Grafemi

Segni, parole, significato.

L’attimo

Ho iniziato a scrivere racconti nel 2007. Il motivo è stato piuttosto banale: avevo un blog nel quale parlavo dei miei ricordi, e a un certo punto li ho finiti. O meglio: ho finito quelli che potevano sembrare interessanti, cioè quelli che possedevano una qualche forma drammatica. I primi racconti erano piuttosto eterogenei, ed è stato soprattutto il lavoro di editing fatto con Angelo Biasella, della Neo Edizioni, durante la preparazione della mia prima raccolta, nella seconda metà del 2009, che posso dire di aver trovato una mia voce. Prima, ho fatto tanti esperimenti, in direzioni diverse. Col senno di poi, però, intravedo un filo conduttore, che è un riverbero di una poesia di Montale che mi era stata fatta leggere al Liceo (alla faccia che la scuola non serve a nulla). La poesia era questa:

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Mi interessava proprio questo: cogliere quel minuscolo evento che per un attimo ti fa cogliere il senso (ammesso che ci sia) che sta dietro le cose. E verso la fine del 2007, ho scritto un raccontino, che poi ho inserito nel manoscritto consegnato alla Neo, ma che alla fine è rimasto fuori: troppo fragile, e forse un po’ naif. Non legava con gli altri. Però lo ripropongo qui, con l’intenzione di usarlo per un discorso che però occuperà il prossimo post.

Con il Sole 24 ore aperto sul tavolino, un signore molto pelato e appena baffuto sfoglia le pagine, una dopo l’altra, prestando molta attenzione ai titoli più grossi. Il suo vicino, omero appoggiato al bordo del finestrino, gomito piegato, mano appoggiata alla guancia o guancia appoggiata alla mano, guarda avanti verso un nulla che ha il colore di alberi che corrono nella direzione opposta.

“Attenzione prego, si avvisano i gentili viaggiatori che è aperto il servizio di minibar”. Due giacche e cravatte si alzano insieme dicendo “caffè?” nello stesso momento.

Una donna in bilico tra la gioventù e una precoce crudele vecchiaia – cosa sono, le borse sotto gli occhi a tradirla? – mostra denti troppo grandi e guanciotte da roditore ogni volta che sorride dentro ad un Nokia argentato. Il suo orologio è nero e piccolissimo, come a nascondere il tempo. La sua vicina ha un naso che Lombroso avrebbe definito “privo di ambizioni” oppure “arreso”. Gli occhi scuri puntano al cielo (che è il coperchio del vagone in corsa: ma di sicuro Dio ha i raggi X).

Altri fanno conversazione. Uno parla della morte, un altro dell’amore. Uno dice “le nascite, che noia.. nascono solo perfetti sconosciuti”. Poi si guardano nei finestrini, l’uno l’altro. E un altro fa il Sudoku, grattandosi con la mano il cuoio capelluto, mentre la sua vicina ha riccioli biondi.

Ogni cranio oppone un osso ostinato e bianco alla lettura del pensiero. Solo un signore senza baffi pare concedere il lusso di leggergli dentro qualcosa, ma non pensa a niente. Ha un paio di occhiali con la montatura d’oro, una pancia moderata ma visibile, il segno di un’acne degli anni sessanta – i suoi brufoli videro il primo passo sulla Luna – un peloso principio di incuria che gli esce fuori delle orecchie. Gli occhi sono umidi – eppure, giuro, non sta pensando a niente. Anzi, meglio: non ha niente a cui pensare. E fino cinque minuti prima non esisteva neppure: è stata una bigliettaia vestita in verde a tirarlo fuori dal nulla, chiedendogli “Biglietto, prego”
“Come?”
“Biglietto prego”
“Questo?”
“Sì, quello”
L’obliteratrice lascia cadere un piccolissimo pezzo di carta a forma di buco sul tavolino. L’uomo starnutisce e il buco vola via. La roditrice aggrotta le sopracciglia. Naso arreso se lo copre per paura dei bacilli. 24 ore chiude il giornale e lo mette via.

Quindi il nulla in viaggio. Nessun ricordo, solo numeri che si compongono sul Sudoku. Gli orologi girano intorno al tempo, accuratamente evitandolo. I quattro si guardano un po’ negli occhi – Castorina, il molto pelato; il naso, pelo-nelle-orecchie; e pelo-nelle-orecchie, il molto pelato e la castorina in rapida successione. Nessuno pare guardare il naso. Dondolano tutti insieme nel vuoto passatempo di vivere. La Lombrosiana arriva a grattarsi una narice; non va oltre.

Ma tra Vicenza e Verona, accanto ai binari, stanno due donne con un paio di occhiali da sole ciascuna, le braccia sollevate, gli stivali e nient’altro. I mariti, da dietro una siepe, scattano foto, pieni di erezioni. Le nude ridono come Thelma e Louise, ma in piccolo. Salutano i viaggiatori agitando le lunghe braccia rosa, gridando qualcosa.

Solo l’uomo con la pancia moderata le vede. Sullo sfondo degli alberi che si muovono, ha scorto aureole rosa e aureole un po’ più scure, tanta bella pelle chiara, e capelli agitati dal vento che il convoglio muove attorno a sé, e ha provato ad immaginare, dietro all’osso ostinato del suo cranio, i loro denti bianchi e le lingue rosse ed umide che si appoggiano a quei denti quando dicono ELLE. Viene colto, come un ranuncolo, da una desiderio pieno di ricordi e tenerezza e passione, chiaro e liquido come l’odore di orzata delle estati nell’era dell’acne, e tra le dita sente il velluto di una ragazzina amata sotto un albero – l’adorazione del suo neo segreto – quando pancia e peli-nelle-orecchie erano qualcosa di là a venire.

La vita ora è lì, fuori dal vetro, ma è già andata. Si è mostrata per un attimo ai suoi occhi, una visione, una rivelazione, un attimo di luce tra un vuoto ed un altro, dopo il nulla e prima di un altro profondissimo nulla; un istante che lo ha preso e poi lo ha lasciato appoggiato al sedile di uno scompartimento, come un burattino di carne e ossa in viaggio.

Poi, l’uomo posa la testa sul finestrino. Ancora alberi contromano. Si gratta il naso. E’ arrivato.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

Un commento su “L’attimo

  1. Stefania
    15/09/2012

    Che dire? Fantastico. Non so mai se mi piaci di più tu o le cose che scrivi. Le trovo scisse, comunque. Ma belle belle belle entrambe. Di una profondità empatica che capisce la vita e le persone. Grazie, Paolo.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 12/09/2012 da in Letteratura, Racconti, Scrittura con tag , , , , .

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