Libertà – Johnathan Franzen

Quando all’inizio del 2011 ho letto “Le correzioni”, di Johnathan Franzen, ho avuto la nettissima percezione di trovarmi di fronte a un capolavoro – una di quelle opere d’arte il cui risultato complessivo è superiore alla somma delle parti: un romanzo capace di essere innovativo e classico al tempo stesso, già pronto per entrare nel canone occidentale del ventunesimo secolo.

Proprio sulla base di queste premesse, ho preferito aspettare un po’, prima di leggere “Libertà”, il libro che Franzen ha pubblicato quasi dieci anni dopo “Le correzioni”: temevo che il confronto con il suo immenso predecessore potesse condizionarne, in qualche modo, la lettura. Ho iniziato solo quando ho sentito di non poter più rinviare, cioè tre settimane fa.

Arrivo subito alla conclusione: “Libertà” non raggiunge lo status si capolavoro. Rispetto a “Le correzioni”, manca qualcosa di imponderabile, indefinibile, ma allo stesso tempo di fondamentale: la genialità. E il sospetto che ho covato per tutto il tempo, anche sulla base di alcune impressioni sommarie che avevo ricavato dai suoi libri precedenti, che non ho letto ma dei quali ho avuto modo di parlare con diverse persone, è che “Le correzioni” rappresenti un punto che Franzen non raggiungerà più, uno di quei casi un po’ fortuiti in cui tutto, ma proprio tutto, gira per il verso giusto – con un paragone un po’ irriverente, è come l’Italia del 1982, che dopo la finale con la Germania ai mondiali di Spagna, non è riuscita neppure a qualificarsi ai successivi Europei.

Nel caso di “Libertà”, però, si rimane comunque a livelli altissimi: grandi invenzioni stilistiche, personaggi creati magistralmente, temi, sottotemi e sottosottotemi che si incrociano, si inseguono, riemergono, si inabissano, tutti insieme a formare un’opera complessa, ricca fino a raggiungere il punto di saturazione. C’è di tutto, dentro a questo romanzo: i legami famigliari, che condannano e salvano, i rapporti amorosi, il desiderio, la politica, le mille sfumature del concetto di libertà, la responsabilità civile, il disincanto dell’età adulta, l’entusiasmo degli ideali coraggiosi, l’amore, il tradimento, la depressione, le tette finte, Internet, la guerra in Iraq, l’11 settembre, la musica rock, la musica folk, la campagna vs. la città, la società occidentale vs. la natura – il tutto innestato su un impianto narrativo solidissimo (anche troppo! I capitoli che finiscono sempre in un punto decisivo, l’alternanza dei dialoghi e delle descrizioni, le scene di sesso (per quanto rare), sono caratteristiche più da Follett che da Franzen). Cosa manca, dunque?

Franzen è stato il migliore amico di Wallace per tutti gli ultimi dieci anni della sua vita. Non so se Franzen abbia fatto bene a Wallace – a Wallace come persona – ma di sicuro Wallace ha fatto bene al Franzen scrittore, e il Franzen scrittore ha fatto benissimo al Wallace scrittore ormai morto. Wallace è il discendente più nobile dell’albero del postmoderno, piantato da Thomas Pynchon negli anni sessanta, e coltiva, e fatto crescere, soprattutto da De Lillo. Franzen non è postmoderno: è, piuttosto, un postpostmoderno, che ha cercato di calare il postmoderno in un genere più convenzionale, cercando di non perdere tutta la potenza dei postmoderni. “Le correzioni” è questo: un romanzo postmoderno scritto come un classico. E’ il più grande regalo che  Franzen ha fatto a Wallace: mostrare al mondo che i concetti di fondo del postmoderno non erano adatti solo a libri sperimentali o d’avanguardia, ma potevano essere usati per costruire un romanzo popolare, cioè destinato a tutti. Con “Libertà”, però, Franzen fa un passo indietro: si allontana dalla Torre di Babele di Wallace, e cerca a tutti costi un senso in quello che sta succedendo. Wallace era ossessionato dall’impressionante massa di informazioni, stimoli, segni, ai quali ogni individuo che vivesse alla fine del ventesimo secolo era esposto; Franzen supera questa ossessione, la allontana tappandosi le orecchie, e cerca di ascoltare (e quindi raccontare) la voce di una storia. Ma così, il suo punto di vista si sposta, e finisce proprio dentro al mondo che vorrebbe raccontare. Diventa politicamente corretto, sebbene non perda la durezza che gli serve per aprirsi un varco nel cuore dei suoi personaggi, come un chirurgo in sala operatoria; diventa lineare, intrecciando tutti i fili che ha scelto di mostrare; abbandona l’assurdo, l’incomprensibile, il folle, per gettarsi in una storia convenzionale, che si sublima solo per profondità cognitiva, ma non per estensione.

