La qualità di visione

Condivido quanto scrive Adam Thirlwell, parafrasando Proust, nel bel saggio “Mademoiselle O“, edito in Italia da Guanda:

Lo stile di un romanzo non è un sistema di frasi ma una qualità di visione.

Alla luce di questo concetto, la solita separazione tra stile e contenuto diventa superflua: le parole con le quali viene scritto un libro non sono disgiunte dalle cose che vengono raccontate, ma determinano il modo particolare che l’autore usa per guardarle – e quindi per raccontarle a noi. Per fare un esempio, il contenuto in senso stretto di Madame Bovary è, a ben guardare, la ricostruzione dettagliata di uno squallido fatto di cronaca; lo stile che Flaubert adotta – il periodare poetico, la perfezione formale delle frasi, l’aderenza al dettaglio – trasfigura e sublima la trama, consentendoci di guardare questa storia in modo diverso: in un modo talmente diverso che il contenuto che guardiamo viene modificato. Lo stile, dunque, non è il modo con il quale il contenuto viene rappresentato, e non è neanche qualcosa che viaggia in parallelo rispetto al contenuto, ma è la qualità della visione che caratterizza il contenuto stesso.

Credo che nelle mie prossime letture cercherò di individuare quanto sostiene Thirlwell, e quanto sosteneva, prima di lui, Proust.

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