Grafemi

Segni, parole, significato.

Perché si scrive?

Perché si scrive? Perché dedico il mio tempo libero – il poco che mi rimane dopo aver lavorato, vissuto con la mia famiglia, dormito, mangiato e aver espletato tutte le altre funzioni vitali – a mettere parole una dopo l’altra? Per quali scopi? Ci penso, ogni tanto (pensare fa bene), e l’unica risposta che mi do è perché mi piace. E’ come suonare la chitarra in camera, senza che nessuno ti ascolti; oppure come passare il pomeriggio con la schiena curva sul proprio giardino a togliere erbacce, piantare fiori, e assistere al piccolo miracolo della vita che cresce. Non ci sono altri motivi: sapere che qualcuno ti legge è un piacere che viene dopo, che aggiunge (e toglie) qualcosa.

La pubblicazione di un libro si accompagna a emozioni contrastanti. Poche persone sono così egocentriche o narcisiste da non provare almeno un po’ di imbarazzo nel sentirsi al centro di un processo che coinvolge altre persone. Le recensioni fanno piacere, anche quando non sono positive, ma rappresentano un’invasione di un territorio che si ritiene esclusivo – il proprio giardino. Se mentre vi fate la barba canticchiate una canzone, forse non vi farebbe piacere scoprire che il giorno dopo, su “Rolling Stones”, esce un articolo che analizza la vostra voce, l’intonazione, la melodia e il significato di quello che avete cantato. Il passaggio dal privato al pubblico è un salto delicato, da affrontare con grande cautela, e potenzialmente pericoloso.

Ci sono molte volte, però, in cui si ringrazia l’editore per aver dato, alle nostre parole, la possibilità di arrivare a tante persone – tante anime in ascolto. E ci sono volte in cui diventa chiaro che nella pubblicazione di un libro il saldo tra quanto si ha dato – 480.000 battute spazi inclusi – e quanto si riceve è tutto a nostro favore. Due settimane fa ho ricevuto una mail che mi ha commosso. Se fosse possibile risalire alla sua autrice, non mi permetterei mai di pubblicarla. Non si scrive per ricevere il parere di qualcuno – non è questa la risposta alla domanda perché si scrive?. Ma la metto qua, perché forse questa è la risposta migliore alla domanda perché vale la pena pubblicare?

Buongiorno Paolo,

ho finito di leggere il tuo libro, complimenti davvero, mi è piaciuto molto!

Premetto che lo stile di scrittura  non è tra i miei preferiti, forse sono troppo abituata agli autori americani, che usano un fraseggio più asciutto e lineare. Inoltre, il protagonista è una figura debole ed io, che amo immedesimarmi nei personaggi, ho provato, talvolta, una certa insofferenza. Ho iniziato a leggere con curiosità ma subito mi sono ritrovata dentro la storia.   

Poi, il racconto  ha preso una piega che non prevedevo, ha catturato completamente la mia attenzione ed ho letteralmente divorato le ultime pagine. Il passo più intenso, o perlomeno, quello che mi ha toccato di più, è stato l’incontro di Marco a casa della moglie quando lui riesce ad aprire un po’ il cuore. Mi avevi premesso che il libro era triste, hai ragione lo è, non per i lutti di cui parla, ma perché descrive lo squallore di certe esistenze.

Perché tristemente fa riflettere a come tanti sprecano la loro vita  senza amare se stessi ma, soprattutto, senza rispetto per se stessi. Se non riusciamo ad avere rispetto per noi stessi non ne possiamo avere per gli altri, se non sappiamo amare noi stessi non sappiamo amare gli altri  e, soprattutto, non troveremo mai qualcuno che ci ami e ci rispetti.

Io l’ho capito a fatica dopo anni di sbagli e di  incontri sbagliati, dopo aver conosciuto qualche Baganis ed essere stata una Paola qualsiasi …

Quando ho chiuso il libro, ho guardato fuori dal finestrino del treno e, anche se fuori era ancora buio, sapevo già che oggi ci sarebbe stato il sole.

E’ venerdì 17, Paolo, e, convengo con te: la felicità esiste! (e infatti, ma questo è un segreto, a maggio prossimo mi sposo!)

Ti ringrazio di cuore

Una tua lettrice

 

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

2 commenti su “Perché si scrive?

  1. colorsontheroad
    02/03/2012

    Io sono alle prime pagine del tuo libro….

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  2. Zio Scriba
    02/03/2012

    Sarebbe come chiedermi perché si respira…
    Se poi questo particolare tipo di respiro (come è accaduto anche a me, poche ma intense e indimenticabili volte) può emozionare degli sconosciuti al punto da spingerli a scriverti per ringraziarti, be’, si tratta di una di quelle magiche cose raggruppabili sotto l’etichetta “la felicità esiste”!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2012 da in La felicità esiste, Scrittura con tag , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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