La prima volta

Qualche giorno fa ho pensato che una delle cose che mi distingue da una parte dei miei colleghi – dai ragazzi con in quali lavoro – è il fatto che io ricordo la “prima volta” di alcune cose che per loro sono del tutto scontate. In particolare, pensavo a quando avevo usato per la prima volta il mouse di un computer – avevo 14 anni, e loro stavano nascendo in quei mesi. Approfittando della mia memoria un po’ autistica per le date, e gli avvenimenti, ho rivangato il mio passato cercando di trovare tutte le prime volte in cui mi è successo qualcosa. Piano piano, ho messo in piedi un elenco (forse interminabile) di date, luoghi, avvenimenti, che in qualche modo hanno segnato la mia vita. Non voglio creare una catena di Sant’Antonio sui vari blog, ma ammetto di essere curioso di sapere le prime volte degli altri.

0-10 anni

La prima volta che mi sono accorto di essere consapevole: settembre 1973. Io davanti al campetto da calcio tra Teolo e Rocca Pendice che penso: “ecco cosa mi ricorderò di quando avevo tre anni”. Ha funzionato.

La prima volta che ho fatto una proposta di matrimonio: inverno 1975, asilo del Carmine. Lei si chiamava Laura De Santis, e aveva detto di sì. Ora vive in America.

La prima volta che sono andato a scuola: 1 ottobre 1976. Scuola elementare De Amicis. La maestra mi sembrò una signora severa.

La prima volta che è morta una persona che conoscevo e amavo: 30 giugno 1977, mia nonna paterna, Nella. Io e i miei fratelli rimanemmo a Norcen con gli altri nonni – gnocchi a pranzo e a cena.

La prima volta che ho baciato: novembre 1977, seconda elementare, una bambina che mi piaceva moltissimo, con la scusa di un gioco.

La prima volta che ho scritto un racconto: marzo 1978. La storia del pulcino Paolo. Centosei righe. Teribbile!

La prima volta che ho capito che mi piaceva il calcio: estate 1978, mondiali in Argentina.

La prima volta che ho fatto la Confessione: novembre 1978. Umiliante.

11-20 anni

La prima volta che ho mangiato una pizza con il gorgonzola: luglio 1981, pizzeria Flaminio, Domegge di Cadore.

La prima volta che ho eiaculato: febbraio 1982, cesso di casa mia.

La prima volta che ho ballato un lento: maggio 1982, con Elisabetta Brendolin. La musica era Reality, colonna sonora de “Il tempo delle mele” che avevo visto alla fine di gennaio dello stesso anno.

La prima volta che ho visto un computer giocare a scacchi: giugno 1982, calcolatore di Bologna, con un collega di mio padre, in uno schermo a fosfori verdi. Ricordo la percentuale di uso del processore determinato da una mossa: 2%.

La prima volta che ho visto una partita allo stadio: ottobre 1982, Padova-Pro Patria 2-1. Il secondo gol lo fece “Cina” Pezzato, che divenne così il mio idolo.

La prima volta che ho pianto per amore: febbraio 1983, a una festa di Tommaso Olivieri. Fernanda aveva baciato Alessio.

La prima volta che ho scritto una poesia: marzo 1983.

La prima volta che ho segnato un gol in una partita ufficiale: aprile 1983. Mi sbloccai e ne segnai altri tre. Festeggiavo come Tardelli, con le braccia basse e la bocca spalancata.

La prima volta che ho attraversato il confine: fine giugno 1983, con l’Austria. Nello stesso giorno, in Germania; e il giorno dopo in Danimarca.

La prima volta che sono andato in metropolitana: luglio 1983, a Copenaghen.

La prima volta che ho scritto un programma: ottobre 1983, sul mio ZX Spectrum:

10: for i=1 to 10

20: print i

30: next i

La prima volta che ho pensato al suicidio: febbraio 1984, una notte, al secondo piano del mio letto a castello.

La prima volta che ho usato il gel: marzo 1984, l’ultimo giorno di Carnevale.

