Grafemi

Segni, parole, significato.

Oblò

Ancora un post dal blog su Splinder, la cui chiusura è prevista per fine gennaio. Si parla di un giorno d’estate qualsiasi.

Questa mattina, mentre sognavo qualcosa di informatica, è suonato il campanello. Barcollando nella riverbero baluginante del mattino sono andato a rispondere. Era il vicino, quello con la barba, quello che sa tutto di tutti – quello che il giorno in cui mi sono trasferito qui a Padova, il primo pomeriggio in cui avevo preso possesso della mia casa, ha chiamato i vigili per far multare la mia macchina troppo vicina allo stop. “Deve spostare la Picasso, è sotto un ramo che si sta per spezzare”. Io ho detto “va bene” e ho messo giù. Ero in mutande.
Ieri a Padova c’è stato un vero nubifragio – roba da tropici del Cancro, o giù di lì. La pioggia arrivava orizzontale, tanto forte era il vento che la spingeva. Dalle finestre di casa dei miei, dove mi ero rifugiato, vedevo palline da golf ghiacciate frantumarsi sui tettucci di macchine innocenti – subivano immobili quella furia. Qualcuna di queste palline sbatteva anche sui vetri di casa. Mia mamma ha pianto, come è solita fare in queste circostanze. In effetti, c’era il senso di una tragedia ineludibile: perfino i gatti sono scappati sotto i letti. Quando poi, finita la burrasca, sono uscito, alle otto di sera, in un’aria talmente fresca da non sembrare neanche vera, ho visto alberi a pezzi, e antenne piegate a metà, e tombini intasati di schifezze. Una rumena camminava con l’ombrello in mano, un paio di sandaletti estivi, e una gonna sopra il ginocchio, ampia. Sembrava leggera.
Questa mattina, mentre sognavo, non pensavo che anche la mia macchina potesse essere a rischio. E in ogni caso, non ce l’ho fatta a scendere subito. Mi sono seduto in cucina, nell’aria afosa che qui ci tormenta, e ho aspettato che mi arrivasse la voglia. Poi, ho messo su un caffè, e mi sono riseduto. Difficile, il lunedì. C’era la lavatrice piena. Le mutandine dei bambini, con Cars e L’uomo ragno stampati sul davanti, mi guardavano da dietro l’oblò. Parevano spettatori della vita, in attesa di poter entrare in scena. Immobili, certo, ma vivi. Ho chiuso lo sportello di legno: mi guardavano con troppa insistenza.
Alla fine sono sceso. C’era un rumore d’estate – quel silenzio post prandiale già alle nove di mattina. Qualcuno tagliava legna, a Padova – rami in sospeso, probabilmente, che minacciavano chissà quante altre macchine. Il parabrezza era sepolto dagli aghi dei pini marittimi. Sono entrato, ho messo in moto, l’ho spostata. C’era fresco, dentro, e silenzio, come quando si entra in una macchina sepolta dalla neve. Ora, siamo tutti al sicuro.
Al secondo caffè, in cucina, ho riaperto lo sportello della lavatrice, e ho rivisto le mutande che mi guardavano. Sembravano le mucche che si avvicinano al recinto, per curiosità. Erano nella stessa posizione di prima, ma pareva stessero trattenendo il respiro. Le ho liberate, e ora sono appese allo stendino, libere.
Adesso dalla finestra vedo una farfalla bianca che sale. Le piante sono tutte a riposo. L’erba è verde, proprio verde, che mi verrebbe voglia di staccare la spina. C’è estate, in giro. Mica semplice, resisterle.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

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Questa voce è stata pubblicata il 06/12/2011 da in Blog, Scrittura con tag .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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