L’inserto del lunedì – l’inferno dantesco secondo Dario Rivarossa

dhrHo imparato ad apprezzare Dario “dhr” Rivarossa per i suoi contributi a Il blog delle ragazze, tra i quali segnalo il “ciclo” dedicato intitolato Chagall d’Arabiail ciclo La Bibbia firmata Chagalle l’ultimo, Il diavolo nei dettagliOltre a questa collaborazione, Rivarossa ha un suo blog che propone contenuti inusuali, e sempre stimolanti.

Da pochi giorni è uscito un suo libro dal titolo piuttosto curioso, Dante era uno scrittore Fantasy ovvero Vampiri, Lupi Mannari, Elfi, Draghi e altre cosette ovvie per i lettori medievali della Commedia. La domanda che si pone Rivarossa è decisamente stimolante: se il medioevo era popolato da ogni genere di strane creature (la maggior parte delle quali costituiscono ancora le fondamenta di tutti i generi horror: vampiri, lupi mannari, ecc), la Divina Commedia, che parlava agli uomini del suo tempo, porta esempi di questo tipo? Analogamente, i Templari, le congreghe segrete, i patti segreti, i passaggi segreti, i tesori segreti, i documenti segreti, i segreti segreti, Il nome della rosa, Dan Brown, e seguaci: erano, questi temi, a conoscenza degli uomini medievali, appassionavano anche allora i lettori? O sono tutte leggende nate – diciamo – dal Settecento in poi?

Questi, e altri argomenti, vengono affrontati con uno stile brillante, e divertente, sotto il quale, però, c’è una grande conoscenza del tema trattato: non a caso, Rivarossa è un conferenziere della Società Dante Alighieri, istituzione fondata da Giosuè Carducci nel 1889 e che si occupa di promuovere la lingua e la cultura italiana.

L’inserto del lunedì di oggi, 5 novembre, presenta un breve estratto dal libro (il quale può essere acquistato scrivendo direttamente all’editore, alla mail guardastelled[chiocciola]libero.it,  e che io ho già acquistato e già letto, ricavandone un grande piacere). Alla fine del pezzo, sotto le note, ci sono anche due righe biografiche su Dario Rivarossa. Buona lettura!

DANTE ERA UNO SCRITTORE FANTASY

di Dario dhr Rivarossa

Due protagonisti assoluti dellʼattuale revival fantasy medievale o simil-medievale sono vampiri e lupi mannari. Nutrito di cultura classica… o perlomeno di quella che lui considera cultura classica… Dante preferisce lavorare su creature come Cerbero o il Minotauro, o sulle Metamorfosi di Ovidio, piuttosto che sulla pletora di leggende della sua epoca. Ciò non toglie che nel poema riservi a succhiasangue e licantropi due deliziosi cammei, uno quasi invisibile, lʼaltro invisibile perché fin troppo evidente.

Anzitutto il conte Dracula e soci. A nominarli è nientemeno che san Pietro in persona, quando perde la pazienza a causa della corruzione che dilaga nella Chiesa cattolica, soprattutto per colpa – secondo lui, cioè secondo Dante – di pontefici francesi come Clemente V[1] e Giovanni XXII.[2] San Pietro tuona così:

“Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
Sʼapparecchian di bere!”[3]

I Papi originari della Guascogna e di Cahors si apprestano a bere il sangue dei buoni cristiani. In nota, Panaitescu riporta unʼosservazione di un altro studioso, Mattalia: “Quasi non si trattasse solo di due papi, ma di unʼinvasione di sanguisughe e vampiri”.
Il doppio riferimento, al mondo naturale e a quello soprannaturale, è dʼobbligo. Nella “lettera aperta” che inviò ai cardinali radunati in Conclave a Carpentras nel 1314 dopo la morte del guascone Clemente V, Dante scriveva infatti, rivolgendosi alla Chiesa personificata:

Ha Mater piissima, sponsa Christi, que in aqua et Spiritu generas tibi filios ad ruborem! Non caritas, non astrea, sed filie sanguissuce factae sunt tibi nurus.[4]

