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Segni, parole, significato.

Fiat e Vodafone: due pesi e due misure

Qualche giorno fa ho chiesto ad Alessandra Spizzichino, che è co-autrice di un blog che seguo da tempo, quello delle Ragazze (click per aprirlo) se poteva riassumermi quello che è successo ad alcuni dipendenti Vodafone (130 persone, tra cui lei) dal 2007 in poi, e che aveva già raccontato, in tempo reale, in una bella serie di post che possono essere letti qui: http://leragazze.wordpress.com/category/vodafone/. E’ una storia di ordinaria prepotenza aziendale – in stile Fiat, per intenderci – e di violazione sistematica della legislazione che governa, o dovrebbe governare, il mondo del lavoro. Questa storia risulta particolarmente interessante se paragonata a quella dei 19 lavoratori reintegrati in Fiat di recente; con il permesso di Alessandra, ho deciso di condividerla qui, su questo blog – un piccolo contributo a un dibattito che, a mio parere, diventerà centrale nei prossimi anni.

Fiat e Vodafone: due pesi e due misure

di Alessandra Spizzichino

C’era una volta Sergio Marchionne, l’AD di Fiat che ha licenziato 19 operai in quanto appartenenti alla FIOM. C’era una volta anche un giudice che ravvisando la discriminazione dietro tale provvedimento, ha ordinato alla Fiat di reintegrarli.
C’era una volta, e non manca mai, anche lo sbeffeggio della legge per cui l’AD di Fiat ha reintegrato i 19 operai, ma per ritorsione ne ha licenziati altri 19.
C’erano una volta politici, ministri, imprenditori, presidenti della Repubblica, perfino comici che di fronte all’arroganza di Marchionne si sono stracciati le vesti e hanno alzato alto e forte il loro sdegno. E giustamente anche! Perché in uno Stato di Diritto non si può aggirare la sentenza di un magistrato beffandosi della sua decisione.
Ma c’è qualcosa che non capisco. Qualcosa che non mi torna.
Anche Vodafone, l’azienda per la quale ho lavorato dal 1995, ha fatto una porcheria simile, ma non ha avuto la stessa risonanza che ha avuto il caso Fiat.
Vodafone nel 2007 ha individuato 914 persone in tutta Italia provenienti da diversi reparti e le ha adibite a non meglio identificati “servizi di back office”. Dopo qualche mese questo back office, come per magia, (e con il preziosissimo aiuto della legge Maroni/Biagi) è diventato un ramo d’azienda pronto per essere impacchettato, infiocchettato e venduto (con la necessaria benedizione sindacale) a una new co. di Torino, la Comdata Care, appositamente costituita al solo scopo di accogliere questo esodo da Vodafone.

Tra i 914 dipendenti c’ero anche io. Questa operazione ci ha fatto perdere benefit e diritti ormai acquisiti nonché una quota parte della nostra retribuzione; inoltre visto il breve periodo di tutela che il contratto di cessione prevedeva, e anche data la scarsa “affidabilità” del nostro nuovo datore di lavoro, la nostra cessione si poteva già definire un licenziamento “a dosi omeopatiche”. Dalla sera alla mattina abbiamo perso stabilità occupazionale e soldi, e abbiamo guadagnato di contro un netto peggioramento della qualità e delle condizioni di lavoro.

Molti lavoratori hanno fatto causa a Vodafone, e recentemente due gruppi di Roma, in tutto 130 persone (la maggior parte donne over 40 con figli piccoli, e soggetti appartenenti a categorie protette) hanno vinto la causa e il giudice ha ordinato a Vodafone di reintegrarle. Tra questi ci sono anche io. Vodafone ci ha reintegrato solo dal punto di vista economico dispensandoci dal recarci in ufficio, e dopo 1 settimana ha avviato una procedura di licenziamento collettivo con messa in mobilità proprio per 130 persone. Ma non “altri 130” (cosa che avrebbe cambiato di poco la gravità della questione, come il caso Fiat ci sta insegnando in questi giorni) ma proprio per noi 130! E lo ha fatto per di più, contra legem, ignorando la nostra anzianità di servizio e i nostri carichi familiari, che presi invece in considerazione come la legge prevede, avrebbero fatto considerare molti di noi “soggetti non licenziabili”.