La prima volta che ho usato un mouse: luglio 1984, nel negozio della Apple a Padova. Bella impressione!

La prima volta che mi sono sentito ragazzo: settembre 1984, prima dell’inizio del ginnasio, con una giacca jeans in spalla e un braccialetto di corda al polso.

La prima volta che mi hanno ingessato qualcosa: 11 marzo 1985, la gamba, lussazione della rotula. Incidente in palestra, a scuola. Iniziano 10 mesi di calvario – operazione ai legamenti inclusa.

La prima volta che ho baciato (con la lingua): 25 febbraio 1986, nella mansarda di Lara.

La prima volta che ho fatto l’amore: aprile 1986, sul materasso anti-acari della mia ragazza.

La prima volta che sono stato tradito: agosto 1986. Un male cane.

La prima volta che mi sono sentito adulto: sempre agosto 1986, leggendo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Per la prima volta nella mia vita, avevo problemi da uomo.

La prima volta che sono andato a un concerto: ottobre 1986, Joe Jackson, “Big world tour”, grandissima performance.

La prima volta che ho ascoltato un CD: primavera 1987, un CD di Beethoven.

La prima volta che ho comprato un CD: primavera 1987, “Atom earth mother” dei Pink Floyd.

La prima volta che sono stato a Parigi: luglio 1988, con Alessio, nella città universitaria, alla Maison dell’Asie du Sud-est.

La prima volta che sono stato in Sicilia: inizio agosto 1988. Hotel Archimede, davanti alla stazione dei treni. Tre giorni di amore e granite.

La prima volta che ho visto un film porno al cinema: 29 ottobre 1988, a Milano, per il compleanno di Tommaso Olivieri, che avrebbe compiuto 18 anni due giorni dopo. Eravamo una decina di ragazzi, ce ne siamo andati quando una donna ha iniziato a fare un pompino al cane.

La prima volta che ho guidato una macchina: sempre il 29 ottobre 1988, dopo il cinema porno, in una specie di parcheggio nella periferia di Milano. Era una 127 arancione. Feci dieci metri.

La prima volta che ho votato: giugno 1989, elezioni europee, croce sul PCI.

La prima volta che ho seguito una lezione all’università: 4 ottobre 1989, Analisi I, in P1, al Paolotti, facoltà di matematica, con Renato Spiegler. Cinquecento persone in un’aula che ne poteva contenere trecento.

La prima volta che ho fatto un esame: febbraio 1990, al Teatro Pio X. Un disastro.

21-30 anni

La prima volta che ho avuto un PC: marzo 1990. Un Olivetti M250E. Venti mega di hard disk. Monitor a colori, 3.500.000 di lire. Mouse escluso. Qualche anno dopo, con 850.000 lire ho portato il disco a centocinque mega – un disco che, quando si è rotto, ha portato via tutte le poesie che avevo scritto in tre anni.

La prima volta che sono andato in aereo: luglio 1991. Partenza Verona, arrivo in Tunisia. Niente di speciale.

La prima volta che ho tradito: settembre 1993, con la mia ragazza nell’altra stanza. Una vendetta che non mi ha dato nessuna soddisfazione.

La prima volta che ho indossato una divisa militare: 8 luglio 1996, a Taranto.

La prima volta che ho avuto un cellulare: luglio 1997, un Motorola poco più piccolo di una cabina telefonica – 490.000 lire, più cinquantamila lire di ricarica (che mi durò sei mesi). Lo comprai con i soldi guadagnati facendo il commissario d’esame alla maturità di alcune scuole tecniche di Padova e di Piove di Sacco.

La prima volta che ho fatto un lavoro da dipendente: 15 settembre 1997, all’EDP di Padova. Mi ricordo che il salto dall’ambiente universitario a quello lavorativo fu un po’ sconvolgente.

La prima volta che ho comprato casa: aprile 1998, con la mia ragazza (la stessa dal primo bacio in mansarda!). Un anno dopo ci siamo lasciati.

