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Segni, parole, significato.

I 21 punti di Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt è un autore la cui (scarsa) fama è decisamente inferiore al suo grandissimo valore: nato nel 1921, in Svizzera,  dove è morto nel 1990, ha lasciato alcune opere teatrali, quattro romanzi brevi, diversi racconti e numerosi radiodrammi (un genere ora scomparso, che però ha visto cimentarsi altri grandi autori). I suoi romanzi sono forse il suo lascito più noto: Il giudice e il suo boia, Il sospetto, La promessa, Giustizia si presentano come libri di investigazione poliziesca, ma rovesciano tutti i cliché più consolidati, con forza dirompente. Da La promessa è stato tratto anche un film di Sean Penn, con Jack Nicholson nel ruolo principale.

Anche i racconti presentano tratti devastanti. Uno dei suoi primi, brevissimo, scritto a 21 anni, si intitola:

NATALE

Era Natale. Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro. Faceva freddo. L’aria era morta. Non un movimento, non un suono. L’orizzonte era circolare. Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna. Non sorto il sole. Gridai. Non mi udii. Gridai ancora. Vidi un corpo disteso sulla neve. Era Gesù Bambino. Bianche e rigide le membra. L’aureola un giallo disco gelato. Presi il bambino in mano. Gli mossi su e giù le braccia. Gli sollevai le palpebre. Non aveva occhi. lo avevo fame. Mangiai l’aureola. Sapeva di pane stantio. Gli staccai la testa con un morso. Marzapane stantio. Proseguii.

Questo è Dürrenmatt. Che però fu grande anche, o soprattutto, nelle opere teatrali. Poco tempo fa mi è capitato di leggerne qualcosa di suo, una sorta di commedia tragica, o una tragedia grottesca: I fisiciscritta nel 1962 e rappresentata con buon successo in giro per l’Europa. Perché una commedia? Nel suo Problemi di teatro del 1955 Dürrenmatt, che fu anche un buon teorico, spiega chiaramente il suo punto di vista, con un brano che trovo esteticamente perfetto:

La tragedia presuppone colpa, necessità, misura, visuale, responsabilità. Nel gran pasticcio del nostro secolo, in questo squallido finale della razza bianca, non ci sono più né colpevoli né responsabili. Nessuno può farci niente, nessuno l’ha voluto […]. Per noi, l’unica possibilità è la commedia. La tragedia schilleriana non fa più per noi.  I segretari di Creonte sbrigano il caso Antigone.

I fisici, dunque, è una commedia, nello stile di Dürrenmatt: compare, come in quasi tutte le sue opere, il caso, o il Caso, che supera di gran lunga la volontà dei singoli personaggi; e compare anche una certa spietatezza nel processo con il quale i fatti vengono portati alle più estreme conseguenze. Nell’edizione in mio possesso – Einaudi, 1982 (non so neppure se ora sia in catalogo) – è presente, alla fine dell’opera, un piccolo capitolo dove sono riportati i 21 punti su “I fisici”. In pochissime righe, Dürrenmatt riassume le idee che l’hanno portato a scrivere questa commedia, presentando, allo stesso tempo, una visione molto ampia sul senso di un’opera scritta. Così, sebbene alcuni punti siano strettamente legati alla commedia specifica, al suo svolgimento e al suo contenuto (tre pazzi, che si credono dei grandi fisici del passato, vengono rinchiusi in un manicomio dove commettono una serie di omicidi gratuiti: la realtà. però, è completamente diversa..), nel complesso presentano alcune osservazioni di validità assolutamente generale, sotto le quali sarei disposto a mettere la mia firma, e che andrebbero tenute in grande considerazione ogni volta che si scrive: per assecondarle, o per rifiutarle con consapevolezza.

I 21 punti su “I fisici”

1. Io non parto da una tesi, bensì da una storia.

2. Se si parte da una storia, bisogna pensarla fino alla sua estrema conclusione.

3. Una storia è pensata fino alla sua estrema conclusione quando ha preso il peggiore sviluppo possibile.

4. Il peggiore sviluppo possibile non si può prevedere. Avviene per caso.

5. L’arte dell’autore drammatico consiste nel far intervenire il caso nell’azione in maniera quanto più efficace possibile.

6. L’azione drammatica si basa sugli esseri umani.

7. Nell’azione drammatica il caso consiste in chi incontra per caso chi e dove e quando.

8. Quanto più sistematicamente agiscono gli uomini, tanto più efficacemente può il caso colpirli.

9. Gli uomini che agiscono sistematicamente vogliono raggiungere un determinato obiettivo. Il caso li colpisce nel modo più grave, quando raggiungono grazie ad esso il contrario del loro obiettivo, e cioè quel che temono e cercano di evitare (per esempio: Edipo).