E allora mi chiedo, e vi chiedo, quale potrebbe essere il motivo che vede da una parte la ricca Vodafone attingere alle già tartassate tasche degli italiani per mettere in mobilità 130 persone, il tutto nel silenzio e nell’indifferenza generale; dall’altra gli operai della Fiat che riescono a sollevare un tale polverone a fronte di una situazione che, almeno stando ai numeri, è molto meno grave della nostra: 19 persone contro 130!

Mi domando come mai nonostante vari presidi che abbiamo fatto (alla Regione, alla Provincia e al Comune), manifestazioni, appelli, volantinaggi, interviste (alcuni di noi si sono perfino arrampicati  su un’impalcatura in Campidoglio), ebbene di noi, a parte qualche eccezione, non si è mai parlato; nessun politico e nessun giornalista si è mai mostrato sensibile o solidale con la nostra situazione nonostante 130 famiglie siano rimaste senza lavoro. Cosa ha la Fiat, o cosa manca a Vodafone, per suscitare questa differenza di atteggiamento. Indignazione in un caso, indifferenza nell’altro?

In primis un sindacato serio. Mentre la FIOM ancora combatte per tutelare gli interessi dei lavoratori, CGIL CISL e UIL, giocano a fare i politici, e davanti a un aperitivo o magari durante un modaiolo brunch si pongono come mediatori tra aziende e lavoratori. Ma il loro compito non è quello di mediare, ma di combattere affinché la legge e i nostri diritti non vengano calpestati con arroganza e prepotenza da aziende senza scrupoli. Il lavoro sul quale la nostra repubblica dovrebbe essere fondata, è diventato un gioco al massacro, un’asta al ribasso e assistiamo allora a delocalizzazioni selvagge, impiego di lavoro interinale, appalti e subappalti ad azienducole che oggi esistono e domani chissà; licenziamenti individuali e collettivi resi più facili dalle manovre legislative del governo. E i sindacati? Loro stanno a guardare, cercando di salvaguardare, non certo il lavoro, ma ciascuno la propria comoda, ricca, poltroncina.
Vodafone è un’azienda bella in salute. E’ nata nel 1994-95 da una costola della storica Olivetti e si chiamava Omnitel. Nel 2000 è stata acquisita dal gruppo inglese Vodafone ed è iniziato il tracollo. Dei suoi dipendenti.
Vodafone sembra un’azienda etica. Si fregia di bollini rosa che garantirebbero (il condizionale è d’obbligo) parità di trattamento alle dipendenti donne; ha costituito la Fondazione Vodafone per finanziare progetti umanitari. Sponsorizza eventi artistici. La sua pubblicità mostra famiglie e situazioni così rosee che il Mulino Bianco in confronto dovrebbe essere affidato ai servizi sociali. Ebbene sappiate che così non è. Vodafone è un’azienda davvero poco etica. Non ha tentato nemmeno di addivenire a una soluzione bonaria della questione. E’ andata avanti come un panzer, come un grosso caterpillar sta schiacciando ragazzi e ragazze, uomini e donne con una famiglia sulle spalle. Con figli troppo piccoli e genitori troppo anziani perché possano riuscire a riparare almeno un po’ le loro spalle indebolite dalla crisi.

(La foto di copertina è di Nicola Mostellino, ed è stata scaricata da questo sito: http://www.aegeecagliari.com/photochallenge/?p=608)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

15 commenti su “Fiat e Vodafone: due pesi e due misure

  1. dhr
    11/11/2012

    sì, meno male (o anzi purtroppo, date le circostanze!) conosciamo la Ragazza in questione, altrimenti certe cose chi le raccontava?

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Concordo! Sono stato molto contento quando Alessandra ha deciso di scrivere qualcosa sull’argomento – questo è un tema che mi interessa, e il fatto che venga raccontato “in presa diretta” ha un valore inestimabile.

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  2. Marina Salomone
    11/11/2012

    che situazione vergognosa!!! il fatto è che non si vergognano!!!!