La prima volta che ho mandato una mail: maggio 1998. Un po’ tardi, in effetti…

La prima volta che ho capito di essere bravo al lavoro: giugno 1998.

La prima volta che mi sono licenziato: marzo 2000, dall’EDP. Volevo andare via da Padova, a tutti i costi.

La prima volta che ho dormito a Milano, in un posto che non fosse un albergo ma “casa mia”: 7 maggio 2000, in via Padre Riccardi 23.

La prima volta che ho lavorato come libero professionista: 8 maggio 2000, in Foster Wheeler, zona Corsico di Milano.

La prima volta che ho comprato un pc portatile: giugno 2000, 3.000.000 di lire. Aveva il floppy, non aveva il lettore dvd, non aveva il masterizzatore, non aveva la porta di rete. Il disco rigido aveva, se non ricordo male, 5 Gb.

31-40 anni

La prima volta che ho baciato mia moglie: 14 aprile 2001, nella cucina di casa dei miei.

La prima (e unica) volta che mi sono sposato: 25 maggio 2002, in una festa balcanica!

La prima volta che ho visto due tacche rosa nel test di gravidanza: giugno 2003, uno dei giorni più belli della mia vita.

La prima volta che sono diventato padre: 10 febbraio 2004, a Vimercate. Jurij.

La prima volta che ho scritto un post: 5 gennaio 2006. Era questo. Se non ci fosse stato quello, non avrei mai scritto seriamente.

La seconda volta che sono diventato padre (vale come la prima): 12 settembre 2006, a Padova. Matija.

La prima volta che ho vinto un concorso di racconti: novembre 2007, con “Sei minuti”. Grandissima gioia, ma poi grande difficoltà a riprendere a scrivere.

La prima volta che ho finito di scrivere un romanzo: marzo 2008. Una faticaccia.

La prima volta che è stato pubblicato qualcosa di mio: giugno 2008, un racconto su “Giovani cosmetici”, per Sartorio Editore, raccolta curata da Giulia Belloni.

La prima volta che ho letto Nabokov: giugno 2008. Un’esperienza galvanizzante.

La prima volta che ho aperto un account su Facebook: ottobre 2008. Poi: “e ora, che faccio?”.

La prima volta che è stato pubblicato un mio libro: maggio 2010, “Antropometria” per la Neo Edizioni. Quando sono entrato nel Salone del Libro di Torino, e ho pensato che là dentro c’era qualcosa che avevo fatto io, ho pianto.

41-50 anni

La prima volta che è stato pubblicato un mio romanzo: 25 gennaio 2012, “La felicità esiste”. Grande soddisfazione.

Arrivato alla fine, mi rendo conto che gli avvenimenti importanti si capiscono dopo, in prospettiva – il che dimostra che il passato si riscrive ogni giorno. E le occasioni di avere una “prima volta”, che sono molto fitte tra i 10 e i 20 anni, poi si diradano: le esperienze iniziano a ripetersi, e questo potrebbe essere una delle prime cause di invecchiamento. Abbiamo bisogno di cose nuove, che ci sorprendono. Tra dieci anni, il 4 ottobre del 2022, riscrivo questo post – vediamo cosa viene fuori!

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23 thoughts on “La prima volta

  1. La prima volta che mi sono chiesta se la vita che stavo vivendo non fosse il sogno di qualcuno e mi immaginai che questo qualcuno fosse una signorina ben formata e con una magliettina azzurra aderente: avevo intorno ai 5 anni

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      1. Mi ci sono baloccata per un po’, con l’idea di quella signorina con il seno a punta. Poi non mi convinse più e passai alla religione cattolica, fin verso i nove anni, quando mi riconobbi atea, anticonformista, estremista e amante dei numeri dispari.

