Essere Nick Drake

Nel curioso, originale, e per certi versi sorprendente film “Essere John Malkovic”, i personaggi principali – un uomo e due donne – trovano un passaggio segreto che, attraverso una botola, li conduce fino al cervello dell’attore John Malkovic, dando loro la possibilità di essere lui a tutti gli effetti. L’idea viene sviluppata soprattutto nella direzione: “cosa farei se fossi nei panni di una persona famosa, e dotata di un certo carisma?”. Una delle protagoniste, ad esempio, approfitta di questa trasformazione per andare a letto con una donna che aveva sempre desiderato, e che non aveva mai avuto.

Essere qualcun altro e l’arte hanno qualcosa in comune. Chi legge un libro, sostituisce, per un certo tempo, i propri pensieri con quelli dello scrittore; si potrebbe dire, quindi, che il lettore entri nella testa di chi ha scritto un libro, anche se a volte ho il sospetto che sia vero proprio il contrario. Quale delle due coscienze si espande? Quella di chi scrive e diffonde il proprio pensiero, o quello del lettore che pensa i pensieri di qualcun altro? Se i ricordi potessero essere memorizzati, e riprodotti su cervelli altrui (come succede nel film Strange days), chi vivrebbe l’esperienza di essere qualcun altro: chi ha prodotto il ricordo o chi lo rivede?

Con la musica, funziona più o meno così. La differenza rispetto alla scrittura è che la musica agisce a un livello molto più vicino alla fisiologia del corpo umano: ritmo, melodia e armonia possiedono un potere misterioso, che ci emoziona e ci commuove, senza che sia possibile opporre una qualsiasi forma di resistenza. Ora, in questo preciso momento, io sto ascoltando le musiche di Nick Drake e mi pare di capire, di sentire, cosa può aver significato essere stati lui. La sua sensibilità si trasmette attraverso una vibrazione dell’aria, che arriva qui, a Padova, quarant’anni dopo che lui aveva scritto, suonato e cantato le sue canzoni.

Nick Drake non è particolarmente famoso. Figlio di una famiglia inglese benestante, introdotto alla musica da una madre sensibile e colta, ha iniziato a comporre le prime canzoni intorno alla fine degli anni sessanta. Ha inciso il suo primo disco, Five leaves left, nel 1969, a 21 anni. I suoi discografici lo convinsero a portare il suo lavoro in tourné, ma fu un fiasco: la sua musica, sofisticata e delicatissima, non era fatta per essere cantata in pub o piccoli teatri di provincia. Suonava la chitarra magnificamente, ma per ottenere le sue particolarissime partiture la accordava ogni volta in modo diverso – una tecnica usata anche dai Beatles in alcune canzoni del White Album (ad esempio in Blackbird), ma che nessuno aveva portato ai livelli di Drake; il problema è che questa attività di accordatura era lunga e laboriosa, ed era tecnicamente impossibile da fare tra una canzone e l’altra durante i concerti dal vivo. Alla fine, rinunciò, e smise di esibirsi. L’amico John Martyn, proprio parlando di Drake, disse:

Io potrei suonare dovunque. se la gente non sta zitta gli urlo di fare silenzio… Nick, semplicemente, non poteva. 

Incise un altro album, Bryter Later, e poi un altro ancora, Pink moon – quest’ultimo solo con chitarra e voce. Nessuno si accorse di lui. La casa discografica che lo produceva fu venduta, e lui scivolò nella depressione. All’inizio del 1974 provò a rientrare in sala di incisione ma dovettero registrare la chitarra e la voce in momenti separati. Come era, essere Nick Drake, in quei momenti?

nick drake

Tornò a casa, a  Tanworth-in-Arden, nella casa dei suoi. Passava le notti girando per la grande casa di famiglia. I medici gli prescrissero il Tryptizol, un antidepressivo triciclico. Ma che speranze di sopravvivere  poteva avere un uomo con il suo talento e la sua sensibilità? Non credo che lui volesse il successo – che fosse quello il problema. Come si può sentire un genio della musica, capace di produrre opere di una perfezione inarrivabile, quando vede che nessuno è in grado di capirlo? Ascoltando le sue canzoni, sembra che la sua anima si espanda fino a occupare interamente il nostro cuore – ed è straziante avvertire come la sua capacità di sentire sia un calice di cristallo pronto a distruggersi; e mentre la sua anima si espande, la nostra vita diventa la sua.

Il 25 novembre del 1974 la madre di Nick, Molly, entrò nella sua camera e lo trovò morto (come disse più tardi, vide le sue lunghe, lunghe gambe…): gli era stata letale una dose eccessiva del farmaco antidepressivo. Il giradischi stava ancora suonando i Concerti Brandeburghesi di Bach. Come era stato, essere Nick Drake, quella notte? Alle tre di notte mangiò una tazza di cereali, e poi? Fuori dalle grandi finestre della sua casa c’era la campagna inglese, immersa nelle nebbie autunnali? Che rumori sentiva, per la casa? E poi, disteso sul letto, una pastiglia dopo l’altra, cercando cosa? Sperando in cosa? Fu sopraffatto dalla bellezza dei concerti di Bach? Come doveva essere ascoltare quella musica sublime con una sensibilità come la sua? Vide l’alba, o chiuse gli occhi prima? Com’era stato essere Nick Drake la sua ultima notte? Per saperlo, è sufficiente chiudere gli occhi, e ascoltare la sua musica: è questo il miracolo dell’arte.

(la versione di questo video è diversa da quella pubblicata nel suo primo disco, che era arrangiata con violini e altri strumenti. Le immagini in movimento che si vedono sono l’unica testimonianza video di Nick Drake)

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4 thoughts on “Essere Nick Drake

  1. Splendido e struggente, e come al solito intelligente e profondo, il tuo omaggio a questo ragazzo, a questo Artista. Me lo hai fatto sentire vicinissimo, e non solo perché siamo entrambi Nick…
    No, penso anch’io che non sia “il successo”, il problema. E’ che per un artista venire capito e apprezzato, cioè venire AMATO, è tutto, anzi, è ancora di più.
    Complimenti: qui c’è sempre qualcosa di bello da leggere.
    Un grande abbraccio.

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  2. N.D. fu un vero gigante solitario e merita di essere continuamente riproposto e riscoperto. Il tuo approccio (essere J.Malkovich, essere N. Drake), come di consueto molto stimolante (N.D. quella notte era stato anche J.S.Bach?).
    E poi non conoscevo questa versione (e questo filmato) di Way to Blue.
    Commoventi.

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  3. Ciao Paolo,
    navigando alla ricerca di notizie su Drake sono incappato nel tuo blog.
    Condivido quanto hai scritto. Complimenti!
    Non sono riuscito però a vedere il filmato di Way to Blue.
    Una volta avviato il play una scritta mi informa che
    Questo Video presenta contenuti di UMG. Non disponibile per il tuo paese.
    Mi sapresti dire, gentilmente, se sei a conoscenza di un sistema per accedere alla sua visione.
    Ti ringrazio ancora e ti saluto cordialmente.
    Mimmo Cortese – Brescia

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