Logica, processo, funzionalità

Numerosi studi scientifici dimostrano come le parole che ascoltiamo, specialmente se provenienti da una fonte che non vediamo, vengono percepite, per una breve frazione di tempo, come imperativi, ai quali si tende, inconsapevolmente, ad obbedire (lo sanno bene i pubblicitari: compra, sii felice, be creative). Le parole che provengono dall’esterno assumono, dunque, la dignità di pensieri nostri, indistinguibili da quelli che produciamo in autonomia. Siamo ciò che ascoltiamo.

Saul Bellow diceva, a metà degli anni settanta, che questa epoca sarà ricordata come il tempo delle telescriventi, delle banche, dei bilanci – un tempo vuoto, inconsistente, che ci riempie la testa di un rumore costante, sordo, e privo di qualsiasi significato. Quando torniamo a casa, dentro di noi, nel cuore del nostro “io”, le frasi che abbiamo ascoltato, le suonerie dei cellulari, i bip bip degli SMS continuano a risuonare confusi. I nostri sogni, che tentano di rielaborare quelle esperienze, diventano sfilacciati, continuamente interrotti dall’eco di stampanti, click di mouse, telefonate dei clienti, ordini dei capi progetto. Le giornate non sono mai state così piene come nel ventesimo e nel ventunesimo secolo, e le vite non sono mai state così vuote.

E io, qui, in uno degli avamposti della società occidentale – in uno di quei gangli nervosi dell’imponente sistema elettrico del nostro mondo – continuo a ricevere, dai tavoli dietro di me, sempre le stesse parole. Logica, processo, funzionalità. La logica di processo. Questo documento ha troppa funzionalità. Come logica, nella logica, per la logica. Verifichiamo. Pianificate. Bonificata.

Per quanto io tenti di opporre una qualche forma di resistenza, il mio udito è investito dall’onda sonora prodotta da queste parole, e il segnale viene trasmesso ai miei due emisferi, e diventa pensiero – il mio pensiero. Chi sarebbe disposto a cedere la propria coscienza in outsourcing? Eppure sappiamo come si forma la nostra mente: continuiamo ad ascoltare fino a che impariamo. Non è così che ci è stata insegnata la lingua che parliamo? Le tabelline? I sette re di Roma? Nei film, i cattivi cercano di piegare la volontà dei buoni costringendoli ad ascoltare la loro versione dei fatti; e una volta che sei legato ad una sedia, senza la possibilità di alzarti, senza la facoltà di non sentire, finisce sempre che le parole degli altri diventano i tuoi pensieri, e poi i tuoi sogni. Lo spazio di cui sono proprietario, e nel quale sono recluso – il mio cervello – vibra su frequenze che non sono mie, fino al punto che io divento quelle frequenze. E’ un processo inarrestabile. Come logica. Di funzionalità.

Una risposta a "Logica, processo, funzionalità"

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  1. e in effetti, nella spiritualità (o diciamo semplicemente: antropologia) della tradizione, era indicata la “custodia dei sensi”, che non si riferiva affatto soltanto alla sessualità, ma anche alla capacità di selezione delle cose udite, ecc.

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