Franzen ha una visione completa del mondo, degli uomini, della società, delle relazioni tra le persone e delle relazioni tra persone che vivono nella stessa famiglia: questa è la sua principale forza. Ma in “Libertà”, questa visione assume dei toni paradigmatici, normativi, al limite del pedagogico. Tutto finisce come doveva finire fin dall’inizio. E quindi questo è un romanzo che sa consolare, che sa insegnare, che sa commuovere, e che quindi conviene leggere, ma non è un romanzo che ti devasta la vita.

Parere finale: è un libro che mi ha entusiasmato sotto molti aspetti, ma che non mi ha convinto fino in fondo. Lo consiglio caldamente a tutti, ma non credo che sarebbe tra i dieci libri che porterei con me in un’isola deserta.

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6 thoughts on “Libertà – Johnathan Franzen

  1. Ho rimandato a lungo per i tuoi stessi dubbi e paure, e perché Einaudi non si decideva a far uscire l’edizione economica, che per me non è questione di soldi ma di morbidezza (odio le copertine cartonate, e sarei disposto a pagare di più per averle subito Morbide!). Adesso lo comprerò, ma anch’io so già che dopo un capolavoro assoluto come Le Correzioni la (parziale) delusione sarà inevitabile.

    Un abbraccio!

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  2. deprimente triste, carente di inventiva, che delusione. mah. non è che che manca il colpo d’ala, mancano le ali! chi non ha dei vicini di casa sfigati o è sfigato lui stesso? questo libro non descrive nulla, non serve a nulla, è cronaca triste …………….

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    1. Ciao Massimo, in parte condivido il tuo giudizio, ma sono convinto che ci siano dei punti in cui la qualità si impenna improvvisamente. Il libro autobiografico di Patty, ad esempio, è notevole in molti punti. Anche il primo capitolo contiene sprazzi di genialità. In altre parti, è vero, manca inventiva, e persino di verosimiglianza (penso al rapporto tra il figlio e la sorella dell’amico), ma se guardo di profilo la mia copia, vedo tante orecchie che mi ricordano che in quella pagina c’è qualcosa di notevole…

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  3. Libertà è sul mio comodino da un po’… in attesa di essere letto.
    Il mio problema è che non ho trovato “Le correzioni” così entusiasmante e geniale come dici, quindi mi fa un po’ fatica l’idea di leggere un altro libro di Franzen.
    Libertà però ha dalla sua il fatto che me l’ha consigliato un’amica che, per usare un eufemismo, diciamo che non brilla per intelligenza e acume: se ce l’ha fatta lei… 😉

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    1. Eh eh,,, questa differenza di vedute dimostra una cosa in cui ho sempre creduto: il romanzo è fatto per metà da chi lo scrive, per metà da chi lo legge! 😉
      A tre mesi di distanza dalla lettura, e a due da questa specie di recensione, ho un ricordo meno positivo di questo libro – mi ha fatto tornare la voglia di leggere, ma a bocce fredde posso dire che per certi aspetti è una specie di polpettone, o soap opera. De “Le correzioni” ricordo, con brividi lungo la schiena, la crociera dei due genitori, la storia della figlia con il collega di suo padre (e l’umiliazione di quest’ultimo), i vasi di piscio disposti in cantina, la silenziosa tragedia della famiglia del primogenito (la moglie che vuole convincerlo che è depresso), e il figlio piccolo lasciato davanti al piatto per ore, perché non voleva mangiare gli spinaci… Di “Libertà”, invece, non ricordo nulla di così eclatante. E’ stato un buon motivo per riavvicinarmi ad alcuni temi, che ho approfondito (grazie a Bauman), ma nel complesso non posso dire che possa stare tra i dieci libri più belli che abbia letto.
      ps Franzen si è molto interrogato su “di cosa deve parlare un romanzo?”. Per anni non è riuscito a staccarsi dalle ambizioni di Wallace; poi, ha deciso di iniziare a raccontare storie popolari. “Le correzioni” è (a mio parere) perfetto; in “Libertà” si è sbilanciato troppo verso la “popolarità”.

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  4. Sono strabiliata. I dettagli de “Le correzioni” che tu citi sono davvero eclatanti eppure non mi è rimasto niente di essi, né le storie né le emozioni connesse. E non credo che dipenda dal fatto che lo lessi appena uscito, quindi diversi anni fa. Io la penso come ALicE e “Libertà” non l’ho neppure comperato.

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