatto? Come si presenta? Non ho modo di saperlo. Sono io, fuori dalla mia consapevolezza.”

Vuoi dire che io non ti ho mai conosciuto veramente?”

Vuol dire che tu, di me, hai sempre conosciuto l’aspetto controllato, gestito. Loro due hanno colto qualcosa di me, che io non so.”

E per te, come è stata la prima esperienza con una donna?”

Tu sei stata molto dolce, e carina, con me. Mi hai avvicinata con un approccio quasi materno. Ti sei presa cura di me in un momento delicato. Ad esempio, non dimenticherò mai come mi hai abbracciato, forte, quando per la prima volta sono stata penetrata da tuo marito. Il primo uomo diverso da mio marito.”

Anche per me è stata un’esperienza forte…”

Ma tu sei già abituata a vederlo in queste situazioni, giusto? Io e mia moglie, qui, siamo gli unici beginners, da questo punto di vista. O sbaglio?”

Direi di sì. Io, personalmente, ho perso il conto.”

Tu non sei sposato?”

Sì, sono sposato.”

E tua moglie?”

Non sa niente. E’ il mio vizio, che coltivo nel tempo libero.”

Scusate, scusate”

Che succede?”

Scusate. Ho perso un’unghia. Vi potete spostare solo un attimo?”

Come è fatta?”

E’ un’unghia artificiale. Ha preso l’abitudine di aggiungersi queste estensioni colorate. Blu. Ma di quale dito?”

Non ridete: del medio.”

Oh santo cielo!”

Perché ti sconvolgi tanto? Se le può rifare. Avete provato a vedere vicino ai cuscini?”

Ecco, un po’ più in là… Puoi rotolare a destra di dieci centimetri? Non vorrei ti ci fossi disteso sopra.”

E “Ragazzi, se iniziamo a rotolare di nuovo, non escludo un ritorno di fiamma.”

Vedo, sì. Per il momento, però, ti dispiace se cerchiamo l’unghia?”

Io insisto con il mio santo cielo. Cioè…”

Che c’è, tesoro?”

Io credo che abbia qualche sospetto. Ho indovinato?”

Amore, posso dirtelo in un orecchio?”

Sei buffa. Io preferisco che tu lo dica ad alta voce.”

Uffa… Prima. Avete già dimenticato tutto?”

Prima quando? Siamo stati quasi un’ora…”

Appunto: quando?”

Non all’inizio.”

Prima o dopo dei vibratori?”

Dopo.”

Prima o dopo il pissing?”

Ehi, fermo. Dipende da quale. Il primo o il secondo?”

Non so, che lo dica lei.”

Amore, quando?”

Dopo il pissing delle donne sugli uomini, prima del fisting. Lei mi solleticava, con le mani.”

Giorgia, quale dito hai usato, per solleticarla?”

Tutti!”

Anche il medio?”

Mi stai dicendo che potrei aver perso l’unghia dentro di lei?”

Santo cielo, è esattamente il sospetto che ho!”

La sentiresti.”

Scusa, che ne sai tu?”

Una volta ho perso la fede, in questo modo, dentro al culo di un transessuale. E’ venuta fuori in un minuto.”

Davanti o dietro? Basta dare un’occhiata”

Piano, ragazzi, stiamo parlando di mia moglie.”

Io posso rinunciare anche alla mia unghia artificiale, non ci sono problemi.”

Ma io non voglio vivere con il dubbio che mi sia rimasta un’unghia dentro!”

Come facciamo? Vuoi guardare tu, che è tua moglie?”

Non so.. Lucia, ti dà fastidio se butto un occhio?”

Mi vergogno…”

Vuoi che guardi io?”

Scusami, ma se non vuole me… Tesoro, come vuoi che facciamo?”

Lei? Non può fare lei? Magari la riconosce più facilmente… Comunque, credo sia dietro. Sento qualcosa che mi dà fastidio.”

Io non ho problemi. Se tu non ne hai, posso provare a vedere se la sento.”

Sì… Confido nella tua delicatezza…”

Non ti preoccupare. Aspetta, mi metto un po’ di crema lubrificante.”

E’ sufficiente la saliva. Usa quella. Secondo me, è stato quel gel, che te l’ha fatta staccare.”

