L’inserto del lunedì – un racconto di Nicola Pezzoli

Un blog è, prima di tutto, un progetto estetico: attraverso i post, si compone una certa immagine più complessa, più elaborata, che, in certi casi, può diventare diversa dalla somma delle sue parti; e poiché i post continuano ad aggiungersi, questo risultato finale è in continuo movimento. Anni fa, quando ho iniziato a curare i primi blog, cercavo soprattutto la coerenza interna. In un blog mettevo i miei ricordi, in un altro qualche spunto più o meno sociale, in un altro ancora articoli sull’informatica. Avevo più tempo, non c’è dubbio, ma avevo soprattutto un’idea diversa: le mie facce erano state scomposte, separate, e proposte separatamente. Grafemi, invece, mescola un po’ tutto questo – lo fa in maniera parziale, discontinua, ma c’è comunque il tentativo di mescolare cose in apparenza diverse, ma legate da qualcosa che potrei chiamare il mio gusto.
E questo progetto è talmente eterogeneo, e aperto, che a un certo punto ho iniziato a sentire la mancanza di voci esterne. Leggo molti post che mi piacciono, in giro per la rete, e tante volte ho detto: questo avrei voluto scriverlo io. Alla fine, ho provato a semplificare: se un autore mi piace, perché non chiedergli di scrivere qualcosa per questo blog? Nasce così l’Inserto del Lunedì, uno spazio nel quale cercherò di raccogliere altre voci – voci diverse dalla mia – per aggiungere un altro tassello a questo piccolo castello di carte.

Il primo inserto è un racconto di Nicola Pezzoli, noto anche come Zio Scriba, del quale avevo parlato in almeno due occasioni: per il suo libro “Tutta colpa di Tondelli”, Kaos Edizioni, e per un suo manoscritto non ancora pubblicato (ma lo sarà a breve). Il suo blog è uno di quelli che ho messo tra i preferiti, e più di qualche volta mi è capitato di aver preferito leggere i suoi post che scrivere i miei. Questo racconto appartiene a una serie di storie che hanno, come protagonista principale, Sorensen Puddu. Lo stile potrebbe essere definito demenziale e non descrive pienamente Pezzoli, che nelle sue corde ha anche l’ironia sottile, la capacità di rappresentare lo struggimento, e una tagliente capacità di analisi del mondo contemporaneo. 

