Grafemi

Segni, parole, significato.

Gorgonzola

Quando ero piccolo, e i miei genitori portavano me e i miei fratelli in pizzeria, prendevo sempre la pizza con i wurstel, che spesso si chiamava Viennese, ma che qualche volta ho trovato anche con il nome – irresistibile, per un bambino di setto o otto anni – “pizza americana”. Per qualche motivo, che ignoro, i bambini sono attratti dall’orrore alimentare di queste salsicce che, come diceva qualcuno – credo Bismark – se le ami, non dovresti mai vedere come le fanno.

 Quelle serate in pizzeria le passavo vagando da un tavolo all’altro, rincorrendo i miei fratelli o venendo da loro rincorso. Ci si sedeva giusto il tempo per mordere una fetta, poi di nuovo in giro. Non andavamo spesso, a mangiare la pizza.

**

A Lorenzago, dove andavamo in vacanza, in luglio e in agosto, dal 1981 in poi, il tempo spesso non era un granché. Una sera come le altre, una sera in cui pioveva, e c’erano nuvole basse e scure, e non c’era proprio nulla da fare, i miei hanno deciso di portarci a mangiare la pizza. Era un po’ che non succedeva. Abbiamo preso la macchina e siamo scesi a Domegge, accanto al lago. C’era una pizzeria, che si chiamava da Flaminio, lungo la strada: ci siamo fermati là.

Era passato un bel po’ di tempo, dall’ultima pizza. Nel frattempo, eravamo cresciuti. Così, quella sera, siamo rimasti seduti, a parlare. Per la prima volta, trovavo che i miei genitori fossero persone interessanti, con le quali era piacevole discutere di qualcosa. Quella sera, ordinai, così, senza sapere perché, una pizza al gorgonzola, che non avevo mai mangiato prima. Fuori pioveva, e la pizzeria era quasi deserta.

Credo che quella sia stata una delle pizze più buone che io abbia mai mangiato. Il gorgonzola è incredibilmente buono, sulla pizza – nessun altro ingrediente è in grado di darle un sapore così irresistibile. E quel gorgonzola, in quella pizzeria di Domegge, con noi bambini che eravamo diventati ragazzini, i miei che ci parlavano in modo diverso – quasi da pari – e fuori pioggia e freddo, mi sembrò che gustare, annusare, quel gorgonzola, fosse un’esperienza che andava molto al di là del semplice “mangiare”: quel formaggio verde e puzzolente aveva un gusto adulto, e pareva indicare che qualcosa stava cambiando, nelle nostre vite – che la maturità si avvicinava, un giorno dopo l’altro. Ci sono state tante altre pizze, dopo, sempre da Flaminio, a Domegge, e ogni volta si rinnovava la meraviglia per un gusto così speciale.
Poi, crescemmo, tutti e le pizze insieme, con il passare del tempo, smisero. Ognuno di noi figli aveva cose migliori da fare, la sera.
Dopo tanti anni, i miei genitori ci portarono a mangiare una pizza, a Padova. Ricordo quella serata come una delle più brutte della mia vita – non terribile, ma piena di una tristezza desolata. Mio padre sembrava sconfitto dalla nostra arroganza di adolescenti – non sconfitto, no, piuttosto amareggiato, deluso, intristito, come se le cose gli fossero sfuggite di mano. Litigò con mio fratello Alberto, come accadeva sempre in quegli anni. Io continuavo a guardare l’orologio che mi aveva regalato la mia ragazza. Fuori, ancora pioveva, come tanti anni prima, ma ora era tutto diverso. Presi ancora pizza al gorgonzola, ma non mi sembrò niente di speciale.