Usa la saliva, ti prego. Non vorrei che per trovarne una, mi lasciassi dentro tutte le altre.”

Visto che è mia moglie, se volete posso inumidire un po’ io. So come farla rilassare.”

Basta che non ti torni duro.”

Che male ci sarebbe? Anche se mi manca un’unghia, non mi dispiacerebbe che riprendessimo…”

Ti ringrazio, ma per il momento credo sia fondamentale ritrovare l’unghia persa dentro a mia moglie.”

Anche perché in un’eventuale penetrazione anale, il preservativo potrebbe tagliarsi. E’ un rischio che nessuno qui vorrebbe correre, giusto?”

Giusto. Umetto, poi passo la palla a Giorgia. Ci metto un secondo.”

Intanto che lui inumidisce… la settimana prossima, come sei messo?”

Devo capire cosa vuole fare mia moglie. Perché?”

Ci sarebbe una gang bang dalle parti di Bologna. Ci piacerebbe che venissi anche tu. E’ bisex per tutti.”

Io ho finito. Giorgia, mi sembra pronta. Vuoi cercare?”

Sì. Scusami, piccola, faccio piano.”

Non ti preoccupare… a me basta che venga fuori.”

Ecco… che morbida, che sei.”

Te l’ho detto che so come farla rilassare.”

Forse..”

Senti qualcosa?”

Qualcosa, sì. Non vorrei graffiarti…”

Per il momento non mi stai facendo male. Anzi, un po’ mi vergogno a dirlo, ma mi sta piacendo.”

Vedo, sì. Hai una vagina molto espressiva.”

Sì, lei si bagna subito.”

Ma vedo che anche tu hai l’erezione facile.”

Forse perché questa situazione per noi è veramente qualcosa di nuovo. Non abbiamo mai avuto tanta intimità con altre persone. Io ho conosciuto solo lei, lei solo me. La prima volta che l’abbiamo fatto, nessuno dei due aveva esperienza, in questo senso.”

E come avete fatto?”

Credo sia la natura, a comandare certi atti. Forse qualche ricordo inconscio, tracce di reincarnazione, pacchetti cromosomici, cose di questo tipo. Meccanismo innati, che garantiscono che due esseri umani di sesso diverso, messi su un’isola deserta, senza aver mai sperimentato nulla, possano comunque arrivare a preservare la specie.”

La natura pensa sempre a tutto!”

Può sembrare che sia così – che esista una mano che guida la vita verso la sua salvezza. In realtà, tutto ciò che vive sopra la terra, e sotto il mare, è un’escrescenza selezionatissima. Saranno pure esistiti esseri umani che avevano bisogno di imparare da qualcuno, come si fa ad accoppiarsi: solo che non hanno avuto discendenti. Non c’è nessun miracolo: si sono salvati solo quelli che avevano certe caratteristiche a prova di bomba.”

Mi piace l’idea che noi siamo il risultato di un processo selettivo durissimo, che ha lasciato in pista solo i migliori… Scusa, mi metto un pochino più comoda.”

Devo tirare fuori il dito?”

No, lascia pure. Ecco, a posto. Sei riuscita a trovare qualcosa?”

Sì, credo di sentirla. Solo che non viene giù. Rimani pure così rilassata. Spero di farcela in meno di un minuto.”

Io sono convinto che la natura abbia un progetto – sarà che sotto sotto sono cattolico, anche se continuo a negare di esserlo – ma non può essere tutto un caso. Non è un caso che proprio io, che ho un desiderio incontenibile, abbia anche un arnese così adatto.”

Un po’ la penso anch’io così. Credo nei cromosomi, ma credo anche che qualcuno, o qualcosa, li abbia almeno immaginati. E’ troppa complessa, la vita. ”

Complessa rispetto a cosa? Solo rispetto alla nostra capacità di comprendere. Il mondo esisteva prima di noi, e non ha bisogno di essere spiegato per funzionare. Stiamo parlando di un processo che è durato cinque miliardi di anni. Sai quante cose si possono aggiustare in così tanto tempo? Tutto quello che c’era di sbagliato è stato eliminato dalla sua stessa incapacità di trasmettere le informazioni che lo descrivevano.”

Noi dunque siamo i migliori? Scusa, bella, ancora un attimo..”