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Il problema è il contesto: perché un’azienda si sente autorizzata a infrangere la legge su un tema così delicato come il posto di lavoro? Perché sa di avere le spalle coperte – che il vento sta soffiando a suo favore. Tutti parlano di competitività, di azienda Italia – e nessuno si è mai soffermato su quale fosse il risvolto della medaglia…

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  3. sandra
    11/11/2012

    La vera vergogna è che nessuno sa niente, bisognerebbe far conoscere la vodafone ed il suo modo di fare azienda, relax bisognerebbe dirlo a tutti gli acquirenti prima di passare ad un piano vodafone

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Non so quanto investa in pubblicità, la Vodafone, ma dubito che una televisione, una radio o un giornale siano disposti a rinunciare a un simile cliente…. Quindi, il silenzio. I pochi giornali che resistono, che cercano di mantenere la propria indipendenza, sono sempre sul punto di chiudere….

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  4. ALicE
    11/11/2012

    Il motivo per cui nessuno sa niente è che non potete nemmeno immaginare quale potere mediatico abbia Vodafone: ogni tanto qualche giornalista ha provato a fare un servizio sulla nostra situazione: il cameraman girava, il giornalista ci intervistava e scriveva, ma solo raramente il pezzo è stato pubblicato o trasmesso in TV.

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Perché le televisioni e i giornali non vendono informazione alla gente, ma gente agli investitori pubblicitari…

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  5. carloesse
    11/11/2012

    La civiltà e al tramonto. I diritti e la dignità delle persone sembra siano ridotti a un puro ostacolo per l’economia e la finanza. Ma in che mondo siamo capitati? Ma c’è qualcuno poi capace di comprendere che i lavoratori e i consumatori sono le stesse persone?

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Il problema sta proprio in questo: come sottolinea bene Bauman in molti suoi saggi, la società attuale si fonda sul consumismo in modo molto più profondo di quanto riusciamo a percepire, o siamo disposti ad ammettere. Il consumismo si basa sul consumo, non sulla produzione; il lavoratore è diventato uno strumento per realizzare prodotti da consumare, e come tutti gli strumenti deve poter essere dismesso quando non serve più. Le aziende di oggi si allargano e si stringono in base alla congiuntura economica, o ai risultati da ottenere nel prossimo quarto, ma non hanno alcuna visione sul medio periodo. Gli operai che costruivano macchine alla Fiat negli anni sessanta facevano parte dell’azienda – erano l’azienda stessa….

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  6. ALicE
    11/11/2012

    In realtà in questo paese la gente non è capace di indignarsi. Ognuno attento e impegnato a guardare il proprio ombelico.
    Ne ho avuto conferma facendo volantinaggio per la “questione Vodafone” in questi ultimi mesi: pochi i commenti solidali (saranno poi stati veri?); la maggior parte delle persone assolutamente e dichiaratamente disinteressate!
    Se non cambiamo noi italiani, difficilmente cambierà l’Italia. Ahimè.

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      La gente è bombardata di notizie terroristiche sul lavoro, e tutti dicono: meglio avere un lavoro di merda, che non averlo affatto… Sappiamo di non avere più alcun diritto, e quindi abbiamo iniziato a collaborare con chi ci sta sfruttando… Da poco ho assistito allo smembramento di un’azienda che faceva un utile pari al 55% del suo fatturato – una specie di miniera d’oro… ma è cambiata la proprietà, e sono iniziati i licenziamenti, selvaggi. Ho visto capi reparti assistere al licenziamento in tronco dei loro dipendenti senza dire una parola – terrore, o meschinità? E ho visto i più deboli guardarsi intorno per mesi, sperando che non si accorgessero che non rientravano più nei piani aziendali – sperando che si accanissero con qualcun altro – e poi cadere in un pomeriggio, lasciati a casa dalla sera alla mattina. Sai cosa diceva il management? “Abbiamo avvocati migliori dei loro”. Chissà che tra un poì di anni istituiscano un tribunale internazionale per punire questi crimini….

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  7. ALicE
    11/11/2012

    Scusatemi, ma prima di proseguire con Vodafogne avrei un dovere/piacere da assolvere, sia pure con enorme e ingiustificato ritardo: grazie Paolo per la tua generosa ospitalità. Non ho dimenticato le buone maniere… semplicemente in questo periodo sono un po’… diciamo distratta!
    Grazie davvero di cuore!

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    • Paolo Zardi
      13/11/2012

      Cara ALicE, sono io che devo ringraziare te per aver voluto condividere questa storia che è, purtroppo, esemplare…
      Un abbraccio!!

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Questa voce è stata pubblicata il 09/11/2012 da in Politica, Storia con tag , , , , , , .

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