Grafemi

Segni, parole, significato.

Città

Se il capitalismo tendeva ad estendere l’area della piazza del mercato e a trasformare ogni parte della città in un prodotto commerciabile, il passaggio dall’artigianato urbano organizzato alla produzione di fabbrica su vasta scala trasformò le città industriali in bui alveari, affaccendati a sbuffare, cigolare, stridere ed emettere fumo per dodici o quattordici ore al giorno, o addirittura senza interruzioni. L’esistenza da schiavi delle miniere, concepita in origine come punizione per i criminali, divenne la vita normale del nuovo operaio dell’industria. Nessuna di queste città tenne conto del vecchio detto All work and no play makes Jake a dull boy [Troppo lavoro e niente svago rendono sciocco l’uomp]. Coketown si specializzò nel produrre ragazzi sciocchi.

(Lewis Mumford, La città nella storia, vol. 3, Dalla corte alla città invisibile, ed. Bompiani, 1977)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

3 commenti su “Città

  1. Nicola Pezzoli
    27/03/2011

    “All work and no play makes Jake a dull boy” devo farmelo stampare su una maglietta!!
    Qualcuno, mi pare Ernst Junger, scrisse: “La schiavitù conoscerà un forte incremento, se le si darà l’apparenza della libertà”.
    Dovessi scegliere un tratto distintivo della nostra epoca per classificarla presso i posteri, non avrei dubbi: quella in cui viviamo è senza dubbio L’Età degli Schiavi.

    Mi piace

    • Paolo Zardi
      27/03/2011

      Pensa che uno studio francese del 1840, riportava che gli schiavi delle Antille lavoravano 8-9 ore al giorno, gli operai liberi in Francia tra le 14 e le 16 ore.
      Bellissima la frase di Junger, e mi pare di averla sempre pensata.
      Ciao!
      ps mentre tu scrivevi il commento, io ti stavo scrivendo una mail! 😉 già che ci sono: hai mai letto niente di Knut Hamsun?

      Mi piace

  2. Nicola Pezzoli
    27/03/2011

    Sì, abbiamo fatto il percorso inverso: ho appena visto la mail, e prometto di rispondere prima di andare a nanna o al più tardi domattina… Su Hamsun invece rispondo subito qui: di suo ho letto FAME e mi è piaciuto, te lo consiglio!

    p.s. ti consiglio anche una piccola chicca sul mio blog: seguendo il tuo esempio dei racconti eliminati da Antropometria, ho postato una pagina eliminata da Tutta colpa di Tondelli! 😀
    (mentre subito prima c’è il racconto sulla psicanalisi che nel romanzo citavo a pag 51…)

    Per intanto ti saluto e ti abbraccio!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 27/03/2011 da in Satura Lanx con tag , , .

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