il twist nel momento più inadatto

Era una brutta mattina di maggio, luglio, settembre meno un quarto, e come previsto dal mio oroscopo vegetale (sono della verza) nel farmi la barba mi potai un capezzolo. Alla radio le previsioni rossocrociate di Locarno Monti nella persona di Fosco S. o di suo cugino un certo Cappenbergher annunciavano con malvelata soddisfazione foschia infingarda e un po’ stronza sugli altopiani e io ero indeciso se dare prova di alto senso civico spargendo la voce o sbattermene sostanzialmente le ampolle. In quella fui travolto da un’ondata di jet lag, e capii che la presa sulla realtà cominciava a scivolarmi dalle mani. Poi mi sovvenne che non avevo mai volato in vita mia (non è che ho paura, la mia si chiama Sindrome di Bergkamp Patacrash, in pratica appena zompa nella mia visuale un qualcosa che somigli anche lontanamente a un check-in mi cago addos**): donc era senz’altro il caso d’inventarmi una scusa migliore, circa la mia non prensilità sul reale. Forse dormivo poco. Forse perdevo sangue.
“Zitto!” veniva nel frattempo intimato al contestatore durante il comizio del Partito Della Felicità Digitale Terrestre Per Tutti che andava in onda alla tv: “Non interrompere i Coglioni!”
Ma io, io che per anni mi ero creduto intelligente seppur a causa di un deprecabile malinteso, perché non spegnevo?Dal canto suo la mia vita andava a ramengo, ma solo un capez… un pezzettino alla volta, a bricioline polliciniane, così riuscivo a stargli dietro, contuso e consapevole. Il che, non so se mi spiego, è molto peggio. Beati quelli che crollano a precipizio come will coyone nel burrone, un colpo e via.
Ero stanco di me. Ero stanco di voi. Soprattutto di voi.
Io ce lo sapevo che con queste agenzie interinali e il precariato del neoproletariato senza prole (e chi li mantiene?) sarebbe andata a finire così. Dopo l’impiego lampo al caseificio (venti minuti di stage non retribuito da intendersi, dissero, come periodo di provola ostentabile in curricula futuri) l’altra settimana mi hanno assunto con contratto terminale presso lo zoo di Cornate d’Adda, sì, proprio lui, il paese col monumento marmoreo maramaldeggiante
Il monumento come tutti sanno dice
CORNATE AI CADUTI
Assunto per fare il trattamento col cotton fioc alle giraffe. Capirete, coi due miliardi al mese solo di rata strozzinvest per il finanziamento avventato e sprovveduto diciamo pure coglione (coglione a chi?) per quel tostapane satellitare mks del 97 su cui non avevo letto le clausole e m’ero fatto abbindolare interessualmente (e fossi riuscito a farcene uno, di toast!), non è che uno possa andare tanto per il sottile, che possa dire Il cerume giraffesco mi fa senso oppure Guardi, a livello di remora non vorrei cascare giù da quella crincio di scala a pioli di trenta metri se metti la longicolla cornutiella si mette a ballare il twist nel momento meno adatto.
All’ingresso dello zoo di Cornate d’Adda c’era un cartello che diceva
VIETATO DAR DA MANGIARE AGLI ANIMALI
ma le mamme continuavano imperterrite a smerendare i loro bambini e i guardiani chiudevano un occhio. Con l’altro prendevano la mira e stendevano il marmocchio.
La caporalessa dell’interinale non sembrava una caporalessa vera. Chiamava a raccolta il lavoratore squillo con voce suadente, e pazienza se erano le tre di notte e lo sgobbo iniziava alle sei della seguente matinée. E non hanno neanche la scusa dei fusi orari, come il solito mongoloide che telefona nei film americani. “Ma che ore sono?!” “Ah, scusa, costì è mezzodì, ma ora che ci penso lì da te a Culdellup City devono essere le quattro del mattino”. “Vaffanculo pirla, t’vegna ’n canker” (quest’ultima battuta di solito viene tagliata).
Le tre e quattordici, per la precisione, e lei la signorina dell’agenzia Uniplus. Loro il lavoro non te lo procacciano: te lo cacciano su. Di qualunque misura esso sia. Alle pigreco di notte.
Sorensen Puddu?
Sì?
Il signor Mario Véronique Sorensen Puddu?
Signorino, prego
Grazie, sono la caporala Smerdìn dell’Agenzia Interanale Uniplus: si presenti a Cornate domattina un po’ prima delle 5, e senza mettersi le dita nel naso
Cornate? Ma sono 800 kilometri e sei etti
*azzi suoi.
Mmm… Aahhh…
Ho interrotto qualcosa? mi fa poi maliziosa la caporala, sentendomi ansimare mugoloso e gemente
Solo una colica addominale, rispondo
Oh pora stèla
Non si preoccupi, ora mando giù un po’ di butilbromuro di joscina e mi passa
Glielo proibisco, sa. La renderebbe sonnolenta sul lavoro

Un altro cartello diceva
VIETATO MANGIARE GLI ANIMALI
Ma era scritto in sloveno scolastico, sicché ogni giorno entrava un sacco di feccia armata di trincialepri, trucidalinci e tritatapìri.
Gradisce una giraffa? peroravo io, così, tanto per intavolare qualcosa di nuovo e costruttivo, quando me ne passava vicino uno particolarmente bene armato. Ma le longicolle cornutielle non se le filava nessuno. Toccava proprio mettersi al lavhorror.
Sulla porta dell’Ufficio Personale il cartello diceva
VIETATO ANIMALI
E così, quando scoprirono che ero un somaro, un porco e un elefante (per via che me la lego al dito) tutti in una persona, venni sbattuto fuori a calcincul* e non solo: la loro assicurazi*** fasulla non mi pagò l’ospedale, e mi fecero causa di risarcimento per i due cotton fioc sprecati e per la scala a pioli spezzatasi durante la mia caduta. Mi fecero pagare anche la foca: in buona sostanza c’ero atterrato sopra, pora bestia. Per San Giosafatte Fatto A Fette! E la notte dopo di nuovo
Sorensen Puddu?
Zì?
Raffineria di Falconara fra 40 minuti, ya?!

Voi andreste avanti, a vivere accussì?
Ci vorrebbe una sagace overdose, un bel cocktail di oppiacei.
Ma chi se li può permettere?
E non è finita.
Alla fine partecipai alla manifestazione di protesta. Avevo un cartello che diceva
ANIMALI
Fui arrestato.

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31 thoughts on “L’inserto del lunedì – un racconto di Nicola Pezzoli

  1. “Lo stile potrebbe essere definito demenziale e non descrive pienamente Pezzoli, che nelle sue corde ha anche l’ironia sottile, la capacità di rappresentare lo struggimento, e una tagliente capacità di analisi del mondo contemporaneo ”
    Da puntuale lettore dello Zio, sottoscrivo la tua intro, e questo racconto mi sembra sia perfetto: …agenzie interinali e il precariato del neoproletariato senza prole (e chi li mantiene?) sarebbe andata a finire così… CORNATE AI CADUTI …
    ma le mamme continuavano imperterrite a smerendare i loro bambini e i guardiani chiudevano un occhio. Con l’altro prendevano la mira e stendevano il marmocchio.
    Potrei continuare all’infinito, ma rischierei di ricopiare tutto il racconto 😉

