Grafemi

Segni, parole, significato.

Ingannevole è la bellezza più di ogni altra cosa

E’ uscita dall’acqua, con il suo micro costume, ed un corpo perfetto. Ha scostato i capelli bagnati dal viso, scoprendo lineamenti da Miss Universo – la linea del naso, gli occhi di mandorla, le labbra, il mento: ogni cosa nell’aurea proporzione.
Un’amica, che le è vicina, le dice qualcosa all’orecchio – sussurra nell’incavo di quella conchiglia meravigliosa – e la ragazza perfetta ride.
No, non ride: raglia. Un bardotto marino. Ma con meno eleganza. La sua risata riempirebbe di gioia gli studiosi che da anni cercano l’anello mancante tra la scimmia e il macaco. Giuro: si sentiva l’eco dentro alla testa.

Ad essere belli, non c’è alcun merito. E’ un dono della natura, di Dio, del caso, una felice combinazione di cromosomi, un’aderenza fortuita al gusto locale del momento. Ma non c’è applicazione, non c’è studio, non serve cattolico sacrificio, rinuncia, sudore di fronte, sudore di ascella, fatica o dolore. La bellezza arriva per caso e a caso – come quei blocchi di ghiaccio che cadevano dal cielo senza spiegazione, qualche anno fa.
Così come ad essere brutti non c’è nessuna colpa. L’involucro non tradisce nulla del reale valore del contenuto. La mente più brillante può avere un volto deforme. Un mio amico dal cuore d’oro, quando il cielo è terso prende Sky, con le sue orecchie paraboliche.

Da piccino, avevo un libro che si intitolava, mi pare, “Sembra questo sembra quello”. Metteva in guardia dal valutare le cose dalle loro apparenze. Per il tramite di disegni ingannevoli, che mostravano solo piccoli particolari di oggetti molto più grandi, poneva una serie di domande: “sono tronchi, sono piante?”, e nella pagina successiva: “No, son zampe d’elefante”. “Cos’è questo, un pipistrello?”, e nella pagina dopo: “No, è soltanto un verde ombrello.” Nelle ultime due schede, la morale: “Questo è il signor Ivo (biondo, occhi azzurri): pare buono ma è cattivo (dietro alla schiena nasconde un bastone). Al contrario il signor Tono (barbone nero, occhi diabolici), par cattivo e invece è buono (dietro alla schiena nasconde un fiore).”

Ma nonostante sia stato preparato all’inganno dell’aspetto, ancora mi stupisco di quanto distanti possano essere bellezza e valore.

***

Parigi, metropolitana, 1994. Un uomo e una donna, si tengono per mano. Hanno zaini pesanti, sulle spalle, e una guida Routard in mano. Lui ha un bel paio di baffi tipo Asterix, lei occhiali con la montatura rosa, davvero sfiziosi.
Sono nani (l’unico, tra i termini politicamente scorretti – mongoloide, gabinetto, handicappato, sordo, negro – a non aver goduto della sublimazione eufemistica: io propongo diversamente alti, che mi pare mostruoso tanto quanto, ad esempio, non udente preverbale o extracomunitario). Sono nani felici.
Guardano il tabellone delle fermate, poi guardano fuori – si fanno un cenno, sono quasi arrivati a destinazione, Notre Dame. Scendono dai sedili, si avvicinano all’uscita e, mentre le porte si stanno aprendo, lui si ferma un attimo, si gira verso di lei, la guarda con gli occhi più dolci che io abbia mai visto, e la bacia con il bacio più tenero che io abbia mai visto – lei gli accarezza la nuca, gli sussurra qualcosa e poi, mano nella mano, escono. Bellissimi.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

5 commenti su “Ingannevole è la bellezza più di ogni altra cosa

  1. dhr
    30/03/2012

    un post delizioso, nonché vero.

    riguardo alla prima parte, di quel genere di Miss ce ne sono ormai talmente tante in giro che è diventato proverbiale, quando si racconta di averne incontrata una, introdurre la frase: “finché non ha aperto bocca…” e spesso proprio per ridere in maniera sguaiata (risposta di prammatica: “beh mica ci devi fare i discorsi di filosofia” 🙂 ).

    tuttavia ritengo valido il caso opposto: una donna bella E intelligente ha “qualcosa in più” rispetto all’umanità “comune”, checché ne pensi il risentimento rancoroso – ben analizzato da Nietzsche – delle racchie e delle bigotte.

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    • Paolo Zardi
      14/04/2012

      Sono pienamente d’accordo – lo stesso, credo, vale per gli uomini. Essere belli aiuta.
      Ma c’è da dire, anche, che da un punto di vista, diciamo così, evolutivo, la bruttezza costringe a potenziare alcune doti che altrimenti non sarebbero necessarie. Non è un caso che i più grandi poeti fossero, spesso, delle mezze tacche – Leopardi, ad esempio. E Byron è l’eccezione che conferma la regola. 😉

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      • dhr
        16/04/2012

        ahhh ecco perché non riesco a pubblicare una mazza 😆

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  2. giuse1054
    01/04/2012

    Com’è difficile la conoscenza delle cose e com’è facile la superficialità. La bellezza è questo . Purtroppo non si ha quasi mai il tempo e la voglia di soffermarsi a guardare oltre le apparenze. Le persone che conosco bene (molto poche), di cui distinguo i caratteri della personalità e con cui condivido pareri ed emozioni nel bene e nel male , non so più se sono belle o brutte perché la categoria della bellezza esteriore perde completamente valore ed interesse, non conta veramente più nulla, in questi casi.

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  3. ridibruttoeinfelice
    20/08/2013

    per essere onesti bisognerebbe notare che una risata è comunque apparenza, non della forma fisica ma pur sempre apparenza, e che dalla sua sguaiatezza non si possono evincere le qualità della persona esattamente come non si evincono dall’aspetto.

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Questa voce è stata pubblicata il 29/03/2012 da in Blog, Editoria, Letteratura, Scrittura con tag , .

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