Forse. Dipende rispetto a cosa. Sicuramente, il fatto che non abbiamo figli, che nessuno di noi abbia dei figli…”

Io ne ho due!”

Ma dai! Non ne avevi mai parlato.”

Nella mia vita dall’altra parte. Quella dove ho una moglie, e non vado a letto con due coppie bisessuali.”

Io non sono bisessuale!”

Però hai il mio dito dietro. Ma le definizioni non sono importanti, non ti preoccupare.”

Noi vorremmo avere un figlio. Penso che ci proveremo nei prossimi mesi.”

In ogni caso, alcuni dicono che adesso non sia tanto i geni, a trasmettersi, quanto i memi.”

Memi?”

Geni culturali. Trasmettiamo la cultura. Non serve avere figli: i nostri memi, quelli occidentali, hanno già conquistato il mondo. Non conta più cosa secernono i nostri testicoli: conta cosa secerne il nostro cervello.”

Cabanis”

Chi?”

Cabanis. Era un medico o un fisiologo del diciannovesimo secolo. Diceva che il cervello secerne pensiero come il fegato secerne la bile.”

Comunque il punto è che non conta più la riproduzione cromosomica, ma quella intellettuale. E’ per questo che non serve più avere paura della sodomia.”

Scusami, ma questa non l’ho capita.”

Trenta o quaranta anni fa, un uomo della tua età avrebbe ritenuto impensabile venire penetrato da due uomini diversi in una stessa sera, davanti a sua moglie, poi penetrarli entrambi, quindi avere rapporti orali con loro…”

Cioè con voi due.”

Esatto. Avresti avuto una morale che tendeva a preservare i geni, più che i memi. Chi aveva una morale diversa, non riusciva a trasmetterla ai suoi figli. E questa, era la peggiore tra le cose che potevano succedere ad un animale come era l’uomo. Adesso siamo homo sapiens sapiens sapiens, o addirittura sapientissimus. Ci interessa conservare qualcosa che sentiamo più vicino a noi, rispetto alla configurazione cromosomica: cioè il nostro modo di vedere le cose. Siamo animali culturali, ormai.”

Ehi, l’ho presa, l’ho presa.. Ecco, sta venendo fuori!”

Vedere!”

Amore, ti sta facendo male?”

No, anzi, è come andare di corpo. Un senso di sollievo.”

Ehi, ma hai visto come sta sbrodolando tua moglie?”

La fai arrossire!”

Scusa, ti spiace se appena mia moglie finisce di togliere l’unghia do una leccatina a tua moglie?”

Non sei ancora sazio?”

Tu cosa dici?”

Oh santo cielo! Ma voi due? Non dite niente?”

Io mi rimetto alle indicazioni di tuo marito. Non voglio forzare la mano.”

Personalmente, sono di nuovo eccitato.”

Ehi, mi sento un po’ trascurata!”

Povera stella! Qualche idea?”

Nessuno ha chiesto il mio parere!”

Scusa, ma la tua vagina parla per te.”

Amore, non dici niente per difendermi?”

Siamo qui per stare insieme, no? Non devi vergognarti, se sei eccitata. E’ naturale.”

Eccola, la mia unghia! Tutta intera!”

A me sembra un po’ scheggiata…”

Posso vedere cosa avevo dentro?”

Tieni. Non farla cadere.”

Pensavo fosse più grande. C’è disegnato un fiore.”

Sì, d’argento. Dipinto a mano. Ti piace?”

Stiamo perdendo tempo!”

Che c’è? Duri così poco? Si guardava l’unghia artificiale di mia moglie: non sai apprezzare l’arte.”

Io inizio a penetrare qualcuno. Tu, che dicevi che ti piaceva l’idea di offrire la tua parte sconosciuta… Me la offri?”

Volentieri. Dove vuoi che mi metta?”

Puoi stare anche così, di fianco. Vuoi anche a baciarmi in bocca, mentre sono dentro di te?”

Amore, ti spiace se provo? Sono curioso.”

Fai pure, tesoro. Io invece proverei a baciare lei.. Scusa, ti va? Non l’ho mai fatto.”

Alla faccia che non siete bisessuali!”

Non dargli retta. L’importante è che stiamo bene insieme. Appoggio l’unghia e sono da te.”

E io?”

Tu potresti penetrare Lucia mentre la bacio. Penetrarla dietro. E’ morbidissima, quasi di burro.”

