Luoghi virtuali #4 – l’Antibes di Sabrina Barbante

Recentemente, mi capita sempre più spesso di avere la possibilità di leggere libri inediti. E’ un piacere sottile, che somiglia a quello che prova un turista che, dopo aver camminato per ore, arriva in una spiaggia che nessuno ha mai visto: c’è l’emozione per la bellezza, ma anche quella felicità un po’ egoista di possedere qualcosa di unico (non è molto che alcuni scienziati che si occupano di scienze cognitive hanno dimostrato come il cervello scodinzoli ogni volta che il suo proprietario possiede qualcosa di esclusivo).

Qualche mese fa, ho letto “Antibes” di Sabrina Barbante. Un libro andrebbe giudicato molto tempo dopo la sua lettura, indagando su cosa è rimasto. Mi è capitato di leggere libri molto belli, e di assistere, nel giro di pochi mesi, all’evaporazione di qualsiasi ricordo legato a quelle pagine; con Antibes, invece, mi rendo conto che, invece, è rimasto, come minimo, il segno di una città. Una città che non ho mai visto, che nella mia ignoranza non avevo mai sentito nominare, ma che ora ricordo come un sogno nitido e suggestivo.

Esistono luoghi reali, ed esistono luoghi virtuali; ma esistono anche luoghi reali che vengono sublimati dalla scrittura, e occupano un nuovo spazio, e un nuovo tempo, del tutto autonomo rispetto al mondo “che esiste”. Ci sono casi eclatanti, come la terra in cui si svolge Ada, o ardore di Nabokov, che unisce i ricordi struggenti della Russia nabokoviana (la villa in campagna, la natura, le cugine..) a quelli legati alla nuova patria, gli Stati Uniti d’America, mescolati secondo esigenze estetiche e artistiche totalmente incuranti della realtà. E qui, tra le mani, e nei ricordi, ho la città di Antibes, che si affaccia sul mare: sul mare Mediterraneo, e su quello che Sabrina Barbante crea nelle sue pagine.

Allora, per un momento, penso di essere nello spazio all’incrocio tra Rue Clemenceau e Rue Thuret. Nel mondo di tutti i giorni sarei  qui: ma se chiudo gli occhi, vedo Claudio, con gli occhi cerchiati, lo sguardo spento, attento a qualcosa che non c’é. Oppure potrei scendere, fino ad arrivare nel buio fresco di Corse Masséna, girare per Place du Barri, per arriva al mare, al sole, verso il quale si affaccia promenade Admiral de Grasse (e Cécile: il vento del mattino è caldo e i suoi capelli si possono asciugare prima ancora che le sue gambe sottili, veloci e stanche possano portarla a guardare per caso oltre l’azzurro delle imposte semi aperte di un balconcino che dà sulla promenade). C’è anche l’odore della brasserie. Cosa può invidiare alla vita, questo mondo? La scrittura ha il vantaggio di scrivere direttamente sulla materia che contiene i ricordi: lasciala a macerare un po’ di tempo, e ritrovi i personaggi dei libri mescolati alle foto dei tuoi compagni di classe, le loro città che si confondono con le viette che d’estate, da piccoli, a manina con i nostri fratelli, i sandaletti aperti, percorrevamo guardando il cielo limpido. E Antibes si mescola alla mia Grado, e ai ferragosti in Sicilia, all’afrore dei mesi estivi. Non è questo, il miracolo delle parole?

Rue Thuret - Antibes
Rue Thuret - Antibes
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