Ai tempi del nulla

L’idea iniziale di scrivere un libro di racconti – quella che poi avrebbe portato ad Antropometria – è partita da un racconto ben preciso, quello che nella versione attuale del libro si intitola “E’ di nuovo famiglia”. Il racconto, scritto intorno a febbraio del 2008, era stato postato sul mio vecchio blog, http://pabloz.blogs.it, dove Patrizia Caffiero, autrice del romanzo Guarda che prima o poi Dio si stancherà di te, mi aveva suggerito qualcosa tipo: ma perché non scrivi una decina di racconti così, e poi li pubblichi?

La raccolta, poi, ha seguito una strada diversa – e tutto sommato il racconto che avevo scritto allora è un po’ anomalo, rispetto al resto del libro. In ogni caso, iniziai a pensare a qualcosa, e presto il filo conduttore fu questa specie di “poesia” (termine sicuramente esagerato: filastrocca andrebbe meglio), che rimase l’incipit delle diverse bozze che avevo preparato tra la metà del 2008 e la metà del 2009. Questa “roba” dava anche il titolo al libro, che nella mia idea si chiamava “Ai tempi del nulla”. Mentre ero in cerca di un editore, un amico, Simone Tempia, mi chiese se volevo mandare un racconto per una rivista che, ben lanciata qualche anno prima, tentava di ritornare ai fasti di un tempo. La rivista si chiamava, o si chiama – non so se esca ancora – Loopanare. Per l’occasione decisi di trasformare quella vecchia poesia in un racconto: aggiunsi alcuni dettagli, cambiai il punto di vista, ma mantenni il finale. Il racconto ora è presente anche nella raccolta, con il titolo – appunto – di Ai tempi del nulla ed è stato usato anche per la quarta di copertina. 

Il libro, nella sua versione originale, cioè quella che avevo mandato agli editori, conteneva altre poesie; l’ultima versione prima di iniziare l’editing presentava, proprio a metà, addirittura un poema, dal titolo piuttosto impegnativo (Apoptosi, anche se inizialmente era Anthropomodel), che forse è la cosa  più bella che io abbia mai scritto.

Qui, in questo piccolo diario che è il blog grafemi, mi piace riportare in vita quella poesia che mi ha seguito per un po’ di tempo, che si è persa e che poi è tornata sotto forma di racconto.


Proprio mentre

il cofano

della bi-emme-vù

si infilava

sotto un camion –

inutile l’airbag:

sfondamento calotta cranica,

perforazione polmone destro,

lesioni gravissime organi interni,

macchina da buttare,

collasso cardiocircolatorio sopraggiunto

dopo pochi minuti,

risolto contratto di leasing,

funerali a rate –

proprio allora

un beep di cell –

ultimo segno vitale

del guidatore defunto –

un esse-emme-esse

udito dai soccorritori generosi:

“Ho il perizoma nero

celai duro?”

come dire

amore

e

morte

ai tempi del nulla.

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5 risposte a "Ai tempi del nulla"

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  1. Questa poesia mi ha molto interessato, incuriosito e coinvolto, perchè effettivamente qualcuno che ha fatto quella violenta fine l’ho davvero visto (e tentato di soccorrere). Mi manca l’esperienza del SMS, ma il resto c’è, ci sono.

    La poesia sorprende, e raggiunge il suo obiettivo di sconfiggere l’indifferenza. Bravo Pablo!

    Mi piace

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