Romanzo

Dopo una settimana passata a cercare di sistemare il problema del mio pc (e ancora non ci sono riuscito: possibile che solo a me capiti di dover fare due resi consecutivi di due portatili nuovi?), e dopo casini terrificanti sul lavoro (con le dovute proporzioni, e senza voler essere insolente o irrispettoso, mi sono sentito come uno di quei tecnici che sono entrati dentro a Fukushima per cercare di spegnere il reattore prima che fosse un disastro), ho letto una definizione di romanzo che mi ha lasciato letteralmente senza parole: perché è quello che sto pensando da mesi, e non sono mai riuscito a focalizzare con tanta precisione, e perché so che solo un genio può arrivare a descrivere con cinque parole un intero mondo:

 

Romanzo: poema epico comico in prosa

 

Il padre di questa definzione è Henry Fielding, autore di Tom Jones e (scopiazzando da Wikipedia) fondatore, assieme a Defoe (Gulliver) e Richardson (il padre di tutti le soap opera: Pamela), del romanzo inglese. Nei due ossimori palindromici, c’è tutto il romanzo occidentale: Charles Dickens e Flaubert, Kafka, Nathanael West, Flannery O’Connor, Philip Roth, passando per Vladimir Nabokov, fino ad arrivare a Pynchon, Wallace e Franzen. Poema. Epico. Comico. In prosa.

Poema.

Epico.

Comico.

In prosa.

Poema epico comico in prosa.

Me lo ripeto tra me e me, per il piacere che mi dà. E so che per la maggior parte degli esseri umani queste cinque parole non significano nulla… Ma sono assolutamente certo che esiste una piccolissima minoranza che invece va in estasi come me. Tutti gli autori che amo, e che ho amato, sono illuminati dalla stessa luce di questa frase: le diversità, che rendono ogni genio così particolare, hanno una solidissima base  comune. Mi sento come di fronte ad una rivelazione: finalmente, dopo tanti anni di ateismo selvaggio, capisco come debba essersi sentita la piccola Bernardette di fronte alla Madonna.

 

Rivelazioni
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6 thoughts on “Romanzo

  1. Pingback: Romanzo « Grafemi
  2. Sto leggendo – anche grazie a te che mi hai sollecitato a farlo, caro amico e collega – il magnifico romanzo di Jonathan Franzen LE CORREZIONI, e devo dire che la definizione è a dir poco perfetta… (e forse è per questo che la maggior parte dei romanzi italiani recenti NON sono romanzi, o comunque fanno più o meno cagare: perché manca il COMICO! non si ride, né sorride, mezza volta in 300 pagine!! – a meno che per “comico” uno non intenda lo “stupido”, che è tutt’altra cosa, ma evidentemente i nostri grandi editori si accontentano, o la pensano diversamente, o ridono per cose che a noi non fanno ridere…)
    Un abbraccio (a Jonathan e a te!) 🙂

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  3. E’ l’eleganza della sintesi. E’ quell’eleganza che si ritrova in matematica dove con un simbolismo ben codificato si riescono ad esprimere concetti che necessiterebbero pagine di descrizione. Una delle sue massime espressioni l’ho trovata nelle equazioni di Maxwell (http://it.wikipedia.org/wiki/Equazioni_di_Maxwell) la cui forma differenziale è di un’eleganza estrema e in 4 equazioni è descritto tutto l’elettromagnetismo. Quando le capisci e ne apprezzi la bellezza hai come nel caso della definizione di romanzo un’epifania estatica, una rivelazione, commovente.
    Un caro Saluto
    Makalu

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    1. Confermo: anch’io ebbi la stessa impressione di fronte alle equazioni di Maxwell (alle quali lui arrivò, se non sbaglio, tramite esperimenti realizzati con un complesso sistema di cavi e pulegge meccaniche: lui ragionava ancora in termini di meccanica). E mi ricordo che una volta comprese, qualsiasi teorema di elettrotecnica poteva essere dimostrato riconducendo tutto a quelle equazioni. Bello trovare qualcuno che le apprezzi!

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