E io?”

Ti sei risvegliato anche tu? Pensavamo fossi morto. Non ti sentivamo più parlare. Stavo già pensando a dove avremmo potuto seppellirti.”

Ascoltavo.”

Ah sì? Era interessante, la nostra conversazione?”

Molto. Specialmente nella parte in cui avete detto che noi siamo i migliori – il risultato di una selezione durata milioni di anni. Mi piace l’idea. Davvero. Però, adesso, chi ha voglia di farsi una scopata con me?”

 

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

5 commenti su “L’unghia artificiale

  1. Nicola Pezzoli
    14/02/2011

    Ti dirò che inizialmente pensavo a un commentino rapido del tipo: Io l’avrei pubblicato! – per fiducia nei tuoi confronti e perché il racconto in ogni caso non è male, e con qualche piccolo ritocco che lo vivacizzi (un taglio qui, un guizzo nel dialogo là) avrebbe fatto la sua ottima figura.

    Poi, però, leggendolo con più attenzione, mi rendo conto che è qualcosa di fin troppo atipico, che non si lascia afferrare bene, che sembra non saper nemmeno lui dove voglia andare a parare, che cosa ti voglia trasmettere. Il particolare dell’unghia, sottolineato già nel titolo, induce a pensare a un comico-grottesco, ma in realtà l’unica cosa che faccia ridere è proprio questo comico “di situazione” provocato dall’unghia. Per il resto ci si sente a disagio, ma non si riesce a capire esattamente il perché. (Non certo in imbarazzo per via dell’argomento, non per uno che viene dalle mie letture e scritture, almeno).

    Ogni volta che aprono bocca, i protagonisti ci appaiono un po’ più freddi e squallidi, col loro assurdo razionalizzare, col loro assurdo intellettualizzare, col loro assurdo e goffo parlare di ciò che hanno appena fatto, col loro assurdo dire “pene” e “penetrare” al posto di “cazzo” e “inculare”…
    A me come sai piacciono molto gli autori che sanno essere spietati coi loro personaggi, che non esibiscono troppa forzata e artificiale pietas… qui però l’autore corre il rischio di sembrare moralista, corre il rischio di spingere il lettore ad associare parole (per me) bellissime come “bisessualità” con questa roba qua, in cui la pochezza mentale dei protagonisti trasforma i più scatenati istinti trasgressivi nel più banale neoconformismo pseudotrasgressivo, in una nuova omologazione alla rovescia che puzza quasi, per assurdo, di bigottismo da coppiette che si scambiano e famigliole che s’inchiappettano perché oggi si può, o per moda addirittura “si deve”. Se il tuo intento era sottolineare quest’ultimo aspetto sei stato, come sempre, di una genialità magistrale, però il confine, ripeto, mi sembra troppo labile, e si rischia di passare per amici di quei giornalisti servi del Padrone (tipo Pierluigi Battista sul corriere di sabato?) che per rinfacciare alle sinistre perbenismo e neopuritanesimo (che a volte, intendiamoci, in certa sinistra ci sono davvero, e danno fastidio) arrivano a confondere il Libero Amore con le schifose orgette da sultanino depravato del nostro indifendibile grande capo Peto Taccuto da Arcore!

    Insomma, più che per il tema, direi racconto da (momentaneamente) accantonare per un qualche difetto intrinseco, anche se io per primo sono stato incapace di individuarlo con precisione, questo (presunto) difetto. Io credo che, considerandolo un abbozzo e provando a lavorarci duramente ancora, mettendo a fuoco alcuni spunti e scartandone degli altri (nei dialoghi sembravi voler esaurire TUTTI gli argomenti a disposizione, producendo un esagerato accumulo) possa benissimo prendersi una rivincita e comparire in una raccolta futura.

    Sperando di non aver detto troppe cazzate,
    ti abbraccio!