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    1. Eh eh… sono proprio le sue invenzioni linguistiche, l’aspetto più folle e creativo dello stile di Nicola… ma quando passa ai ricordi d’infanzia, riesce a mantenere altissima la qualità della scrittura: il che dimostra che si sa scrivere, o non si sa scrivere – gli stili, poi, seguono la necessità del momento…

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  2. Nicola Pezzoli ( si chiama Zio Scriba nel blog che seguo da due anni) gioca con le parole, ne fa quello che vuole, le monta, le smonta, le storpia asservendole al suo racconto divertente, ironico e provocatorio. A volte, invece,diventano (nomi,oggetti,sigle) cosi’, svestite del loro originario significato, anche protagoniste..
    Piu’ di tutti amo i sui racconti basati su ricordi dell’infanzia o anche da adulto, un po’ autobiografici, un po’ no che sono emotivamente così ricchi di particolari, così pieni di vita e raccontati così bene da catturarti e coinvolgerti e seguire con lo stesso ritmo delle azioni descritte e con lo stesso respiro dei protagonisti.
    Leggo quasi quotidianamente quello che scrive perchè per un po’ mi allontana dalle banalità della vita e mi comunica un affettuoso ottimismo.

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    1. Anch’io amo le due facce di Nicola: i suoi racconti deliranti ed esilaranti, e quelli pieni di emozione – in questo momento penso a “Disponi”, ma anche al romanzo in un’uscita che io ho avuto la fortuna di leggere in anteprima… E’ un grande, e spero che presto questo diventi un fatto riconosciuto da tutti.

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  3. Quando si mette un vocabolario nel frullatore
    non ci si può aspettare che escano frasi concluse
    e invece si,
    ne esce la spensieratezza ironica di chi
    riesce ad essere sfruttato anche se disperatamente senza lavoro.
    La fotografia dell’oggi.

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  4. “Una individuo intelligente può sempre fare il cretino, mentre il contrario è assolutamente impossibile.” Ecco, penso che questa frase si adatti molto bene a Nicola, la sua scrittura demenziale è frutto di una maestria assolutamente intelligente.

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  5. Ho letto “Tutta colpa di Tondelli” poi ho letto “Rimini” e ho preferito di gran lunga Nicola Pezzoli. Seguo il suo blog da circa due anni ricevendone belle emozioni per la sua scrittura e per le sue qualità umane connotate di grande sensibilità. Spero che possa presto essere conosciuto, come merita, da un vasto pubblico. E’ bella questa pagina e questo blog 🙂
    Grazie Nou

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  6. Ogni tanto venivo qui in punta di piedi, ma non riuscivo a commentare, perché le belle parole che tutti avete avuto per me e per la mia scrittura mi hanno commosso.
    Allora mi limito a ringraziarvi, tutti.
    Un abbraccio.

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  7. Eccomi ” QUI” caro zio Scriba e come si poteva non leggerti???? Nulla deve andare perso,non un aforisma , non una lettera ,non un passo del racconto…ma” animali” così dove li troviamo?

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  8. Un racconto molto ricco di umorismo e spunti di riflessione. I giochi di parole sono poi una caratteristica particolarmente grintosa…. sono già una seguace del suo blog e devo dire che a differenza di altri dei quali scorro i titoli prima di andare a leggere (accade così quando se ne seguono molti), su ogni suo nuovo post vado febbrilmente a clickare. Quindi rinnovo i complimenti a Zio Scriba e complimenti anche a te che ho osì avuto modo di visitare!

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  9. Secondo me Nicola Pezzoli, alias Zio Scriba, può scrivere quello che vuole come vuole, per tanti eccellenti motivi:
    1° – perché mi piace come scrive
    2° – perché è uno dei pochi che legge quello che scrivo io e lo apprezza
    3° – perché è tifoso sfegatato dell’Inter come me, quindi intelligente al cubo come ne
    4° – perché è il mio miglior amico di web e non so che differenza ci sia con miglior amico non di web
    Ma tu hai capito a me, Paolo Zardi?

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  10. Un apprezzamento a Paolo Zardi che apprezza Nicola Pezzoli che anch’io apprezzo.
    Lui sa già quanto lo stimi, e anche in questo racconto che non avevo ancora letto mi ha affascinato con la sua abilità di scrittore e la capacità di giocare con le parole. Inoltre penso, e glie l’ho già detto, che non solo sa scrivere (e non è poco) ma ha anche qualcosa da dire…
    Bella quest’idea del lunedì! Ma intanto, se permetti (confesso sin da ora di non essere tifosa di nessuna squadra) vorrò visitare anche gli altri giorni della settimana.
    Un saluto
    Nina

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