Luoghi virtuali #1

Se potessi scegliere a chi dare un premio Nobel, me ne inventerei uno, a metà strada tra la letteratura e la fisica, che consegnerei a Google per l’invenzione di maps.google.it, o Google Earth. Poche cose hanno cambiato la mia percezione del mondo quanto le mappe navigabili del gigante di Mountain View – da un punto di vista oggettivo, certo, ma anche da quello, diciamo così, estetico.

Ho la passione per i dettagli. Da piccolo avrei voluto fare l’investigatore: ricostruire un mondo da un dettaglio. Alla Sherlock Holmes, per capirsi. Le mappe di Google mi danno questa possibilità. A volte parto da un luogo che ho sentito nominare, e vedo com’è dal vivo – come è fatto, che aria si respira, che negozi ci sono nei paraggi, che gente ci cammina; altre, cerco una città a caso, sul grande mappamondo virtuale, e provo a scoprire ogni dettaglio di quel posto.

Mi rendo conto di trascurare questo blog – non che questo sia un reale problema per qualcuno, ma credo che sia importante impegnarsi nell’esercizio di condividere qualcosa con il mondo. Non avendo praticamente una sola mezz’ora libera (sto finendo di editare un libro, mantenendo tutti gli altri impegni che ho preso, e il tempo per scrivere è andato a zero), ho deciso di provare a condividere i miei luoghi più o meno virtuali, partendo da un incrocio a Londra  che molti di noi conoscono, cioè dal punto dal quale Richard Ashcroft dei Verve parte per la passeggiata che fa da sottofondo a “Bitter Sweet Symphony”.

Con un po’ di pazienza (non ne serve tanta: solo un po’), si può arrivare a trovare il punto esatto da cui parte il video, cioè dal marciapiede davanti al Golden Fried Chicken di Falkirk Street. Non è meraviglioso?

Golden Fried Chicken
Golden Fried Chicken
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5 thoughts on “Luoghi virtuali #1

  1. Presente: siamo in tre ad amare questa canzone… 🙂
    (Amo un po’ meno le mappature, pur riconoscendone l’utlità: più che far scoprire il mondo mi danno l’idea di rimpicciolirlo, in tutti i sensi, e di togliere il mistero con una forza erosiva paragonable a quella del Nulla nella Storia Infinita. Annullare non cancellando, ma mettendo tutto sotto gli occhi di tutti…)
    Buon editing, mon ami! 😀

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    1. Caro Nicola, il rischio con si corre, con le mappe, è quello in cui incappa il personaggio de “L’aleph” di Borges – il primo tizio che inizia ad esplorare il mondo, chilometro per chilometro, pensando, in questo modo, di conoscere tutto – ma non conosce nulla, perché gli manca la capacità di “vedere”.
      Ma dal mio punto di vista, la mappatura ha il pregio di soddisfare molte curiosità – di vedere il dietro le quinte di un mondo di cui spesso vediamo solo una superficie.
      Vediamo se con i prossimi “Luoghi virtuali” riesco a convincerti! 😉
      A presto,
      Paolo
      ps a breve conto di mandarti una mail con qualche aggiornamento… baci!

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