Parafrasando: la Chiesa, sposa di Cristo, genera i suoi figli dallʼacqua e dallo Spirito (battesimo). Ma anziché una gioia, questa è ormai una vergogna, perché ad accompagnare la Chiesa non sono più la carità o le realtà celesti, ma le sanguisughe, o meglio “le figlie della sanguisuga”. Dante allude a un versetto della Bibbia, Proverbi 30, 15, che nella attuale versione italiana ufficiale della Chiesa cattolica suona: “La sanguisuga ha due figlie: Dammi [e] Dammi”. Nella Vulgata latina utilizzata dal Medioevo fino alla metà del XX secolo, il versetto recitava, con una sfumatura solo lievemente diversa: Sanguisugae duae sunt filiae, dicentes: Affer, Affer. La lettera del 1314 è cronologicamente precedente ai corrispondenti versetti della Commedia, perché nel poema Dante già sa che da quel Conclave è stato eletto lʼodiatissimo [5] Giovanni XXII, caorsino. Appare evidente che i cardinali, ammesso che abbiano mai ricevuto quella lettera, se ne infischiarono delle raccomandazioni dellʼAlighieri, tsé, un semplice laico e forse pure eretico. E allora il poeta riprende quelle frasi, le mette in bocca a san Pietro e le ri-sputa contro il papato corrotto.
In un mondo in cui un serpente poteva essere il diavolo o viceversa, un gatto poteva essere una strega o viceversa, veniva spontaneo istituire un parallelismo tra le sanguisughe delle paludi e i vampiri dei racconti horror che serpeggiavano tra la popolazione. Più tardi, le sanguisughe diventeranno il simbolo della nostra intera società, egoista e iper-sfruttatrice, nel racconto Le sorelle della palude di Primo Levi. Siamo tutti Caorsini e Guaschi.
Ma non tutti traditori, si spera. Una “dottrina” dantesca molto contestata dai teologi medievali è quella per cui, quando qualcuno commette un tradimento, il suo peccato è talmente enorme che fin da subito la sua anima precipita allʼinferno, mentre il corpo resta sulla terra, manovrato da un demonio (Inferno 33, 121-133). Unʼidea che a Dante può essere venuta leggendo i vangeli (Luca 22, 3; Giovanni 13, 27). Ora, come si chiama un non-morto posseduto da unʼenergia oscura di origine non-umana? Si chiama Undead, Nosferatu, vampiro.


[1] Che fondò lʼUniversità di Perugia.
[2] Che dichiarò santo Tommaso dʼAquino, uno degli autori preferiti di Dante.
[3] Paradiso 27, 58-59.
[4] Testo basato sulla ricostruzione critica a cura di Raffaello Morghen, Dante profeta tra la Storia e lʼEterno, Jaca Book, Milano 1989, p. 134.
[5] Ne parla malissimo anche Umberto Eco nel Nome della rosa.

Dario dhr Rivarossa, classe 1969, piemontese ma da qualche anno sposato e residente a Perugia, è traduttore – da inglese, tedesco, lingue classiche – per grandi editori nazionali e agenzie internazionali; in particolare per la storica collana “Urania” di fantascienza. Conferenziere della Società Dante Alighieri e membro di associazioni culturali internazionali. Illustratore, soprattutto per il mercato Usa. È appena uscita la sua raccolta di haiku sperimentali PL 575 (rielaborazioni post-moderne dal Paradiso perduto di Milton) all’interno dell’antologia americana Emanations: Second Sight. Nei primi mesi del 2013 uscirà anche la versione inglese di Dante era uno scrittore fantasy. Sito web: http://he-art-dhr.blogspot.it/  Il libro può essere acquistato contattando direttamente l’editore Guarda Stelle Edizioni alla mail: guardastelled[chiocciola]libero.it. La risposta è celere e molto cortese.

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10 thoughts on “L’inserto del lunedì – l’inferno dantesco secondo Dario Rivarossa

  1. Un onore meritato! Sarà che sono di parte, ma il comune amico di blog diaccaerre ha la qualità di parlare in modo leggero di faccende colte. E leggendolo, senza che neanche te ne accorgi… toh! ne sai anche tu una più del diavolo!
    Bravo Bravo!
    E grazie a Paolo per averlo ospitato!

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  2. Anche io l’ho letto e sono perfettamente d’accordo con Paolo e ALicE.
    E’ un libro sfizioso e interessante. Con quel tono leggero e ammiccante Dario sfodera e sviscera temi colti e profondi. Trasuda passione, cultura ed eclettismo, ma questo non stupisce noi che conosciamo l’Autore.
    I disegni alla fine, coi loro titoli giocosi, sono la ciliegina sulla torta.
    Al prossimo diaccae’!

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    1. Il prossimo? roba ancora PIU’ colta: stiamo lavorando a un album da colorare per bambini, con i personaggi della fantascienza reinventati. Allora si tocca davvero il cuore del mistero dell’universo.

      Grazie mille anche a te.

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  3. mi permetto di entrare “a gamba tesa” per segnalare che da oggi il libro è disponibile anche in versione Kindle su Amazon.it, al prezzo di 5,15 euro. ciao!

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  4. Oops, mi sono appena accorto – per caso, studiando un’altra fonte – che proprio in questo brano del libro c’è un piccolo errore. Ho interpretato in senso generico il termine “astrea”, come un neutro plurale, e invece è un termine specifico, femminile singolare: Astrea = la Giustizia.
    Quindi, Dante denuncia: ” … non più la carità né la giustizia …”
    Me ne scuso con i lettori.

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