**

Sabato scorso abbiamo invitato Giovanni, un compagno di asilo di Jurij, e la sua famiglia. Dunja ha fatto la pizza. Per i grandi, gorgonzola e noci, per i piccoli margherita. I piccoli hanno corso per tutto il tempo, inseguendosi e ridendo. Ogni tanto, tornavano alla base per un morso di pizza, poi via di nuovo. Noi, parlavamo di case da comprare, di problemi con l’educazione dei figli, di computer. Io ho la barba. Matija non sa ancora parlare. Da qualche parte, non so dove, c’è una pizzeria che ci aspetta per celebrare, tra una decina d’anni, che loro, i nostri figli, il giorno in cui inizieranno a diventare uomini. E mentre sparecchiavamo, pensavo che la vita è come una pizza al gorgonzola: è rotonda, si mangia una fetta alla volta, un po’ puzza, ma non c’è niente – davvero, niente – di più buono al mondo.

(Questo post è stato scritto nel 2008 per un blog dedicato alla cucina e alle ricette: avendo ben poco da raccontare – non so cucinare – ho preferito parlare del mio rapporto con il mio formaggio preferito)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

19 commenti su “Gorgonzola

  1. rolentola
    23/10/2012

    Molto bello. Tenero, commovente.

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Qualche anno fa sono passato per Domegge, e mi sono fermato a mangiare da Flaminio – ora è gestita da una famiglia con due ragazze molto solari, piene di capelli. Ero da solo, e stavo leggendo un libro meraviglioso, che è “Fuoco pallido” (l’autore te lo lascio indovinare…), e mi sono sentito a casa mia. Ho pagato 12 euro, ne ho lasciati 20, perché mi sembrava che quello fosse il reale valore di quella cena…

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  2. elinepal
    23/10/2012

    come dire il cerchio della vita ha la circonferenza di una pizza…. bellissimo!

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  3. Renato
    24/10/2012

    Questo è sempre stato uno dei preferiti.
    Sarà perché anch’io adoro il gorgonzola.

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    • Renato
      24/10/2012

      “miei preferiti”

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Il gorgonzola è il re dei formaggi – tutti aspirano a diventare come lui! E forse non è un caso che tra il 2004 e il 2005 io abbia vissuto a Gorgonzola… mi ricordo che una volta hanno fatto la sagra del formaggio, e tutti produttori di formaggi più puzzolenti si sono dati appuntamento là – sembravano degli amanti di qualcosa di cui vergognarsi, che una volta all’anno potevano confessare il loro vizio. Comprai un cilindro di formaggio francese duro e particolarmente fetido, da grattare sulla pasta per renderla puzzosa – una meraviglia!

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  4. psicoappicco
    24/10/2012

    io l’ho mangiata per la prima volta un paio di settimane fa per colpa tua; ne “parlavi” nel post elenco “la prima volta”…gorgonzola insieme ad altri tre formaggi, che a distinguerlo ‘na scommessa..

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Il problema delle pizze “quattro formaggi” è che mescolano succedanei dell’emmental, del gorgonzola, e di chissà che altro ancora… il mio consiglio è trovare una buona pizzeria, e prendere una pizza solo con il gorgonzola – magari anche senza pomodoro… una delizia!

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  5. morena fanti
    25/10/2012

    Che bel post! Piaciuto molto.

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  6. Marina Salomone
    25/10/2012

    una storia ricca di pathos: un ciclo che si ripete e che ripropone in diversi modi la stessa delizia! mi piace molto!

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Grazie Marina! Ora aspetto che i miei figli diventino grandi per vedere cosa hanno da dire, loro, sulla pizza più puzzolente! 😉

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  7. bcartdevivre
    26/10/2012

    …e poi si diventa adulti, o meglio si invecchia, e si torna a mangiare la pizza ogni tanto con i propri genitori. E come nella primissima adolescenza riscopri che i tuoi genitori sono proprio interessanti e hanno un sacco di cose da dire e da insegnare.
    Se prima si è scoperto solo il gorgonzola, poi si scopre gorgonzola e noci, appunto. Che bontà. B.

