Luoghi virtuali #3

Il mondo pullula di piccole città. Di piccole città insignificanti, dove vivono migliaia di persone che non si sposterebbero da là per nulla al mondo, perché le comunità si costruiscono attorno alle persone che la vivono, ai luoghi che insieme si frequentano. La settimana scorsa, ad esempio, ero a Castel di Sangro, una piccola città abruzzese dove ha sede la Neo Edizioni, e là, dopo una presentazione di Antropometria, siamo andati nel pub storico del paese, che proprio quel giorno festeggiava i trent’anni di apertura. Sul palco un certo Gianni Rocci, aka Mr Rock, suonava musiche dei Depeche Mode. “Lui” – mi ha detto Francesco Coscioni – “è quello che ha portato il rock a Castel di Sangro, alla fine degli anni ottanta”. Per ascoltarlo, per vederlo, la gente è salita in piedi sulle panche. E mentre bevevo una birra, con una bombetta nera in testa (i proprietari del pub regalavano cappelli, quella sera), ho pensato che non era importante dov’ero – cosa fossero, in termini assoluti, quel pub, e quel cantante che suonava sul palco – ma che contava solo ciò quel cantante e quel pub significavano per le persone di Castel di Sangro: per quella comunità.

A volte, però, succede che una piccola città dia i natali a qualcuno che poi, nel mondo assoluto, quello che tutti conoscono, emerge e si fa conoscere. Questa mattina, approfittando del fatto che sono ammalato, ho letto un piccolo pezzo su un’esibizione di DJ a Torino alla quale, forse, avrebbe partecipato Thom Yorke, il celebre cantante dei Radiohead. Per chi non lo sapesse, Thom Yorke è considerato una delle personalità più influenti nel mondo della musica; ma, oltre a questo, è considerato anche una delle persone più scontrose e riservate di tutto il rock establishment. Sui motivi per i quali abbia un così brutto carattere ci sono alcune ipotesi, che vengono derivate dalla sua biografia: il problema all’occhio sinistro (una blefaroptosi, probabile conseguenza di alcuni interventi sbagliati durante la prima infanzia), i continui cambi di scuola per il lavoro del padre (un venditore di prodotti chimici), o – propongo io – la nascita in una piccola città di provincia nel cuore dell’Inghilterra: Wellingborough.

Wellingborough è una città con meno di cinquantamila abitanti, fondata nel sesto secolo dai Sassoni, e che nel corso della sua storia non ha dato alcun contributo alla storia del mondo – il che potrebbe essere anche un vanto, visto lo stato in cui si trova il mondo adesso. In rete si possono trovare alcuni filmati su questa città, come quello che riassume il ventesimo secolo di Wellingborough in meno di quattro minuti (particolarmente interessante sono: 1) il sosia di Hitler che guida la banda del paese, durante la raccolta di fondi per l’ospedale, che si intravede al quindicesimo secondo e 2) il grande spazio dedicato allo zoo cittadino):

 Il sito ufficiale della città non riporta alcuna notizia storica: ci sono moduli per pagare le multe, suggerimenti su come proteggere gli animali domestici dalle conseguenze dei fuochi d’artificio (che, dice il sito, sono usati in ricorrenze come il Capodanno o come il Diwali: il Diwali (in sanscrito दीपावली)  è una festa indù che, evidentemente, è molto sentita nella comunità multietnica di Wellingborough), e comunicazioni sulla raccolta dei rifiuti (quella dei giardini privati è stata interrotta alla fine di ottobre).

In generale, quindi, se escludiamo il fatto che qui è nato Thom Yorke, Wellingborough non ha nessun buon motivo per essere visitata. Ed è per questo, probabilmente, che è stato inventato Street View: per osservare tutta quella parte del mondo che è sempre sfuggita a qualsiasi interesse turistico. Salgari apriva l’Atlante e immaginava avventure di pirati; io lancio Street View, e cerco di immaginare come possa essere la vita di chi nasce, cresce, mangia, si muove, si diverte, va al pub, in una città che non visiterò mai.

