Saviano, la Mondadori e Michela Murgia

Era un bel po’ di tempo che pensavo che Saviano avesse l’obbligo morale di lasciare la Mondadori, passando ad una qualsiasi altra casa editrice – magari, ad una piccola e coraggiosa e indipendente. Non so se l’abbia fatto o meno – so che è uscito, o sta uscendo, un suo libro per la Feltrinelli – ma nel frattempo, leggendo un articolo di Michela Murgia, e in particolare un commento lasciato da un visitatore, ho iniziato a cambiare idea.

La Murgia costruisce il suo pezzo su considerazioni tutto sommato personali. Lei, che pubblica per Einaudi, quindi gruppo Mondadori, quindi azienda di Berlusconi, sostiene di scrivere per i lettori, non per la casa editrice che la pubblica; che la contraddizione non sta nell’autore che dice certe cose e poi pubblica per Berlusconi, ma nel conflitto di interessi tra Marina Berlusconi e suo padre. Il fatto che Berlusconi guadagni dal suo lavoro, aggiunge, non è un criterio che può guidare una scelta editoriale: lo scopo di un autore è arrivare al maggior numero di persone possibili, non arricchire o impoverire un avversario politico.

Devo ammettere che nessuna delle due idee mi ha particolarmente convinto: non trovo siano sbagliate, ma mi sembrano considerazioni abbastanza vaghe. Saviano è minacciato di morte; la casa editrice che lo pubblica, invece di difenderlo, lo attacca. Non è una questione di mera editoria – qui c’entra anche la politica, e in modo fondamentale. Può essere che Michela Murgia sia schierata politicamente, ma non ha fatto delle sue idee politiche il contenuto dei suoi libri; da quello che so, i suoi libri potrebbero essere stampati da qualsiasi casa editrice, senza che vi sia contraddizione.

Il post è seguito una serie di commenti, tutti piuttosto vivaci – segno che l’argomento è interessante e che il sito di Michela Murgia è seguito da persone attente.

Un certo Davide scrive:

Non pensi che se tu e gli altri autori “dissidenti” cominciaste a migrare in massa verso altri lidi, finireste per causare un terremoto mediatico – oltre che economico – che potrebbe anche forse innescare la spallata definitiva a questo regime? Visto che a quanto pare, come sempre da un decennio a questa parte, l’opposizione è in piena narcosi, non dovreste essere voi intellettuali a dare il buon esempio? Lungi da me l’idea che l’unico parametro di moralità oggi sia Berlusconi, però, proprio perché il marciume incalza a ogni livello e minaccia di soffocarci, non sarebbe finalmente di un bel gesto forte, limpido e compatto, da parte di quei pochi autori per i quali ancora proviamo stima e affinità?

sostenendo, in buona sostanza, la mia posizione fino a questa mattina.

Parla Perte fa un’osservazione di segno contrario, che in effetti ho sempre condiviso:

cmq si possono anche non comprare i libri mondadori, non siamo obbligati…

e cioè: perché si è così severi nel chiedere agli scrittori di schierarsi politicamente e, ad esempio, non si applica la stessa severità nelle proprie scelte quotidiane?

Ma l’intervento che mi ha fatto riconsiderare il mio punto di vista è quello di Fabrizio:

Si pensa forse che posizioni anche sofferte, lotte condotte per non lasciare completamente in balia dei berlusconiani ogni cazzo di posto in questo paese siano fatte con leggerezza. Sveglia!
Il problema è Berlusconi in Einaudi, non gli scrittori in Einaudi. Se ne deve andare lui, e bisogna resistere proprio lì e proprio facendo venire mal di pancia a Marina, Piersilvio e tutto il reame. Che siano loro a cacciarli casomai.

Il problema è Berlusconi all’Einaudi, non gli scrittori in Einaudi! La presenza di Saviano in Mondadori a chi reca più danno: a Berlusconi o a Saviano?  In cosa potrebbe consistere la “resistenza” degli intellettuali impegnati di questa nostra notte civile: nell’andarsene, o nel rimanere a dire la loro? Non so quanto è probabile che Berlusconi se ne vada da Mondadori – l’unica situazione in grado di ridurre lo strapotere della famiglia Berlusconi in Italia è la rivoluzione, che in Italia non si farà mai; ma osservando la questione su un periodo più ampio, davvero sarà più semplice condannare un Saviano che rimane piuttosto di un Saviano che ha abbandonato?

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3 thoughts on “Saviano, la Mondadori e Michela Murgia

  1. Mi domando: per stampare il Vangelo, si deve essere necessariamente cattolici?

    Alla stregua, per stampare da Mondadori bisogna essere necessariamente berlusconiani?

    Mondadori è un ditta, non, una setta. Mondadori da lavorare a non si sa quanti operai e ditte.

    Siccome Mondadori è Berlusconi (il che non è vero perché c’è sempre l’Arnoldo nel nostro immaginario) tutti/e i non berlusconiani dovrebbero scegliere di non aver nulla a che fare con la Ditta?

    E perché un’operazione del genere non ci risulta fatta, ma la chiediamo come fatta al Saviano? Per voglia di stracciare vesti, o per voglia di stracciare un successo?

    Anni fa la società si lamentò dei mercanti di morte in quanto venditori d’armi, ma nessuno si lamentò degli operai che facendo quello che i mercanti vendevano, come minimo avrebbo dovuto essere accusati fiancheggiare quel mercato.

    Lo feci notare ad un giornale. Non rispose, e tanto meno pubblicò la lettera.

    Tornando a Saviano: può essere che non lasci perché legato da contratti che non conosciamo, può essere perché, per uno scrittore, l’Arnoldo Mondadori è più affasciante di Marina Berlusconi. Anzi, a mio avviso è proprio così.

    Non dubito sull’intelligenza di Marina Berlusconi, tuttavia, sarebbe diventata l’Arnoldo della situazione per merito proprio?

    Se non lo dimostra, ciò significa che è edizioni Mondadori, solo perché il suo papà, con la Mondadori di Arnoldo, ha comperato anche la nostra immagine dell’Arnoldo.

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  2. Poi è così difficile essere pubblicati…

    Non tutti possono permettersi di mollare Mondadori o Einaudi, e campare ancora di quei soldi, che immagino ben pochi, che provengono da ciò che si scrive.

    Io comunque, se potessi, e se mai fossi uno Scrittore, eviterei l’elefante nella stanza.

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