Grafemi cambia

Ho aperto il mio primo blog il 5 gennaio del 2006, senza neppure sapere cosa fosse, in concreto, un blog – di cosa dovesse essere riempito, a chi fosse destinato. A distanza di sei anni, mi sono fatto un’idea per differenza: so in che modo non è un social network, in che modo non è un giornale, ma credo che possieda un quid che nessuna delle altre invenzioni successive – i tweet, il microblogging, le cerchie, le condivisioni – può offrire: qualcosa di difficilmente definibile, legato forse alla complessità, alla varietà dei contenuti, all’evoluzione stilistica, umana, estetica di chi apre e arricchisce la propria creazione, giorno dopo giorno.

Grafemi è nato come costola dei blog che avevo su una piattaforma molto diversa da WordPress: spartana negli strumenti, piccola nelle dimensioni, blogs.it aveva però qualcosa che nessuna delle altre piattaforme ha mai avuto, e cioè un numero sufficientemente alto di utenti da consentire un proficuo scambio di idee, e un numero sufficientemente basso perché, di fatto, ci si conoscesse tutti. Era una specie di villaggio, dove si trovava il matto, il genio, quello che va a donne, la barista che dispensa consigli affettuosi, l’aspirante scrittore, lo scienziato, il burlone, lo scemo… Per due anni, è stata un’esperienza esaltante; poi, sono emerse crepe così profonde, conflitti così insanabili, che il tutto è prima esploso in una serie estenuante di post feroci “tutti contro tutti”, e poi è imploso in un piccolo cumulo di macerie. Ogni tanto ci passo, do un’occhiata, ed è come vedere Pompei.

Grafemi, quindi, piano piano ha assunto, pomposamente, il ruolo di unico portavoce delle mie idee. Ma con il passare degli anni, la mia vita è cambiata; e dal punto di vista del blog, l’evento più significativo è stato il mio ingresso, molto tranquillo, nel mondo dei libri: prima “Antropometria”, per la Neo Edizioni, e poi “La felicità esiste”, per la Alet. Sono stati momenti importanti, nella mia vita, che, senza aver toccato il mio mondo “reale” (cioè le relazioni con le persone che vedo tutti i giorni),  hanno modificato il senso della mia scrittura sul blog: mentre prima riversavo tutto quello che pensavo su questa specie di fogli volanti, ora il grosso di quello che mi passa per la testa finisce nei racconti, o nelle storie un po’ più strutturate che poi, se va bene, diventano romanzi. E questa tendenza si è rafforzata sempre di più, fino a che questo blog è diventato spoglio, come non avrei voluto mai.

La forma è contenuto: è la mia ossessione di lettore e scrivente. Attraverso la disposizione di questa pagina – i post uno sotto l’altro, a distanza di righe e righe l’uno dall’altro, l’approccio tutto sommato letterario di quello che si scrive – si possono scrivere solo certe cose, e altre no. Il penultimo post sparisce molto velocemente dalla homepage, e viene subito ignorato; questo riduce la frequenza degli aggiornamenti. Ho iniziato a cercare un tema (e quindi una forma) diversa già da qualche settimana. Mi era piaciuto molto il sito ElegantThemes che per 39 dollari all’anno mette a disposizione moltissimi temi davvero interessanti – che però mi sono sembrati tutti un po’ troppo orientati alla vendita di qualcosa. Poi, ieri sera, ho fatto un salto su un blog che mi capita di leggere più di qualche volta (l’autore è uno di quei blogger della vecchia piattaforma con i quali gli attriti sono diventati, alla fine, insostenibili), e ho prestato maggiore attenzione alla home page. Mi è piaciuta. E’ completamente diversa – diverso proprio il paradigma – e (quindi) permette di dire cose diverse. E ho deciso di affidare i miei scritti a quel tema. Ci lavorerò questa sera (cioè la sera del 16 febbraio 2012) – voglio che il passaggio, che io considero piuttosto seriamente, sia fatto per bene. Da domani, dai prossimi giorni, dovrebbe esserci qualche novità: post più leggeri, pensieri un po’ più sparsi, e qualche spunto in più. E approfitto di questo passaggio per ringraziare quei lettori (non sono molti, ma mi pare di conoscerli uno a uno) che ogni tanto vengono da queste parti a vedere cosa si produce nel mio retrobottega.

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