Il futuro, adesso

Il futuro non esiste. Il presente, avanzando, se lo mangia un giorno alla volta, buttandolo nello scatolone del passato. Oppure il futuro esiste, ma continua a cambiare: c’è il futuro di questo momento, e c’è il futuro che avrò domani, quando avrò preso qualche decisione in più ai bivi che si presenteranno. E’ come per le previsioni del tempo – adesso dicono che domenica pioverà; domani, non si sa. Cambia prima ancora di accadere.

Ma ci sono alcuni piccoli punti, anche lontani, che sembrano possedere qualche possibilità di esistenza in più. E senza pensare al futuro importante, quello che riguarda la vita che portiamo avanti tra mille ostacoli, e che coinvolge le vite di chi amiamo, io intravedo degli eventi legati al mondo della scrittura che in qualche modo mi riguarderanno, e che si stanno avvicinando. Ne leggo le tracce in Internet.

La prima traccia parla di un progetto con la Neo Edizioni. Ieri sera ho ricevuto il link a un’intervista (vivamente consigliata) che Angelo Biasella, editor della Neo, e quindi  la persona che mi ha aiutato a mettere in piedi “Antropometria” – a darle quella particolare inclinazione – alla fine della quale leggo:

Domanda secca, protocollare e finale: progetti futuri, prossimi titoli, novità di Neo Edizioni? La bio di Sara Tommasi?

Abbiamo in cantiere molte novità. Circa una decina. Ad ottobre usciamo con Quattro soli a motore, romanzo di formazione a tinte noir di Nicola Pezzoli. A novembre, invece, siamo già pronti con un libro tradotto dal francese. Il titolo è L’uomo che viaggiava con la peste, l’autore Vincent Devannes, la traduttrice Camilla Diez. Nei primi mesi del 2013 usciamo con un saggio sulla vita laica scritto per noi da Roberto Anzellotti, un altro romanzo francese intitolato Le sel e pubblicato in Francia da Gallimard, una raccolta di racconti del nostro collaudatissimo Paolo Zardi e il romanzo d’esordio di Alan Poloni intitolatoDio se la caverà. Nel frattempo, lavoriamo ad altri progetti ma non abbiamo ancora fissato il calendario uscite.

E’ bello, vederlo scritto. Era un piccolo segreto, che ora diventa di pubblico dominio: c’è una nuova raccolta di racconti per la Neo piazzata là, in mezzo al 2013 (dopo il 21 dicembre del 2012, dunque), che luccica come il sole previsto per martedì. In mezzo, c’è un sacco di tempo che io non conosco, ma da qualche parte si sta delineando una nuova copertina, un nuovo titolo, una nuova avventura con la Neo. Il passato di questo progetto risale a un anno fa, quando, dopo aver finito di mettere insieme un po’ di racconti, mi sono guardato intorno e ho pensato a chi avrei voluto come editore. Con Angelo Biasella e Francesco Coscioni ho scoperto il mondo dell’editoria – sono i miei primi compagni di viaggio con i quali ho sentito che stavo camminando sulle mie gambe. Ho scelto loro – cioè ho consegnato alla Neo il mio manoscritto e ho detto: non lo passo a nessuno fino a che voi non mi avrete detto sì, o no. Hanno detto sì, e io sono pronto.

Un secondo pezzo di futuro mi è arrivato sempre via mail, da Alessandro Greco, un instancabile e funambolico promotore letterario – un uomo che dedica gran parte del suo tempo a progettare nuove avventure, e a condividerle con un manipolo di pazzi disposti a seguirlo. In questo caso, è Michela Murgia a parlarne, nel suo sito. La notizia riguarda una raccolta piuttosto controversa che Alessandro Greco sta coraggiosamente mettendo in piedi, e che affronterà il tema della violenza degli uomini sulle donne. L’approccio è particolarmente singolare. Riporto qui il pezzo che ne parla:

L’altra cosa che si muove è meno evidente, corre carsica sul web e cerca complici su facebook e su twitter. E’ importante perché riguarda le narrazioni e i narratori. La sta facendo lo scrittore Alessandro Greco, che ha ideato e curato un progetto che coinvolge sette giovani scrittori intorno a sette donne morte, i cui nomi conosciamo bene, perché hanno riempito le cronache per mesi: sono Claps, Cesaroni, Kercher, Gambirasio, Scazzi, Poggi e Rea. Il progetto si chiama “Il futuro che non c’era” e Greco ha chiesto agli scrittori partecipanti di mettersi in gioco come narratori e come uomini per scrivere le storie di queste donne. Non le storie del loro passato, però; la cronaca e i suoi rigagnoli morbosi ce le hanno documentate anche nei dettagli che non avremmo mai voluto sapere. Greco, sposato e padre di una bambina (“Mi interessa solo fare qualcosa per questo schifo“) ha chiesto ai suoi colleghi uomini di immaginarle scampate al destino di morte e di raccontare le storie del futuro che queste donne avrebbero voluto realizzare, partendo dalle loro speranze, dai progetti di studio e di vita, dal sogno di un lavoro, dei figli che non hanno avuto o di quelli che avevano e non vedranno mai crescere. E’ un progetto anche narrativamente ambizioso, che coinvolge uomini giovani con il mestiere delle parole, ma anche con il carico di una identità di genere difficile da conciliare con la cronaca senza ricorrere alle categoria dell’estraneità. Alessandro sta cercando un editore coraggioso come la sua idea; gli autori sono Mauro Marcialis, Stefano Sgambati, Gianluca Morozzi, Paolo Zardi, Alberto Gherardo, Matteo Righetto e lo stesso Greco. La prefazione la scriverà Paolo Sortino, uno che con gli angoli più neri del rapporto tra uomini e donne ha già combattuto con il cupo Elisabeth.

Tra i miei compagni di viaggio, noto con piacere che ci sono Matteo Righetto (fondatore di Sugarpulp), Stefano Sgambati (autore della bellissima raccolta di racconti “Il paese bello“, uscita per Intermezzi) e Gianluca Morozzi. E’ un progetto ancora in divenire, ma mi piace pensare che con il passare del tempo sarà sempre più definito, e più vicino al presente che avanza. Non so se succederà nel 2013, ma inizio a pensare che si farà davvero – che qualche editore troverà il coraggio di presentare una raccolta così particolare. E intanto, io continuo a vivere il presente, come se fosse per sempre.

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9 thoughts on “Il futuro, adesso

    1. Ti stavo commentando sul tuo blog – anche tu parli di passato e futuro…
      Sai che i ricordi sono sempre manomessi? Ogni volta che richiamiamo alla mente un ricordo, poi, dopo aver finito di “usarlo”, lo sovrascriviamo (è il motivo per il quale, una volta che ci si è dimenticati il pin del bancomat, non è più possibile recuperarlo nella nostra mente). E’ un continuo riscrivere, riadattare il passato al nostro presente. Penso che sia il motivo per il quale i vecchi ricordino con tanto struggimento la loro giovinezza. L’esempio più lampante è dato dal fatto che spesso, pensando a qualcosa che ci è successo nel passato, ci vediamo “visti da fuori” – non ricordiamo le nostre percezioni, ma ricordiamo il ricordo che abbiamo costruito su quell’evento…

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    1. Cerco di esserlo… Le persone che mi sono vicine, in questo senso mi aiutano molto – mia moglie, i miei genitori, e anche i bambini, con il loro affetto. Mi piace che da fuori si percepisca questo – grazie!

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  1. per anni ho cercato di scoprile l’altro lato della luna in persone che apparivano serene ed equilibrate. poi ho capito che cercavo me in loro al posto di arricchirmi di ciò che loro potevamo darmi. un po’ di serenità ed equilibrio fanno un gran bene. grazie a te

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  2. Tendo a manomettere i ricordi soprattutto se li scrivo, in fondo sono io ad averne il copyright . Mi piace proporli (attraverso il blog) e rivisitarli in bella copia. La realtà è sempre in rifacimento. E se voglio continuare al completamento del ricordo devo ricostruirne l’architettura: è un’impresa velleitaria. Preferisco essere nel presente come ricordo che si fa.
    Complimenti per i progetti in corso!

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