10. Una tale storia è grottesca, ma non assurda (contraria al senso comune).

11. Essa è paradossale.

12. Gli autori drammatici, come i logici, non possono evitare il paradosso.

13. I fisici, come i logici, non possono evitare il paradosso.

14. Un dramma che tratti di fisici deve essere paradossale.

15. Non può avere per obiettivo il contenuto della fisica, ma solo i suoi effetti.

16. Il contenuto della fisica riguarda solo i fisici, i suoi effetti riguardano tutti.

17. Ciò che riguarda tutti può essere risolto soltanto da tutti.

18. Ogni tentativo del singolo di risolvere per conto suo ciò che riguarda tutti è destinato a fallire.

19. Nel paradosso si rivela la verità.

20. Chi si trova di fronte al paradosso si espone alla realtà.

21. L’opera drammatica può indurre lo spettatore a esporsi alla realtà, ma non può costringerlo ad affrontarla o addirittura a risolverla.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

8 commenti su “I 21 punti di Dürrenmatt

  1. Nina
    10/10/2012

    Conosco da poco il tuo blog e mi attrae come una mosca il miele: ci trovo sempre qualcosa che valeva la pena di venire a leggere. Ieri un racconto notevole, oggi queste riflessioni teoriche sullo scrivere che trovo molto interessanti. Va da sé che non conoscevo Dürrenmatt e che mi è venuta voglia di leggerlo.
    grazie!

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    • Paolo Zardi
      11/10/2012

      Cara Nina, hai scritto il più bel complimento che potessi ricevere!
      Con la speranza di continuare a versare un po’ di miele nella rete, ti ringrazio di tutto cuore!

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  2. Zio Scriba
    10/10/2012

    Di Dürrenmatt ho letto alcuni racconti, quasi tutti agghiaccianti come questo “Natale” (e inoltre ho visto il film “La più bella serata della mia vita”, tratto dal suo testo “La panne”) ma adesso, complici tu e il mio amore per il paradossale e il grottesco, mi è venuta una voglia matta di leggere, o di veder rappresentato, I fisici…

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    • Paolo Zardi
      11/10/2012

      Consiglio i romanzi: “La promessa” è implacabile, “Il giudice e il suo boia” un congegno perfetto.

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  3. wordinprogress
    10/10/2012

    prima o poi leggerò Dürrenmatt. per il gusto dell’assurdo. ma in questo momento mi viene di contraddirlo, a proposito dei 21 punti sui fisici, partendo proprio dal paradosso del primo punto. e cioé, se dice che non parte da una tesi ma da una storia, consideriamo una storia determinata, allora non può esserci sviluppo/caso ma solo conclusione. in quasto la storia è già costituita. ma se per storia si intende in linea generale un qualsiasi inteccio o meglio un’opera di fantasia allora penso non potrà esserci conclusione ma solo sviluppo/caso. non so forse mi sono perso

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    • Paolo Zardi
      11/10/2012

      Io credo che Dürrenmatt intendesse prendere le distanze da quegli autori che, nelle loro opere, cercavano (alcuni cercano ancora…) di “dimostrare” qualcosa: Dürrenmatt è quasi contemporaneo di Brecht, il cui obiettivo principale era dimostrare che il marxismo era la giusta soluzione per tutto (cosa che in generale potrebbe anche essere vera, ma che non ha nulla a che fare con l’arte).
      Capisco però la tua osservazione: se uno pensa a una storia, questa ha già una conclusione, e tutti i punti successivi sono incompatibili con questo. Probabilmente intendeva: non parto da una tesi da dimostrare, ma cerco di arrivare a una storia dove il caso colpisce chi tenta di determinare la realtà..

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  4. giodiesis
    13/10/2012

    Ciao a tutti, ho letto La promessa ed é un vero capolavoro. Chissà come mai Durrenmatt sembra essere sconosciuto…
    Grazie Paolo per queste 21 regole, mi sono servite per quello che sto scrivendo.
    Un saluto.
    Gio.

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  5. Sole
    03/01/2014

    Me li stampo questi 21 punti!
    Dürrenmatt lo conosco. Lessi anni fa La promessa, e mi coinvolse molto. Vidi pure il film che hai citato, e ricordo che fui molto adirata che assomigliasse così tanto al libro di Dürrenmatt… Poi scoprii l’arcano!

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