E così, mi sono messo a girare per le stradine di Wellingborough, e ho trovato le classiche case inglesi con i mattoni a vista, le piccole casette con le tendine alle finestre (affacciata a una delle quali, mi aspetto sempre di intravedere Eleaonor Rigby, che indossa un viso che tiene in un vaso di marmellata vicino alla porta), un parco nel cuore della città, e le strade del centro piene di piccoli negozi.  Infine, la zona pedonale.

hello Dolly
Zona pedonale

Proprio nel centro della strada, c’è quel “cilindro” che viene spesso usato in Inghilterra per la pubblicità – se ne trovano molti anche in Francia, specialmente a Parigi. La foto scattata dalla macchina di Google immortala una mega locandina di “Hello Dolly!“.

“Hello Dolly!” è, in origine, un musical di Broadway, dal quale nel 1969 è stato tratto un film con Barbra Streisand, Walter Matthau (nel suo unico musical) e Louis Armstrong. Non credo si tratti di un grande capolavoro (uno dei più influenti critici cinematografici americani, Vincent Canby (che dal 1969 fino alla sua morte nel 2000 era stato il caporedattore della sezione Cinema del New York Times) disse che il regista e il produttore merely inflated the faults to elephantine proportions), ma il duetto tra Louis Armstrong e Barbra Streisand è un classico del cinema:

Ma cosa c’entra “Hello Dolly!” con Wellingborough? Cercando un po’ su Internet, si scopre, abbastanza facilmente, che tra martedì 24 marzo e sabato 28 marzo del 2009, al The Castle di Wellingborough andava in scena proprio questo musical. I biglietti costavano 11.50 sterline (mentre quelli per le matinees solo 8.50). Sempre tramite Street View, sono andato a vedere dove sia, questo The Castle (al quale è dato ampio spazio nella parte finale del filmato sul ventesimo secolo di Wellingborough), e, incrociando quello che ho visto con informazioni recuperate con Wikipedia, scopro che si tratta di uno spazio comune destinato alla comunità, creato nel 1995, il cui aspetto ricorda vagamente quello di un castello. Lo spettacolo che si è tenuto nel 2009 era organizzato da una piccola compagnia teatrale locale, la Wellingborough Amateur Operatic and Dramatic Society – talmente piccola che, nel sito dove era possibile acquistare i biglietti, c’era un appello con il quale la compagnia chiedeva se qualcuno poteva affittare loro alcuni oggetti che mancavano per lo show (per informazioni, chiamare Mary al numero 01536 516661 (poiché non esiste un limite alla profondità delle ricerche che si possono fare, è possibile sapere che questo numero è intestato a una certa signora Boyfield, che, tra le altre cose, l’11 settembre del 2008, alle 11.26, pubblicava un annuncio per la ricerca, disperata, di un pianista per la Wellingborough Amateur Operatic and Dramatic Society, per sostituire la pianista che si era rotta un dito)).

Piccoli mondi, dunque, che riproducono, in miniatura altri piccoli mondi. Castel di Sangro non è poi così lontana dal The Castle di Wellingborough. E nella città dove è nato il fondatore dei Radiohead, tra gli inventori del rock contemporaneo, si organizzano musical anni sessanta chiedendo in prestito il materiale di scena agli stessi spettatori: qualcuno è rimasto, qualcuno è partito, eppure c’è la sensazione che la felicità non dipenda dalle dimensioni (appunto), ma dal semplice piacere di stare insieme. E forse non è un caso che la seconda persona più popolare di Wellingborough sia, dopo Yorke, un certo Sir Paul Pindar che combatté, invano, contro il mayor della sua città che voleva costruire la nuova stazione al posto della sua locanda, del suo pub: un posto dove, un secolo dopo, avrebbe potuto suonare Gianni Rocci…

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