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  8. carloesse
    27/10/2012

    La “mia” pizza non può prescindere dalla presenza di pomodoro, acciughe, capperi e un po’ di origano. La mangiavo così, in un locale di Genova a forma di tucul che si chiamava “Il Selvatico” nella cui insegna di tubi luminosi colorati c’era anche un negretto con gonnellino di paglia a fianco della sua capanna.
    La pizza la si mangiava direttamente al banco, seduti su alti sgabelli sui quali non sarei mai riuscito a salire senza l’aiuto di mamma o di papà, e che facevano ben poco africa, ma tanto americano, come in qualche film o telefilm in biancoenero che talvolta riuscivo a vedere in tv.
    Sarà che era la mia prima pizza, saranno state le luci di quel locale, o quel bancone e quegli altissimi sgabelli….
    Da allora per me l’unica pizza (in alternativa alla classica margherita, con pomodoro,mozzarella e basilico, assolutamente intramontabile, e scoperta solo più tardi nella sua ricetta originale, a Napoli), è quella.
    Una sorta di imprinting.
    Nel mio rigore non ammetto altre contaminazioni con cose così avulse dalla pizza, come i wurstel (che adoro con senape e crauti), il gorgonzola (vero re dei formaggi) o altre diavolerie, fino alla nutella, che compaiono sui menù di tutte le pizzerie del mondo e che deliziano gli occhi ed il palato di mio figlio undicenne.
    Così non me ne volere se il tuo post ha veramente solleticato i miei occhi e la mia mente (fino a farmi rivangare la mia prima pizza), ma non altrettanto la mia gola.

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Io non sono mai stato un purista del cibo, anche se mi sarebbe piacuito… da ragazzo, tra i 22 e i 26 anni, ho lavorato in una pizzeria. La sera, quando tutti i clienti se ne erano andati, preparavamo la nostra… il mio maestro fu un libanese, un avvocato, che per mantenersi faceva il pizzaiolo – era un teorico dei gusti. Dopo vari tentativi, la mia pizza era:
      – pasta sottilissima
      – niente pomodoro
      – pochissima mozzarella
      – pezzettini di brie tra i buchi lasciati dalla mozzarella
      – pezzettini di gorgonzola tra i buchi lasciati dalla mozzarella e il brie
      – gamberetti
      poi, una volta cucinata, rucola e olio al rosmarino
      Ci ho messo due o tre mesi per arrivare a questo piccolo capolavoro, che qualsiasi napoletano disdegnerebbe – eppure, era perfetta.
      Bella l’idea dell’imprinting – la faccio mia!

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  9. carloesse
    27/10/2012

    Ancora una cosa (il tema “pizza” evidentemente mi stimola). Riguarda proprio l’utilizzo delle acciughe (dette anche alici) sulla pizza, ed è un vero mistero.
    Io vivo a Roma, da parecchi anni, e qui la variante alla margherita che le prevede è detta “napoletana”. Vai a Napoli e con quegli stessi ingredienti viene chiamata “romana”. Come se ognuno rifiutasse la paternità di tale invereconda contaminazione, rigettandola sul vicino. Chi sa qualcosa di più preciso in proposito?
    Comunque questo rigore (altrui), in fondo mi dà da pensare.
    Forse le “contaminazioni” non sono che possibili arricchimenti di ogni cosa ed allora il mio rigore…..
    Credo che questa sera proverò a riassaggiare la pizza al gorgonzola.
    O accompagnerò mio figlio ad abbuffarsi di pizza coi wurstel o la nutella.
    O magari la proverò con tutti questi ingredienti insieme (con un’alice e un cappero, a mo’ di guarnizione).

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    • Paolo Zardi
      05/11/2012

      Sui nomi delle pizze si potrebbero scrivere dei trattati… e se cerchi di mettere d’accordo, ad esempio, la Sicilia (con la sua 007, la Norma, la Biancaneve), e il Veneto (con la sua siciliania, la capricciosa, ecc) troverai delle piccole assurdità…

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Questa voce è stata pubblicata il 23/10/2012 da in Blog, Ricordi, Scrittura con tag , , , .

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