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Segni, parole, significato.

“I ricordi di infanzia”, un libro collettivo promosso da Giulio Mozzi

Rilancio il post di Giulio Mozzi, che sta provando a mettere in piedi un libro collettivo di ricordi di infanzia.

Il ricordo d’infanzia: un libro da fare
di Giulio Mozzi

Una proposta di Giulio Mozzi

Ho voglia di fare un libro. La voglia di fare questo libro mi è venuta leggendo altri libri.

Il titolo del libro da fare è: Il ricordo d’infanzia.

Vorrei raccogliere cento, mille, duemila ricordi d’infanzia. Non necessariamente primi ricordi d’infanzia. Ricordi di quando avevamo non più di otto anni. Ricordi, se possibile, autentici: cioè proprio ricordi personali, non ricordi attivati da racconti e rievocazioni di genitori e parenti. Non necessariamente, peraltro, ricordi “veri” nel senso comune della parola: la memoria dell’infanzia è piena di fantasie, sogni, immaginazioni – che non sapevamo allora, né sapremmo adesso, distinguere da ciò che ora, da adulti, consideriamo “vero”.

Vorrei che questi cento, mille, duemila ricordi d’infanzia fossero scritti tutti nello stesso modo:
– brevemente, da una sola riga a non più di una decina,
– al tempo presente (presente storico),
– con all’inizio brevi indicazioni di luogo («Sottomarina», «Casa della nonna» ecc.) e di tempo (sia oggettive, come «Settembre 1963», sia soggettive, come «Primo anno di scuola materna», ecc.),
– con una scrittura semplice semplice, il più possibile priva di effetti («Sottomarina. Faccio la prima elementare. Un compagno di classe mi sfida ad arrampicarmi su un muretto. Ci provo. Cado sulla schiena. Mi manca il fiato. Quando riesco a rialzarmi, il compagno di classe è scappato»),
– come se, insomma, questi ricordi d’infanzia fossero (fossero leggibili come) i ricordi di una sola persona dall’infanzia enorme, smisurata, infinita.

Perché ho voglia di fare questo libro? Perché quasi non ho ricordi d’infanzia. Tutto qui.

Volete partecipare a questo libro da fare? Se sì, vi chiedo di mandarvi il vostro ricordo d’infanzia. Scrivetelo in un documento e mandatemelo in allegato a un’email (giuliomozzi@gmail.com). Se volete aiutarmi della gestione del tutto, date al documento un nome del tipo: NomeCognome_Ricordodinfanzia.doc (o .rtf, .odt ecc.). Dentro il documento mettete il vostro nome, il vostro indirizzo elettronico, il vostro indirizzo di casa. Se volete restare anonimi, mettete solo il vostro indirizzo elettronico. Rispetterò l’anonimato.

Raccoglierò ricordi fino alla fine di settembre 2012. Poi comincerò a fabbricare il libro.

Mi riserverò il diritto di scegliere, tra i ricordi d’infanzia che arriveranno, quelli che mi sembreranno adatti. Se mi sembrerà opportuno intervenire sul testo, vi scriverò. [Aggiunta: intendo dire che nessun testo sarà modificato senza il consenso del titolare del ricordo].

Nel libro i ricordi saranno numerati e anonimi. Alla fine del libro metterò l’elenco dei nomi con i numeri dei ricordi. Penso che indicare ogni volta, nella pagina, il nome del titolare del ricordo disturberebbe la lettura: romperebbe l’illusione.

Non c’è ancora un editore, per questo libro. L’ho immaginato nei giorni scorsi, ne ho parlato con un paio d’amici, e penso sia il tipo di libro che bisogna prima fare, e poi proporre a un editore.

Anche se il libro fosse poi pubblicato da un grande editore, presumo che non sarà possibile prevedere l’erogazione di diritti ai singoli autori dei ricordi. Sarà difficile anche – ci proverò, ma non garantisco – far avere a ciascuno una copia del libro. Più facile una copia digitale.

Probabilmente io prenderò dei diritti come ideatore del libro e per la sfacchinata di mettere insieme il tutto. Se ce ne saranno, ne userò almeno una parte per una festa.

Come alcuni avranno già capito, i libri che mi hanno fatto venire voglia di fare questo libro sono due libri di Georges Perec: Je me souviens («Mi ricordo») e W ou le souvenir d’enfance («W o il ricordo d’infanzia»). All’inizio di Je me souviens Perec scrive: «Le titre, la forme et, dans une certaine mesure, l’esprit de ces textes s’inspirent des I remember de Joe Brainard» («Il titolo, la forma e, in una certa misura, lo spirito di questi testi s’ispira a I remember di Joe Brainard»). Recentemente, in Italia, Matteo B. Bianchi ha scritto anche lui un Mi ricordo ispirato dal Je me souviens di Perec.

Se c’è qualcosa che davvero non è solo nostro, è la nostra memoria intima.

Per info e commenti: Vibrisse

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/07/2012 da in Editoria, Letteratura con tag , .

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