    Mi piace

    • Paolo Zardi
      16/02/2011

      Ciao Nicola,

      riporto la risposta che ti ho mandato via mail – ogni cosa al suo giusto posto.. 😉

      Sabato scorso, dopo aver pubblicato quel racconto qui, ho fatto una presentazione a Cagliari, dove si è parlato anche di editing. Ho ripensato al racconto, e ne ho anche parlato: in realtà, l’unico buon motivo per pubblicarlo era proprio il fatto che fosse eccessivo; e quindi, a differenza di quanto avevo premesso, ora non credo che il suo eccesso sia stato il motivo per il quale è stato lasciato da parte. E quindi sono contento che anche tu veda le stesse cose, e centri il problema quando scrivi che è sfocato.
      Io, come mi accade per la maggior parte dei racconti, sono partito da un obiettivo, una sfida, di natura “stilistica”: è possibile scrivere un racconto fatto solo da dialoghi tra persone che non vengono mai nominate né definite, e costruire il contesto nel quale si muovono indirettamente? Io spero che tu abbia letto “Inganno” di Roth (lo spero perché è uno dei più bei libri di tutti i tempi, e mi dispiacerebbe se tu te lo fossi perso). Ecco, volevo spingere ancora più in là quella “tecnica” (non i contenuti): quante persone sarei riuscito a far parlare senza che il racconto diventatasse illeggibile? Mentre lo scrivevo, ogni frase era assegnata ad un personaggio (in un punto è rimasta dentro una E maiuscola, prima di una frase…); poi ho tolto le lettere, ed è rimasto il dialogo. Tutto questo è stato divertente, ma credo che lo sforzo di fornire il contesto tramite chiacchierate abbia sottratto forze alla coerenza del testo: era oltre le mie possibilità, come se un tenore volesse cantare “Vincerò” camminando sopra una corda, con un nano sulle spalle e un gatto attaccato ai maroni. Nel progetto originale, l’obiettivo relativo al “contenuto” era di scrivere qualcosa di grottesco (i dialoghi seri sono in realtà ridicoli), ma non sono riuscito ad andare fino in fondo. C’è una sorta di… di autocompiacimento… sembra scritto da persona perbenista che vuole dimostrare di essere capace di dire le parolacce… ma i personaggi sono inverosimili – non nel senso che avrei voluto io (piccola borghesia che tromba come se andasse al supermercato), ma nel senso che sembrano figurine, feticci, simboli: il risultato dal quale fugge a gambe levate chiunque abbia letto Nabokov, e abbia tentato di capirlo. Hai colto nel segno, ed è un onore, per me, essere letto con tanta attenzione. Quindi grazie per la tua lucidità, e il tuo desiderio di condividere il tuo punto di vista: sei, come sempre, molto generoso con me…
      A presto!
      Paolo

      Mi piace

  2. Sik
    16/02/2011

    Faccio una breve improvvisata per dire che il racconto in oggetto non è stato incluso per via di una differenza di registro troppo evidente.

    Tutti gli altri racconti – anche quelli più brevi – avevano una struttura interna “finita” e una vita narrativa, ognuno a suo modo, compiuta.

    Quando leggo una raccolta di racconti, bado molto allo sguardo d’insieme, al file rouge, al fatto che in tutti i racconti e tramite gli stessi si possa respirare un’atmosfera che riporti a determinate sensazioni che siano, per quanto possibile, facilmente introiettabili da parte del lettore.

    Lo stile dell’autore, in quel libro e in quel preciso momento, deve essere riconoscibile e caratterizzante il periodo espressivo dell’autore stesso.

    Secondo me – è un giudizio chiaramente soggettivo – in questo racconto mancavano alcuni elementi imprescindibili e tipici dell’opera di Paolo. Per questo mi è sembrato giusto non pubblicarlo.

    Tutto qui.

    Mi piace

    • Paolo Zardi
      16/02/2011

      Ciao Angelo, è vero – il suo problema non era l’eccesso, ma il fatto che fosse completamente privo di un elemento drammatico. Non stava in piedi, e infatti non sapevo come finirlo. E’ stato un esperimento, che non è riuscito.

      Un abbraccio!
      Paolo

      ps sabato scorso, a Cagliari, durante la presentazione, si è parlato di editing: ho ammesso, candidamente, che il tuo editing è stato molto molto utile al libro, e che hai avuto ragione praticamente su tutto! 😉

      Mi piace

  3. Sik
    17/02/2011

    Cerco sempre di essere il meno invasivo possibile. Comunque sia, sui tuoi racconti, come hai visto, c’era davvero
    poco da suggerire.

    E’ stato un piacere.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2011 da in Antropometria, Racconti, Scrittura con tag , , , , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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