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  2. mi sorprende come tu riesca a ricordare con precisione mese e anno di ricordi così lontani. ci ho provato, ma proprio di alcuni non ci riesco, nonostante siano importanti. ricordo luogo, emozioni, persone ma (tranne che per alcuni eventi decisamente significativi che hanno cambiato la mia vita) mai la data precisa. complimenti per la memoria

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    1. Ho sempre avuto il gusto di inserire in un impianto abbastanza ingegneristico del tempo i fatti che mi riguardano… ci sono alcune date attorno alle quali ruotano tutti gli altri eventi, e partendo da queste, in qualche modo si riesce a trovare il giorno giusto… ma in ogni caso, chi potrà mai controllare se quello che ho scritto è proprio giusto? 😉
      grazie per essere passata!

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    1. Eh eh… ma ho scoperto da poco che l’ospedale nel quale è nato mio figlio è stato chiuso, sostituito da uno più moderno… be’, mi è dispiaciuto… rimane però l’alberello piantato dal Comune di Gorgonzola per la sua nascita – un’iniziativa davvero bellissima!

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    1. D’altra parte, chi può controllare che le date siano giuste, se non io stesso? 😉
      sono stato onesto, ma non posso garantire che siano tutte giuste – a occhio, mi pare di sì, ma non so, ad esempio, se il primo programma che ho scritto era in settembre, ottobre o novembre o se la prima volta che ho visto un computer giocare a scacchi fosse proprio in giugno… sulle altre, però, sarei disposto a scommettere!

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  3. e ovviamente di agende cartacee non ne hai bisogno;
    anch’io quoto morena fanti,,,ricordo i fatti ma associarli al mese esatto e ancora più al giorno…non saprei.

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    1. in realtà faccio un po’ fatica a ricordarmi che, tipo, domani mattina alle 9 devo essere dal commercialista
      ho sempre desiderato avere un’agenda, ma sono pigro per aggiornarla
      lo faccio per tre giorni, e poi mi stufo – pigrizia difficile da combattere

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  4. Io ricordo la prima volta che ho finto (non so se era la prima): stavo imparando a camminare, a metà strada mi dico “faccio finta di cadere, vediamo se la mamma mi viene a prendere in braccio”, caddi e lei continuò a dire “dai, ce la fai da sola”. Dopo poco mi rialzai, ma non entusiasta come mia madre per avercela fatta da sola, lo sapevo già che ce l’avrei fatta.

    Ricordo quando trovai un quadrifoglio a cinque foglie, sui quattro anni, e lo diedi a mio fratello maggiore che mi ha fatto un po’ da mamma, empatizzò con la mia contentezza e pose il quinquifoglio a seccare. Qualcuno lo buttò via.

    Ricordo quando mio padre portò a casa il primo computer per noi bambini, forse andavo in prima elementare ed era autunno, anche oggi mantengo quella sensazione di meraviglia di fronte al mondo informatico.

    Ricordo quando mi baciavo con la mia migliore amica in seconda elementare ed era spontaneo per me dire che mi innamoravo delle femmine. Poi ricordo la prima volta che dissi a mia madre che forse mi piacevano le ragazze e lei mi disse sprezzante di non dire stupidaggini; avevo quattordici anni.

    Ricordo che sui sette anni mio fratello minore mi lanciò appositamente una pallina da tennis in faccia, un gesto fra tanti, e io andai in camera dei miei, strinsi il collo e mi guardai diventare viola allo specchio. Poi piansi, ma poco, si soffocò il pianto da solo. Era la prima volta che ho tentato di uccidermi senza voler veramente morire.

    Ricordo il primo giorno che feci amicizia con la mia seconda migliore amica delle elementari: non ci eravamo mai calcolate troppo, quel giorno ci misero in banco insieme, per una stupidaggine iniziammo a ridere senza riuscire a fermarci, avevamo le lacrime agli occhi e la maestra ci diede una nota. Solo che non riuscivamo ancora a smettere di ridere per quella stupidaggine e la maestra ci minacciò di mandarci fuori dalla porta. Non avevamo mai riso così fino ad allora

    Sui sedici anni, quasi diciassette, il trenta novembre, vidi una persona per la prima volta; il giorno dopo mi venne 39.5 di febbre ed ero serena, feci un disegno accuratissimo e lo colorai con dei pastelli professionali dei miei fratelli, creando sfumature che mai mi ero sognata.
    Un anno dopo, ricordo un sette settembre, dormii per caso nel letto di questa persona, che quella notte non c’era, e mi svegliai con una sensazione di pace a cui non seppi dare nome; sentii per la prima volta quella sensazione, non sapevo se era importante.
    A vent’anni ho rivisto la stessa persona e dovetti reggermi a qualcosa perché mi stavano cadendo le ginocchia, non salutai nemmeno e mi fiondai nelle strade buie. Questo mi ricordò la prima volta che rischiai di cadere con le ginocchia a terra, nell’agosto dei diciannove anni: appena uscita dalla fermata della metropolitana – mi pare, sulla sera tardi, mi apparve davanti agli occhi l’antico mercato di Atene, quattro macerie potrebbe dire qualcuno, ma fu una commozione per la quale non trovo parole precise.

    Ricordo quando guadagnai i miei primi soldi con un lavoro a tempo pieno e finalmente un’adulta come gli altri.

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  5. Splendida questa vita raccontata a colpi di prime volte! Rifare lo stesso gioco sarebbe troppo lungo, allora ti dico che con le propostre ufficiali di matrimonio sono stato leggermente meno precoce: seconda elementare, una splendida biondina che mi rispose solo il giorno dopo: “Mia mamma ha detto che è troppo presto”. Mannaggia, consultarsi in queste cose non vale! 🙂
    In compenso, già prima di andare a scuola giocavo regolarmente “a marito e moglie” con una vicina di casa della nonna. Ma niente di sentimentale o di fisico: era brutta. Si scopiazzava il ménage quotidiano degli adulti e basta.

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  6. Notevole, Paolo, opera chiaramente di un ingegnere 😉 E come potrebbe essere altrimenti? Complimenti per la memoria stra-ordinaria. Sorgono spontanee un pò di domande: ma l’Alessio con il quale se andato a Parigi è lo stesso che si baciava Fernanda? E Tommaso Olivieri c’è sempre nella tua vita? Una vita felice, davvero, Paolo….

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    1. Eh eh… bello che tu abbia notato i personaggi ricorrenti!
      Alessio: quando sono arrivato all’asilo, a tre anni, l’ho visto e gli ho chiesto: “Anche tu qui?”. E’ stato mio compagno di banco alle elementari e alle medie, ci siamo frequentati per tutto il liceo (lui si “faceva” tutte le mie compagne di classe), poi lui ha scelto ingegneria civile, io informatica, ma studiavamo nelle stesse aule studio. Con lui ho fatto il mio primo viaggio in autostop, a 16 anni…e poi, a 32, è stato mio testimone di nozze.
      Tommaso Olivieri: dopo 18 anni che non ci sentivamo, mi ha chiamato da Dubai. Abbiamo fatto una bella chiacchierata – mi manca. Abbiamo fatto tre anni di medie insieme, poi lui è andato a Roma (per andarlo a trovare, io, Alessio e Jacopo abbiamo preso il treno a 14 anni). E’ stata un’amicizia bellissima – e tutti gli amici che ho scelto dopo, hanno sempre avuto qualcosa di lui.
      Fernanda: l’ho rivista alla cena delle elementari del 2007, e a quella delle medie del 2009. E’ una ragazza davvero buona, che in gioventù mi ha spezzato il cuore.. 😉 in realtà ricordo un pomeriggio a casa sua, terza media, eravamo seduti sul bordo della vasca da bagno (perché? non lo so: nel ricordo mi pare che mi stesse tagliando le unghie, ma mi sembra una tale assurdità.. boh!), e a un certo punto mi ha accarezzato la guancia e mi ha detto: “Lo sai che sei bello?”. Io mi sono messo a ridere, perché ero un tale rospo… è stato là che ho capito che era buona. Forse avrei potuto provare a baciarla, ma ho dovuto aspettare altri due anni, con Lara – in un clima molto, molto diverso… si cresce sempre all’improvviso!

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